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Via Francigena del Sud: tappe e consigli

Via Francigena del Sud costa pugliese

In questo articolo troverete una mini guida per affrontare a piedi la Via Francigena del Sud. Tappe, dove dormire, quale itinerario seguire, consigli e riflessioni lungo 850 km percorsi in 24 giorni.

Scopo di questo viaggio è percorrere a piedi la Via Francigena del Sud, quella che collega Roma alla Puglia dove vi erano i porti di imbarco per la Terrasanta, meta di pellegrini e crociati. La Via Francigena è parte di un fascio di vie, dette anche vie romee, che dall’Europa occidentale, in particolare dalla Francia, conducevano fino a Roma.

Si parla tantissimo della Francigena del Sud sui social, sui media, tra gli amanti del camminare lento; forse ancora non ai livelli della Francigena del Nord o dei cammini Spagnoli, ma sono sicuro che mi riserverà tante emozioni!

Via-Francigena-del-Sud-Lago-di-Giulianello

Il tratto di Francigena del Sud lungo il Lago di Giulianello

Il cammino lungo la Via Francigena del Sud.

Scelgo Roma come punto di partenza e per individuare le tappe corrette, scarico le tracce gps del tracciato suggerito sul  sito ufficiale “Via Francigena del sud” che ha, come referente a livello europeo, l’AEVF (ASSOCIAZIONE EUROPEA VIE FRANCIGENE).

Il mio cammino ripercorrerà la mitica via APPIA sino a Benevento, poi imboccherò la via TRAINA sino a Brindisi, continuerò sulla TRAIANO-CALABRA sino ad Otranto per arrivare a Santa Maria di Leuca, DE FINIBUS TERRAE dove, secondo la tradizione, approdò l’apostolo Pietro dall’Oriente alla volta della cristianizzazione di Roma.

Arrivato a Roma nel tardo pomeriggio, mi dirigo subito allo spedale della Provvidenza di San Giacomo e San Benedetto Labre in Trastevere (06 4959590, 338 4340072), gestito dalla confraternita di san Jacopo di Perugia. Duecento metri prima di giungere a destinazione, sbuco in piazza Santa Cecilia, entro nel monastero omonimo gestito dalle benedettine e faccio visita alla chiesa; una suora mi porta nella loro cucina per offrirmi un po’ di frutta ed un caffè.

Sento di essere entrato nel vivo di questa dura prova. Centro metri più avanti, in via dei Genovesi 11B, riconosco il simbolo del pellegrino. Suono e vengo accolto da due volontari della confraternita. Compilo il modulo, mi spiegano le poche regole e poi mi informano che il rito della lavanda dei piedi è previsto alle 19.45.

La camerata ospita 20 letti e l’atmosfera ha un che di speciale. Vi sono altri 3 pellegrini giunti dalla Francigena del nord ed uno dal cammino d’Assisi.

Esco per andare alla Basilica di San Pietro (che dista un paio di chilometri) ma è tardi e pioviggina. Non volendo perdermi la lavanda dei piedi, ripiego nelle animate viuzze di Trastevere, dove vi sono parecchi turisti. Assisto al rito, eseguito dai volontari della confraternita Giovanni e Maria e subito dopo mi viene offerta la cena in compagnia di don Paolo e gli altri pellegrini. Si passa la serata a chiacchierare, don Paolo è un prete non solo preparato sul tema pellegrinaggio ed è un piacere conversare con lui.

13 aprile 2019 sabato

ROMA – VELLETRI 46 Km 10 ore

Trascorro una notte travagliata. Non ho digerito o forse la tensione mi ha giocato un brutto scherzo. Alle 7.00 sono già in cappella con le suore francescane. Subito dopo una leggera colazione, saluto i volontari Maria e Giovanni e i pellegrini e, dopo aver offerto un donativo, mi avvio.

Lo Spedale della Provvidenza è in una posizione ottimale per raggiungere la via Appia Antica: a pochi passi, si attraversa il  ponte sul Tevere e ci si ritrova davanti al Circo Massimo. Continuando dritti, ci si avvia verso la Porta San Sebastiano e in un attimo, si esce dal centro di Roma. La magica via Appia Antica è un susseguirsi tra  vecchi basoli e  sanpietrini, coronata sui  lati da lapidi, mausolei e blocchi in pietra che sono lì dalla notte dei tempi. Per chi non l’ha mai  vista, suscita una grande emozione calpestarla!

Mentre cammino, noto che la via Francigena del Sud è segnata sino alle porte di Castel Gandolfo (20 km). Dopo 26 km, intorno alle 13.30, sono a CASTEL GANDOLFO. Il consiglio è quello di chiudere qui la tappa odierna, ma testardo come sono, decido di avanzare sino a Velletri cioè altri 20 km.

Cambio scarpe e imbocco la via lungo il sentiero naturalistico dei laghi di Albano e Nemi. Bellissimo percorso e ben segnalato, ma inizio ad avere problemi con il ginocchio. A metà strada sbuco a NEMI, pioviggina e mi preme arrivare a destinazione. Si avanza per i boschi, sbaglio in un punto e perdo tempo. È tardissimo quando arrivo a VELLETRI, dove ho  chiesto accoglienza presso il seminario don Orione (06 9638623 – 348 494401) (donativo).

Sono zoppicante e nella fretta di farmi una doccia non mi accorgo che lo scaldino è spento e quindi l’acqua è tiepida. Soffro maledettamente il freddo e sento la gamba sinistra bloccata. Mi rimetto  in piedi giusto per la cena offerta all’interno in compagnia dei novizi e poi a letto scoraggiato dal mio malessere. Intanto ho conosciuto un altro pellegrino, Eros da Genova, con il quale proseguirò domani. Le indicazioni relative al cammino vanno bene tranne qualche piccola incongruenza tra la traccia gps e la segnaletica.

14 Aprile domenica

VELLETRI – CORI 20 Km 6 ore (totali 66 km)

Sveglia alle ore 6.00. Pur essendo tutto indolenzito mi sento meglio. Si parte alle 7.00 e al primo bar che incrocio facciamo colazione. A Velletri sono interessanti la torre del XIII sec. e la cattedrale, ma la segnaletica in centro ci confonde (troppe indicazioni che indicano diverse direzioni). Perdiamo 30 minuti e quando finalmente usciamo, ci inoltriamo nei boschi, poi nei campi. Noto che anche qui delle discrepanze tra la traccia gps e la segnaletica, quindi ci affidiamo alle frecce.

In corrispondenza di una fattoria, abbiamo difficoltà ad avanzare. Superiamo il fabbricato, scendiamo per attraversare un canale con un ponticello e finiamo in aperta campagna.

Consiglio di andare dritti nel pascolo spostandosi leggermente a sinistra. A 300 metri si vede un rudere romano: puntate di fronte a voi e lì prendete una via sterrata che vi porterà verso il lago di Giulianello. Quando ormai siamo  a ridosso del lago, ritorna la segnaletica che lo costeggia e si continua su strada sterrata (tutto ben segnalato). Una volta ritrovato l’asfalto, prendiamo la direzione per GIULIANELLO.

Arrivati nella frazione, troviamo un ottimo alimentari per provare il panino con la porchetta romana. Siamo su un incrocio con una piccola rotatoria. Siccome non c’è segnaletica, suggerisco di prendere la prima a sinistra. Poco oltre riappaiono le bandierine rosso-bianche che vi condurranno tra sterrati e vie asfaltate di campagna.

L’arrivo a CORI, che si trova ad una quota di 450 metri, avviene senza difficoltà. Decidiamo di fermarci dopo 20 km. Ho bisogno di recuperare, di farmi una doccia calda, ma soprattutto di non dividermi da Eros, l’amico pellegrino. Camminare in coppia è divertente e ti senti più sicuro. Alloggiamo al B&B Domus Minerva a 20-25€ (337 1047141); la signora Laura è gentile ed anche lei è stata una pellegrina. Cori è interessante per il tempio di Ercole (I sec. a.c.) che, posizionato sul belvedere, guarda verso il mare.  Si cena da Checco a 15€ e, visto che piove, si va a letto.

3° giorno 15 aprile lunedì

CORI – SEZZE 35 Km 8 ore (totali 101 km)

Partenza alle 8.00 dopo una abbondante colazione. Su insistenza dell’albergatrice, cambiamo il percorso nel primo tratto. Invece di andare a Norma lungo il crinale e passare da Norba, antica città romana, ci propone di seguire la via ninfea che si trova a valle, sotto la catena montuosa.

Uscendo dal centro di Cori rimaniamo sconcertati dalle belle viuzze, dalle vecchie mura del VII sec. A.C., il vecchio ponte, una chiesa con affreschi di una certa importanza: oggi posso dire che Cori è davvero un bel borgo!

Al secondo ponte, passando sull’altro versante del canale, ci ritroviamo di fronte ai famosi Giardini di Ninfa. Vi sono delle costruzioni medioevali immerse in acque color smeraldo ed all’interno vi è il giardino all’inglese che il New York Times ha definito il più bello del mondo.

Dopo 10 km riagganciamo il nostro tracciato della via Francigena e proseguiamo arrivando nella bellissima Abbazia di VALVISCIOLO del XII sec. un’opera d’arte con il suo chiostro e la sua chiesa romanica ancora abitata dai frati cistercensi. Avanzando su strada, in salita, giungiamo a SERMONETA, una cittadina di 800 anime arroccata nelle sue antiche mura del XII sec. Rimasta con la sua pianta originale vi è il castello ed il borgo annesso: un gioiello. Dopo aver pranzato sotto la loggia con il solito panino ed in compagnia di Eros, ci dobbiamo separare. Lui avanza 20 km al giorno, io invece non posso concedermi questo lusso. Peccato perdere questo compagno di avventure! Per aiutarlo, prometto di segnalargli con dei simboli convenzionati i punti dove potrebbe mancare l’indicazione sul cammino.

Da Sermoneta a Sezze ci si immerge in un sentiero tra le montagne bellissimo. Mi sovviene un dubbio solo una volta, di fronte a un unico cancello che incontra: apritelo e proseguite! Prima di arrivare alla mia destinazione passo da un lungo sobborgo, CANALE. Arrivato a SEZZE punto a chiedere accoglienza in Seminario ma scopro che è chiuso da tempo per inagibilità. Mi suggeriscono di andare in Cattedrale dove il parroco, in passato, ha offerto ospitalità presso l’oratorio ma i lavori in corso gli impediscono di rinnovare l’invito. Ripiego allora B&B Casa Salvi (30€ per una persona, 25€ per due). Il centro storico di Sezze non mi ha destato particolare interesse. La sera ceno da solo in un ristorante suggerito dalla proprietaria (15€).

4° giorno 16 aprile martedì

SEZZE – TERRACINA 42 Km 11,30 ore (totali 143 km)

Partenza alle 7.30. Imbocco il percorso della via Micaelica redatto dall’”Associazione dei DODICI”, seguo per 1 km un sentiero pericoloso e scosceso, poi mi riaggancio alla mia traccia. Da qui in poi la segnaletica è quasi assente e quindi mi aiuto con la traccia gps. Per diversi chilometri cammino su asfalto poi inizia lo sterrato che mi conduce a PRIVERNO; un bel centro. Sedendomi in piazza, alcuni persone, avanti negli anni, sono curiose di conoscermi ed una donna mi offre anche una birra fresca mentre degusto il mio panino.

Riparto alla volta dell’abbazia di FOSSANOVA  seguendo il percorso lungo un fiume. Il complesso monastico, risalente al XI sec. e gestito dai Cistercensi, è stupendo. La chiesa non si può visitare per i lavori in corso. Alle ore 14,00 riparto a razzo, mancano ben 21 km per la destinazione odierna!

Seguo per chilometri il corso di un fiume lungo una strada asfaltata. Il panorama intorno a me è piatto. Ad un certo punto, sbuco nuovamente sull’Appia Antica.  Se, da una parte, sono emozionato a vedere il basolato e l’acquedotto romano che mi corre accanto, dall’altro constato davvero poca cura del territorio.

Durante il tragitto ho lasciato segnali utili agli altri pellegrini sulla direzione da seguire ma, senza la traccia gps, secondo me, non si riesce ad avanzare. La segnaletica è scarsa, per di più a volte vi è discordanza tra gps e indicazioni del cammino dovuta  forse all’accavallarsi del tracciato dell’associazione dei DODICI.

Alle  ore 19.00 varco porta Roma. TERRACINA è magnifica. Per le tracce presenti del vecchio impero sembra un’altra Roma, tuttavia, percepisco anche qui poca cura o non quella che meriterebbe questo territorio.

Intanto Orlando (349 8779051), il responsabile dell’oratorio, mi accoglie nella struttura parrocchiale e poi mi accompagna all’oratorio dove mi offre una branda in un mega androne un po’ freddo. L’acqua è tiepida e dopo una pulizia leggera vado subito a cenare (osteria Borgo Antico – menù del pellegrino 15€). Solo dopo, vengo a sapere che vi è un ostello con 30 posti a 21€ con colazione (Francisca Hegelberger 333 8127803).

5° giorno 17 aprile mercoledì

TERRACINA – Monastero San Magno 18 Km  4.30 (totali 161 km).

Oggi, contro la mia volontà, dovrei fare 44 km perché ho una tappa a 18 km e l’altra è Itri. Vado alla ricerca di un bar, la città dorme ancora, poi il percorso mi porta in salita verso il tempio di Giove Anxur. La segnaletica ritorna, l’amico Luigi Del Prete le definisce frecce di conforto ed effettivamente, quando avanzi da solo, c’è qualcosa che ti dà sicurezza e compagnia nel cammino.

Si percorre l’Appia Antica, ed ogni pietra che osservo ha tanto da raccontare. Mentre avanzo su questi lastricati mi ritrovo i monti Aurunci a sinistra e la costa a destra. Parte del cammino è anche in quota.

Mi sento un rottame; i tendini delle ginocchia fanno male, ho la prima vescica su un piede; il collo è bloccato. È inevitabile avanzare lentamente.

Ad un certo punto l’Appia viene interrotta da un’abitazione e, per proseguire, bisogna aprire un cancello a sinistra  avanzando su un sentiero impervio battuto da cinghiali ma ben indicato dalle frecce gialle.

Poi si sbuca sull’Appia nuova, dove le macchine sfrecciano e ci si sente poco  sicuri. Intanto costeggio il lago di Fondi sulla destra.

La via Francigena del Sud alla scoperta di Gaeta e Formia

Ad un certo punto arrivo alla Portella, luogo di confine tra Stato Vaticano e Regno Borbonico.

Il primo paese che incontro è MONTE SAN BIAGIO (6000 ab.). Il sentiero passa in zona periferica. Mi fermo ad un alimentari per il solito panino e delle banane.

Fatico a camminare, i piedi sono gonfi, così cerco refrigerio alla prima fontana.

Dopo 18 km sono al monastero di San Magno (qui danno accoglienza con donativo 338 4185781 – 379 1552095), dovrei fare una sosta veloce e poi ripartire, ma non sono nelle condizioni di fare altri 27 km.

Vengo accolto da Laura, una leccese. Questo monastero cistercense è stato ristrutturato e dato in gestione alla curia che è in esercizio grazie a don Francesco e ai volontari.

Mi invitano a condividere il pranzo, sono in 15, c’è un bel clima di accoglienza, ma io non mi sento bene e sono esausto. Prendo però una pasticca che ha il potere di farmi rinascere e quindi mi fermo. A tavola si parla tanto dei lavori da portare a termine nel giardino, dei ritardi, insomma sento il dovere di dare una mano. Si lavora tutto il pomeriggio sino a tardi, si sistema il ponte, si puliscono le mura, si sistemano i blocchi, divento capo cantiere per un giorno.

Don Francesco, entusiasta del mio contributo, mi offre di rimanere un altro giorno, ma non posso, ho ancora tanto da camminare, tuttavia ho lasciato qualcosa di mio a loro.

Tra i volontari c’è Massimo, di Formia, che non esita ad invitarmi a casa sua quando domani arriverò nel sua città: che bello dopo aver ospitato tantissimi a casa mia, domani qualcuno ricambierà l’accoglienza!

6° giorno 18 aprile giovedì 

MONASTERO S. MAGNO – FORMIA 34 Km 8.30 ore  (totali 195 km)

La sveglia non  mi tramortisce. Mi sento decisamente riposato e il pensiero di dover fare solo 34 km mi dà una buona carica.

Lungo la strada, come ieri, trovo alberi di arance e limoni e prendo qualche frutto; per noi  viandanti sono una manna dal cielo soprattutto quando fa caldo.

Il percorso si sviluppa su strada asfaltata poco trafficata. Dopo 4 km arrivo a FONDI, i terreni intorno sono produttivi grazie anche a tutta la canalizzazione dell’acqua che scende dai monti vicini. La città è ben curata ed è evidente che c’è benessere. Degno di nota è il castello dei Caetani.

Proseguo su asfalto e non vi è traffico, poi il percorso mi porta su sterrato e giungo su un tratto dell’Appia Antica su cui, per alcuni km, è stato ripristinato il vecchio  basolato. Il tratto si snoda tra i monti Aurunci ed è magnifico avanzare in questa zona. La storia si è fermata, c’è il passo di Sant’Andrea, luogo di battaglie, qui non riesco a spiegare con le parole bisogna esserci.

Via-Francigena-del-Sud-Via-Appia-Antica-dopo-Fondi

Un suggestivo tratto di Appia Antica dopo Fondi

Lasciando l’Appia antica, faccio un piccolo tratto sull’Appia nuova dove passano macchine e poi vengo indirizzato su  strade di campagna e sentieri nei boschi.

Entro ad ITRI (12.000 abitanti) posta sulla vecchia Appia. In alto, su uno sperone, vi è il castello di Fra’ Diavolo.

Seguo l’Appia nuova, dove i mezzi corrono e poi finalmente vengo immesso dal sentiero su strade secondarie  che collegano le contrade.

Incontro 3 pellegrini austriaci che hanno deciso di andare sino a Napoli; la mia meta è la vivace città di FORMIA.

Oggi sono ospite di Massimo, il volontario conosciuto ieri presso il monastero.

Sono questi fatti che diventano l’essenza del cammino stesso.

Quando uno cammina in solitaria, vuoi o non vuoi è solo e disorientato; se qualcuno offre la sua casa a un forestiero e aggiunge un posto a tavola, trasforma il percorso di quella persona in un viaggio ancor più speciale.

Mentre lui si prepara con la sua band, riesco ad uscire e fare qualche commissione e poi ceniamo  insieme.

Grazie ancora Massimo spero di poter ricambiare.

Cosa mangiare nel golfo di Gaeta

7° giorno 19 aprile venerdì 

FORMIA  SESSA AURUNCA  34 Km 8 ore (totali 229 km)

Dopo una colazione leggera in compagnia dell’amico Massimo, parto lungo la via Appia Nuova. Non c’è segnaletica, ma basta seguire la lunga strada dritta per chilometri; cammino su marciapiede e non vi sono problemi per i pedoni anche se le macchine sfrecciano accanto.

Lungo la via si susseguono decine di negozi pertanto, per qualsiasi necessità, non vi sono problemi.

Dopo 8 km sono a SCAURI, e trovo piacevole camminare su questo tratto.

Passo dalla periferia della marina di Minturno, sino a giungere in corrispondenza dell’acquedotto romano, che suppongo serviva la vecchia città.

Qui trovo un segnale via francigena che porta verso desta lungo il fiume Garigliano. La traccia gps mi indica dritto; provo a seguire la segnaletica e mi porta verso la foce del fiume, allungando il mio percorso. Solo dopo capisco che quelle indicazioni seguono il tracciato dell’associazione dei 12 verso Monte Sant’Angelo.

Il cammino prosegue in Campania

Superando il fiume Garigliano si entra nella regione CAMPANIA, ad accogliermi c’è un bel ponte Borbonico, che lascio sulla mia destra.

La traccia continua per 1 km sulla mitica via Domiziana, qui non c’è marciapiede e bisogna stare attenti.

All’altezza dell’unico bar tabacchi (Borgo Centore) si svolta a sinistra e ci si avvia per tra le campagne per un lungo tratto di 10 km senza nessuna segnalazione: consiglio l’approvvigionamento viveri al bar.

Finalmente sbuco a FARNETE, una località dove all’ingresso c’è un bar (Sunflower), ottimo per rifocillarsi.

Mancano altri 6 km a destinazione e, tranne un benzinaio con il servizio bar, non troverete niente.

Arrivo  a SESSA AURUNCA (10.000 abitanti) un paese con un interessante centro storico. Mi dirigo al B&B Monte Ofelio (327 8256270) convenzionato a 20€; l’unico neo è che bisogna spostarsi di 2 km dal centro.

La proprietaria Doris, un’austriaca, è molto ospitale  e segue con attenzione la questione via Francigena.

Il tempo per un  bucato ed arriva a salutarla la sig.ra Hert, con un gruppo di pellegrini, tra i quali c’è anche la salentina Tina.

Hert è una dell’associazione dei 12 e porta in giro pellegrini anche stranieri a 45€ all’inclusive. Ci scambiamo qualche idea ma si denota subito che vi sono tanti progetti  per valorizzare la via Francigena.

Noto che il cammino dei 12, oppure quello di Polito, è similare a quello che  sto percorrendo in tantissime tratte, questo spiega come mai queste frecce non sono sempre presenti.

La sera mi ritrovo alla processione della passione di Cristo, qui è molto sentita e spettacolarizzata e dura parecchie ore.   La sera ceno con Doris con un donativo.

8° giorno 20 aprile sabato  

SESSA AURUNCA – CAPUA 43 Km 9.30 (totali 275 km)

Alle 6.50 mi avvio, ma siccome dal B&B in centro sono 2 km e da qui al punto di aggancio del cammino sono altri 2 km consiglio a coloro che non hanno interesse a fare sosta a Sessa Aurunca, di oltrepassarla e fermarsi poco oltre a CORBARA (200 ab.), dove si può trovare ospitalità presso la struttura parrocchiale degli scout (informazione avuta da Angelo – 329 5792087 – lungo il cammino).

Nel frattempo Michele da Castel Murrone, pur non conoscendomi, mi sta seguendo su Facebook, e mi invita per domani a sostare nella sua casa. Naturalmente per giungere da lui  dovrei seguire la segnaletica dei 12: accetterei volentieri ma non avendo al momento le tracce gps ho paura che basandomi solo con la segnaletica di smarrirmi.

Nella piccola frazione di GUSTI, trovo un bar dove rifocillarmi; procedo poi su un percorso scavato nella roccia dove la vegetazione mi tiene in ombra, è proprio bello! Dopo 13 km, altra sorpresa. A CARINOLA, (2000 ab) trovo alimentari, bar e una fontana sul percorso con acqua fresca e buonissima!

Alle ore 11, dopo 20 km, arrivo per vie secondarie a NOCELLETO dove mi viene incontro Francesco, un ragazzo pieno di vita (conosce 3 lingue) e dalla gran voglia di viaggiare. È così gentile da offrirmi anche un caffè.

Lungo il percorso noto meno attenzione nella pulizia del ciglio stradale e la segnaletica è quasi  assente. Le famose frecce di conforto qui aiutano meno e quando finalmente se ne incontra una dopo chilometri, sembra quasi che dica “Sei fortunato se sei ancora in cammino”

Da Nocelleto a Capua sono 27 km e sentendomi in forma alzo il  passo. Non incontro centri abitati, solo 3-4 case con cani da guardia che ogni tanto mi fanno sobbalzare. Consiglio vivamente a chi affronta questo tratto di portarsi acqua a sufficienza, o di chiederla ogni qual volta nelle case menzionate vede qualcuno. Qui le terre sono fertilissime, vi sono ciliegi e susini, fortunato chi passerà fra un mese!

Finalmente sbuco a CAPUA entrando dalla via Appia nuova, all’ingresso ci  sono le Torri di Federico II di Svevia e poi il  vecchio ponte Romano. Quando fu realizzata la via Appia, dopo Roma, le città più estese erano Taranto e Capua, pensate!

Giungo al duomo e vado a informarmi sul timbro sulla credenziale. La segretaria è di una gentilezza unica, mi offre subito un caffè e dell’acqua e poi mi fa accompagnare con la macchina presso un’altra chiesa dove hanno la casa dell’accoglienza (0823 961081). Mi viene assegnata una bella camera con donativo e poi mi invitano a mangiare gratuitamente presso la loro mensa per i meno fortunati. Sono stati veramente caritatevoli ed accoglienti, nuovamente grazie!

Non pensavo di trovare tanta organizzazione, chi si fermerà qui consiglio di lasciare un donativo anche se non lo pretendono, è un modo per non rompere la catena dell’accoglienza.

9° giorno 21 aprile domenica

CAPUA – MADDALONI 22 Km 5 ore (totali 297 km)

Dopo una notte insonne a causa dei dolori dietro la nuca, alle 6.30 parto di buon umore, oggi so che la tappa è corta; è Pasqua!

Da Capua a SANTA MARIA CAPUA VETERE  si avanza per strade di campagna;  la segnaletica è assente e avverto di nuovo poca cura nella pulizia dei cigli stradali o degli spazi pubblici. Raggiungo la destinazione dopo 4 km, non senza aver immortalato gli Archi e l’Anfiteatro romano.

Da qui si avanza sul marciapiede della via Appia; il susseguirsi di negozi dopo tanta campagna non disturba affatto.

Quando arrivo alla splendida reggia di CASERTA ed ai suoi ben curati giardini, mi torna in mente l’89 quando la vidi per la prima volta. È cambiata tanto ma in meglio, decisamente!

Weekend di Primavera a Caserta

Per vie secondarie mi avvio a MADDALONI, prima dell’ingresso passo da una strada secondaria usata quasi come discarica (peccato), poi mi immetto sulla via Appia. Degni di nota il duomo e le torri poste a guardia della città.

Mi recupera Andrea, ormai sono vent’anni che ci ritroviamo con le famiglie e quindi passo la Pasqua con la sua famiglia. Dopo tanta magra degli ultimi giorni, il pasto è abbondante e squisito. Grazie Caterina!

10° giorno 22 aprile lunedì 

S.MARIA A VICO – BENEVENTO  36 Km 8.30 ore (totali 333 km)

Partenza sottotono, ho diversi fastidi ai piedi. Alle 7.20 saluto Andrea e parto da SANTA MARIA A VICO con fortissimo vento contrario.

Incredibile, ritorna la segnaletica e procedo lungo strade secondarie, attraversando diversi piccoli centri ben tenuti. Passo da ARIENZO, poi FORCHIA, poi ARPAIA dove c’è il cippo onorario romano, segue PAOLISI, la periferia di ROTONDI e qui trovo vicino ad una chiesetta un fontanile utile per mettere i piedi a mollo.

A MONTESARCHIO, in cui dominano Torre e castello, inizia la salita. Lasciando il paese, seguo una buona segnaletica e le indicazioni mi indirizzano su monte Mario, a 650m, dove vi è la cappella del Carmine. Avanzo di un altro km e c’è una sorgente di acqua che scorga sulla destra.

Durante la discesa qualcuno mi grida “buon cammino!”: dei ragazzi di Apollosa, che hanno capito che sono un viandante, mi invitano a condividere una birra ed un ottimo panino con una fiorentina. Mi fermo poco perché devo riprendere il cammino visto che il tempo non promette bene.

Ad APOLLOSA (2000 ab.) il tracciato si sviluppa in periferia: consiglio di passare dal centro però, per incrociare qualche bar ed alimentari.

Finalmente sbuco sull’Appia nuova, dove c’è un monumento che delimitava il confine tra Chiesa e Stato.

Penso di essere arrivato ed invece mancano altri 5 km prima di imboccare il ponte romano Leproso (I sec. a.c.) ed entrare a BENEVENTO.

Bellissimo ingresso, tra rovine romane. Arrivo alla porta Arsa (longobarda del X sec.), seguo le mura e mi ritrovo all’anfiteatro e poi alla cattedrale. Mi riservo di visitare dopo Santa Sofia (762 d.c.) e l’arco di Traiano (110 d.c.).

In città vi sono diverse tipologie di accoglienza con donativo. Io opto per l’ostello al centro Le stanze del sogno (22€) (082443991), ben curato, dove incontro Paolo, di Ferrara. È bello confrontarsi con lui durante la cena. Non sta seguendo la segnaletica ma si fida di google map perché sicuramente risparmia km.

Benevento è una bella città, che racconta tanta  storia, pertanto consiglio di farvi una sosta.

11° giorno 23 aprile martedì          

BENEVENTO – BUONALBERGO 24 km 5,30 ore  (totali 357 km)

Paolo parte alle ore 6.00, io me la prendo con calma, faccio le ultime foto a Benevento, colazione e alle 7.10 mi avvio lasciandomi alle spalle il bellissimo Arco di Traiano e prendo la via TRAIANA (108-110 d.c.), voluta dall’omonimo Imperatore per oltrepassare l’appennino in modo più veloce e raggiungere il porto di Brindisi.

Su consiglio di Paolo, mi procuro due bastoni per scaricare il 16% del peso dello zaino sulle braccia.

Esco dalla città senza difficoltà. La segnaletica nel tratto odierno è impeccabile. Tra Benevento e Buonalbergo, non si passa da altri centri abitati tuttavia, a metà strada, vi sono due contrade, IGNAZIA, riconoscibile da un bel murales del tracciato della via Francigena, e Monte Capriano dove si può chiedere acqua nelle case.

Mi fermo a degustare un panino che avevo con me prima di imboccare il tratto di percorso più impegnativo con tanti saliscendi.

Si incontrano rovine romane, come il ponte  del Ladrone che asserviva la via  imperiale. Alle ore 13.00 arrivo nel paese arroccato di BUONALBERGO (1600 ab.).

Mi rivedo con Paolo al Rifugio del pellegrino di Fernanda (377 2448073)( (10€), struttura semplicissima ma ottima per trovare un po’ di ristoro. Visto che non vi sono trattorie, la signora ci informa che mangeremo con la sua famiglia, dando naturalmente un donativo.

Nelle vicinanze c’è l’altro ponte romano delle Chianche  ma non essendomi fermato prima, non me la sento di raggiungerlo (è fuori dal paese).

Con Paolo andiamo in piazza a goderci una birra al bar Taverna, che consiglio. La signora (anche lei Fernanda) ci offre la pastiera napoletana ed un bicchiere di vino dolce, veramente accogliente!

A cena assaggio tanti (ottimi) prodotti locali e mi attardo tra una chiacchiera e l’altra fino a quando, ormai buio, bussano alla porta, e scopro che è un pellegrino greco che, partendo nel primo pomeriggio da Benevento, è arrivato tardissimo! Non si negano neppure a lui un piatto ed un letto: l’accoglienza lo fa sentire a casa e mi fa piacere fare la sua conoscenza per scoprire i suoi programmi. La sua meta è Bari e da lì, rientrerà in patria.

Il Cammino si allunga in Puglia

12° giorno 24 aprile mercoledì    

BUONALBERGO – TROIA 47 km 11.30 ore (totali 404 km)

Parto in solitaria alle 6.30. Sebbene il paesaggio collinare sia piacevole, non trovo alcuna segnaletica. Seguendo le tracce gps finisco a costeggiare un fiume, ma quando il sentiero sparisce, mi ritrovo proprio lungo la sponda nell’erba bagnata di rugiada. Dopo aver affiancato un tratto di ferrovia e attraversato un campo di grano, mi alambicco per guadare un fiume. Allungando lo sguardo, vedo le rovine di un ponte -forse romano- e avvicinandomi ritrovo la segnaletica gialla. Tra sterrato e  via Ignazia raggiungo dopo 2,30 ore la contrada MALVIZZA. Qui trovate un piccola alimentari e una buona soluzione per dormire (45€ mezza/pensione) tuttavia, prima di proseguire, fate scorta d’acqua.

Via-Francigena-del-Sud-Bolle-di-Malvizza

Le Bolle di Malvizza

Mi offrono un caffè e proseguo; mi immetto su sterrato e passo vicino le Bolle di Malvizza, il più vasto apparato di vulcanetti di fango nell’Appennino meridionale.

Seguo il cammino lungo tratturi usati per la transumanza e dopo qualche chilometro mi ritrovo per 500 metri a camminare al confine tra due terreni coltivati; tuttavia vi è una segnaletica che si allunga di poco è permette di stare su sterrato (percorso dell’Arcangelo).

Fa caldo e tra  saliscendi mi ritrovo a volte a camminare in tratturi arati.

Finalmente giungo ad un fontanile. L’acqua è freschissima, ha due bocche a forma d’anfora ma siccome non so se è potabile, nonostante abbia poca acqua, la uso solo per rinfrescare piedi e viso.

Proseguo e, a 10 chilometri da Celle San Vito, giungo in un agglomerato dove vi è un bellissimo fontanile, scopro che sono in località Tre Fontane: avrei voluto arrivarci ma non avrei saputo come fare. Incredibile esserci arrivato per caso! Mi disseto e, giuro, non potrò mai dimenticare quell’acqua corroborante: un vero dono di Dio!

Avanzo sempre sulla via Ignazia e giungo nella Mutatio Aquilonis, un punto di sosta per coloro che avessero bisogno di fermarsi su quell’arteria. Anche qui, trovo un bellissimo fontanile d’acqua freschissima.

Finalmente scendo nel centro di CELLE SAN VITO (200 ab.), un piccolo borgo di origine Provenzale dove si trova un affittacamere (20€ per dormire, 35€ mezza pensione. Riferimento Patrizia 329 9735621). Ordino panino e birra e poi chiamo Michele del Giudice per informarlo che oggi arriverò a Troia dove lui gestisce l’Hospital del Cammino.

Mancano 18 km ma, tranne la salita iniziale e finale, la via scorrerà in leggera discesa.

Per riprendere il cammino da Celle bisogna tornare indietro da un altro percorso per un chilometro in salita. Come lascio questo bellissimo borgo mi ritrovo ad un altro fontanile (che ricchezza d’acqua!).

Riprendo la via Ignazia e grazie alla discesa, mantengo un buon passo. Verso la fine, il sentiero rientra nelle campagne per un chilometro circa per proseguire parallelamente su sterrato. Pensavo di essere arrivato ed invece è interminabile. La vegetazione inizia a coprire il cammino e per evitare qualche sorpresa rifaccio un ulteriore chilometro per immettermi sulla via Ignazia.

Dopo 48 km sono nella bella TROIA, la cattedrale del XII sec è un incanto.

Mi accoglie nell’ostello Michele (donativo 0881 687975 – 393 8917725), incontro altri due pellegrini di Firenze, Paolo e Jacopo, che domani chiuderanno il loro cammino e si decide di andare a cena insieme ad un ristorante consigliato da Michele (15€).

Michele del Giudice è un pilastro lungo la via Francigena del sud, dona ed ha donato tanto del suo lavoro, ha tracciato e rivitalizzato il tratto di cammino che da Troia va a Monte Sant’Angelo.

Lo definisco il “Caronte della via Francigena del Sud”: chiunque arrivi a Troia, viene smistato da lui verso Monte Sant’Angelo oppure verso sud, Brindisi – Santa Maria di Leuca. È una persona che crede in quello che fa e spende tutto se stesso per questo progetto.

13° giorno 25 aprile giovedì

TROIA – ORDONA 34 Km 8.30 ore (totali 438 km)

Partenza ore 6.30. I piedi sono già (molto) doloranti. Da Troia iniziano le Meseta italiane, cioè queste estensioni di  frumento interminabili, interrotte solo dalle pale eoliche. Un paesaggio bello eppure sento una sensazione di smarrimento.

Il cammino si sviluppa su sterrati, realizzati per raggiungere la miriade di pale eoliche; a causa delle vesciche, camminare sulla brecciolina mi procura una sofferenza unica. Decido così di spostarmi sull’asfalto.

Dopo 3 ore finalmente incontro il primo bar-alimentari proprio lungo il percorso.

Mi fermo a riprender fiato e, parlando con il proprietario, rimango esterrefatto nel sentire che sono il primo pellegrino in assoluto che si sia fermato lì! È incredibile come un punto così strategico, dopo tanta campagna, non venga utilizzato. Secondo me la causa è da ricercare nel costo piuttosto oneroso degli alloggi (45-50€) a Castelluccio dei Sauri e a Ordona. Michele mi diceva che molti pellegrini da Troia prendono direttamente il bus per San Michele Arcangelo e poi per Barletta.

Personalmente ho risolto chiamando la pro loco di Orta Nuova (7km da Ordona) che mi ha suggerito un alloggio a 30€ e mi ha offerto un servizio navetta tra Ordona e Orta Nuova. Ringrazio vivamente  Rosaria ed Antonio perché si stanno adoperando per dare un servizio che permetta al pellegrino di continuare il Cammino verso Sud senza ulteriori disagi!

Giunto a CASTELLUCCIO DEI SAURI, piccolo paese ben tenuto, mi fermo a chiacchierare con la gente del posto, ma nessuno dei miei interlocutori sa niente della via Francigena del Sud (per di più, per tutta la giornata, non trovo alcun segnale). Mi sento di spronarli affinché si organizzino per l’accoglienza e mi assicurano che a brevissimo mi daranno dei contatti. Per maggiore riscontro, passo da un B&B e chiedo il costo per un  pellegrino: mi chiedono 45€!

Dopo una sosta per riprendermi dalla calura e per trattare le nuove vesciche, riparto per Ordona. Il percorso è lungo 20 km, ma, non sentendomi in forma, opto per l’asfalto che mi accorcia di ben 6 chilometri l’arrivo.

Fa caldo ed affrontare il cammino di oggi (44 chilometri) senza acqua è un dilemma, trovare l’ombra di un albero è un miraggio. Riesco a recuperare 10 chilometri evitando di passare continuamente da sterrato ad asfalto.

Giungo nel paese di ORDONA, famosa perché è una città romana (sono visibili ancora diverse rovine) tuttavia il centro è davvero molto piccolo. Qui, come anticipato, vengo prelevato ed accompagnato da Rosaria ed Antonio (320 0863706 pro loco) nel paese accanto di ORTA NUOVA, dove mi fanno alloggiare in un B&B a 30€. La sera  sono ospite a cena presso la sede della pro-loco. Bravi!

14° giorno 26 aprile venerdì

ORTA NUOVA – CERIGNOLA 24 km 6 ore (totali 462 km)

Non chiudo occhio al pensiero delle difficoltà che incontrerò nel cammino a causa delle innumerevoli vesciche. Alle 6, scoraggiato, mi avvio e quando mi rendo conto che invece sto benino, ritrovo il sorriso! Il primo tratto di 8 km è lungo la strada provinciale che collega Orta Nuova a Stornara.

Noto con piacere che il paesaggio è cambiato: si alternano oliveti e vigneti, quindi quegli spazi interminabili sono finiti, per di più è nuvoloso e marcio bene.

Arrivato a STORNARA (6000 ab.) mi fermo in un bar in centro ed ho il piacere di parlare con il sindaco e con Gianni Carsillo, presidente associazione Sanitas; sono al corrente della via Francigena del Sud ma aspettano qualche direttiva più specifica. Gianni (333 1329125) mi autorizza a segnalare il suo numero per eventuali esigenze mediche lungo il cammino.

Mi offrono il cappuccino e la torta e poi mi portano a visitare una vecchia costruzione sulla via Traiana denominata La Porta, luogo di sosta per chi vi passava.

Rincuorato, riparto per le vie di campagna, avvolto in un paesaggio accogliente; di tanto in tanto incontro dei contadini intenti a lavorare nei campi, passo anche accanto ad una discarica di indumenti.

Il sentiero mi immette sulla Napoli vecchia: se rimango su questa strada, in 5 km arrivo a Cerignola, se invece seguo il tracciato gps allungo il percorso nelle campagne di ulteriori 4 km. Un ex camionista, fortunatamente mi invita a seguire l’asfalto perché è un tratto molto tranquillo e, dopo averlo fatto, lo confermo. Non riesco a capire perché la traccia mi portasse così fuori strada…

Alle 12.30 entro a CERIGNOLA e mi fermo ad un alimentari per il solito panino e birra, la gente è curiosa di sapere del  cammino.

La città è grande ed ha un lungo corso; passo vicino ad un miglio stradale romano e poi mi fermo sul piazzale del nuovo duomo.

Oggi mi daranno accoglienza con donativo (10€) presso le strutture sportive della parrocchia di San Trifone nella persona di Gerardo (0885 448550 – 349 0747825). Visto che accolgono alle 17.30, spendo un po’ del mio tempo in centro. La parrocchia è forse 2 km in periferia, ma non è un problema visto che è situata vicino al tracciato che riprenderò domani.

La segnaletica anche oggi è stata totalmente assente, intanto mi sento telefonicamente con Angelo che è ben lieto di ospitarmi a Trani. Questo significherà che, giunto alle porte di Canosa, invece di continuare per Andria-Corato-Bitonto, dovrò puntare verso la costa direzione Barletta.

Prendo in considerazione di seguire il mare visto che è un percorso previsto sul sito ufficiale della Francigena del Sud. Tuttavia giorni dopo, vengo contattato ed informato che continuando per Andria-Bitonto, si ritrova la segnaletica della via Francigena sul tratto Corato-Bitonto; grazie ad Adele Mintrone ( 347 3044414) è nato un Comitato che dà supporto a chiunque chiami, offrendo alloggio e cena a prezzi scontati.

Info: i B&B di Andria per il mio budget sono piuttosto costosi; se cercate un’alternativa, nell’istituto religioso Giovanni Paolo II (0883 565845) danno ospitalità ai pellegrini per 20€.

Io ormai ho dato la mia parola ad Angelo e quindi cambierò versante.

15°giorno 27 aprile sabato 

CERIGNOLA–BARLETTA–TRANI 43 km  10.30 ore (totali 505 km)

Visto che non conosco le tracce da Canosa a Barletta, mi metto in cammino alle ore 6. Avanzo su strade asfaltate e sicure che si alternano a tratturi, lungo interminabili coltivazioni di vigneti, frutteti ed oliveti. Dopo 19 km sbuco sulle rive del fiume Ofanto, che attraverso su un bellissimo ponte romano.

Via-Francigena-del-Sud-Ponte-romano-Ofanto

Il ponte romano sull’Ofanto

Tra un mese chi si troverà a passare da qui, potrà solo gioire della frutta che potrà gustare lungo questo tratto.

Sono alle porte di Canosa, mi siedo sul parapetto di questo ponte che ne ha vista di gente, ed inizio a pianificare la strada da seguire per passare sull’altro versante.

Facendo tesoro del consiglio del camionista (che ieri mi ha detto che superato il fiume a sinistra troverò una provinciale che asserve le campagne e mi condurrà dritta a Barletta) do un’occhiata a google map. Scopro che  mi aspettano ben 26 km, speravo molti meno!

Un ragazzo che incontro mi dà il suggerimento giusto. Mi fa avanzare per un altro chilometro lungo un sentiero puntellato di rovine romane e poi mi fa imboccare la SP3 che, attraversando le rovine di Canne della Battaglia, arriva a Barletta.

Avendo ormai le idee chiare, prima di ripartire, mi allungo di 500 m all’Agip per fare colazione e procurarmi le scorte viveri.

Intraprendo la SP3.  La passeggiata è piacevole perché il silenzio è interrotto solo dal passaggio di qualche trattore. Dopo diversi chilometri lascio la SP3, prendo a destra la SP142 (anche essa senza traffico ma a servizio delle campagne) e arrivo a Canne  della Battaglia, una roccaforte romana famosa per la guerra contro Cartagine.

Lasciato il sito, si continua lungo la strada Canne Vecchia che  finisce su un’altra via secondaria. Si svolta a sinistra, poi a destra e mi ritrovo praticamente  in centro passando dall’ospedale.

Dopo aver superato il sito archeologico, scorgo in lontananza il mare: quella vista mi genera una incommensurabile gioia e suppongo che succedesse anche a tutti i pellegrini prima di me che, nel vedere quell’azzurro, sognavano già di imbarcarsi per la Terra Santa. Naturalmente per me quel mare è sinonimo di casa.

BARLETTA si presenta pulita, ordinata e ricca. Ha un bel centro storico, mi colpiscono la bellezza del Colosso di Eraclio, la cattedrale e il castello.

Ho già percorso 45 km e avendo sbagliato i calcoli, oggi sarò ospite di Angelo Angarano a Trani. Siccome mi mancherebbero ancora altri 14 km (e chiederei troppo al mio corpo) chiamo Angelo e gli chiedo di venirmi a recuperare in macchina. Il  tratto costiero tra le due città me lo godo seduto, scusate se ne ho approfittato!

Angelo è un pellegrino con tanta esperienza e tanta cultura, si prodiga a dare supporto a chi passa dalle sue zone, spesse volte mi ha chiamato giù a Lecce per dare accoglienza a pellegrini che lui incontrava 200 km prima, quindi è un super attivista.

Mi trova accoglienza nel centro Joel, una bellissima struttura per bisognosi e mi assegnano una stanza al top, ho il tempo necessario per una doccia e poi subito a visitare il centro e prendere il timbro in cattedrale.

Lui vorrebbe mostrarmi tutto nei dettagli della bellissima TRANI, ma io zoppico e il mio corpo si ribella. Come non rimanere incantati dalla cripta e dalla cattedrale sul mare o dal castello?

Non dimentichiamo che da qui partì la prima CROCIATA!

Angelo mi ospita a casa sua per gustare un’ottima cena in compagnia di sua moglie Pina. Mi riaccompagna al centro quando ormai sono cotto.

16° giorno 28 aprile domenica

TRANI – GIOVINAZZO 30 Km 8 ore (totali 535 km).

Partenza tranquilla con Angelo che ha deciso di accompagnarmi per un tratto, lui si sta preparando per l’imminente avventura del cammino Portoghese.

Seguendo il percorso lungo la costa, arriviamo al convento del crocefisso. Leggenda vuole che un crocefisso in legno, trafugato dai saraceni, sia stato oltraggiato con una sciabolata durante una tempesta in mare e gettato nelle acque in tumulto. Nel luogo in cui il crocefisso è stato ritrovato sorge oggi il convento.

Via-Francigena-del-Sud-Costa-dopo-Trani

Il tratto di costa dopo la città di Trani

Angelo ama raccontare il suo territorio mentre camminiamo tra le falesie fiorite. Prima di Bisceglie ci salutiamo ed io continuo su un lunghissimo lungomare servito da una pista ciclabile.

Anche BISCEGLIE è molto curata; arrivo al duomo e poi riparto alla volta di Molfetta. Il tracciato alterna sentieri ad asfalto e a volte si cammina sulla SS16 ma senza pericoli. All’altezza di una torre costiera, accanto al cartello che segna il territorio di MOLFETTA, noto anche il divieto di balneazione a causa dello scarico di un depuratore. Più di questo, però, mi disturbano i rifiuti lungo le stradine. Che peccato.

Il paesaggio cambia di netto, iniziano i muretti a secco e compaiono i pajari (simili ai trulli).

Entro in città, mi piace meno di quelle viste prima. Proseguo quindi per 8 km verso Giovinazzo e cammino tra strade secondarie e SS16.

All’ingresso di GIOVINAZZO c’è la Casa dell’accoglienza del pellegrino, gestita dai frati Francescani. Dalle 15 alle 17 resto sull’uscio perché nessuno viene ad aprire la porta. Alle 17 finalmente mi risponde al citofono frate Zaccaria, un missionario che partirà in Monzabico fra un mese. Pur non essendo lui il responsabile dell’accoglienza, mi accompagna in una grossa struttura che ha l’unica pecca di non avere l’acqua calda. Il frate è gentilissimo, mi offre della frutta e la sera, dopo la funzione religiosa, ceniamo insieme e  non accetta alcun donativo.

17° giorno 29 aprile Lunedì

GIOVINAZZO – MOLA DI BARI 45 Km 8.30 ore (totali 580 km)

Oggi è una tappa lunga ma ciò che mi inquieta è la pioggia prevista nel primo pomeriggio quindi accelero.

Lasciata la bella Giovinazzo, per 7 km cammino su una pista ciclabile realizzata sulla SS16: è sicura e perfetta.

Quando ci si addentra nella marina di Santo Spirito, si trovano fontane e bar. Il lungomare è chilometrico ma piacevole.

Incontro Sergio, un ragazzo di Martano. Fa l’insegnante, conosce la via Francigena e di tanto in tanto coinvolge i suoi alunni nelle camminate. Mi offre assistenza, ma non posso fermarmi più di tanto.

L’ingresso a BARI avviene in sicurezza e senza difficoltà; vengo dirottato sul lungomare, vi sono piste ciclabili ed è molto curato. Non tornavo a Bari da 30 anni e la riscopro turistica ed accattivante dopo il bel restyling che le hanno riservato.

Sono le 11.30 quando giungo al castello Svevo e da lì al centro storico. Visito la cattedrale e la chiesa di San Nicola. Il tempo di gustarmi un panino e riparto per Torre Canne che dista 13 km.

Il tracciato mi fa avanzare sulla SS16 ma grazie al marciapiede mi sento sicuro. E il mare a sinistra mi fa compagnia. All’una inizia a piovere. Mi copro perché, se mi si bagnassero i piedi, rischierei altre dolorose vesciche.

Alle porte di TORRE CANNE realizzo che dovrò marciare sotto la pioggia per 2-3 ore e sono sconfortato.

Incontro Francesca, di Tiggiano. È una scout e, conscia della mia situazione, si offre di accompagnarmi sino a Mola di Bari a 10 km circa. Vorrei essere più forte e rifiutare ma accetto e faccio bene. Piove, fa freddo e il mio corpo è esausto. Sono contento di non aver fatto una bravata. Grazie Francesca.

A MOLA DI BARI trovo sistemazione per 25€ al B&B Al Castello (080 4746454); la signora Matilde è gentilissima e lo consiglio vivamente.

18° giorno 30 aprile martedì                      

MOLA – MONOPOLI 30 Km 8 ore (totali 610 km)

La tappa odierna non è lunga, ed è obbligatorio fare sosta a Monopoli perché la località successiva dista altri 21 km.

Alle 7, dopo la colazione, inizia il mio calvario. Dopo aver indossato le scarpe, gli alluci e i talloni mi fanno malissimo. Avanzo troppo lento e quindi sono costretto a prendere un antidolorifico.

Da Mola a Canne vi sono due opzioni: seguire la ciclabile per 7 km oppure la traccia gps che mi farebbe allungare e proseguire a zig-zag. Seguo la ciclabile e arrivo a CANNE, dove intravedo solo case estive chiuse. Procedo quindi lungo sentieri per bikers dove la vegetazione mediterranea e l’azzurro mare offrono un bel colpo d’occhio. Continuando sulla costa, approfitto per un pediluvio nella speranza di rigenerare i miei piedi.

Arrivo alla marina di SAN GIOVANNI ricadente nel territorio di Polignano. La traccia gps mi conduce in un sentiero privato e, per uscirne, devo saltare un muretto. Trovo bellissima l’abbazia dei benedettini di San Vito, ora di proprietà privata. Ad accogliermi a POLIGNANO c’è il bronzo di Domenico Modugno. Nel centro storico mi aggiro tra i vicoletti. La città è bella ma chissà perché mi aspettavo qualcosa in più.

Via-Francigena-del-Sud-costa-pugliese

Il mare blu della Puglia è un compagno di viaggio speciale

Il mare cambia colore. Lascio il centro e seguendo sentieri lungo la costa avanzo per altri 10 km, giungendo a MONOPOLI.

Entro dalla porta Castello, bellissimo centro storico, viuzze curate, un’infinità di chiese. È magica.

Qui avevo trovato alloggio presso il centro di accoglienza Caritas (080 9306865), ma visto che i letti erano tutti impegnati e che avrei dormito in un sacco a pelo, grazie all’intervento provvidenziale di Angelo, vengo accolto da Giovanna, una professoressa molto dinamica che vive sulla Serra delle Murge. Dopo avermi mostrato la sua città, mi offre persino la cena a casa sua. Grazie Giovanna!

 19° giorno 1 maggio mercoledì     

MONOPOLI – MONTALBANO 40 Km (totali 645 km)

Dormo benissimo. Faccio colazione in compagnia di Giovanna e alle 7.30 ci mettiamo in cammino insieme per 5 km sino a Baia Verde (nomen omen, visto il mare color smeraldo!). Usciamo da Monopoli da una strada secondaria che corre lungo la costa, molti la usano per fare jogging.

Penso a Giovanna e a tutti gli angeli che ho incontrato lungo il cammino. Non finisco mai di dire che sono loro che danno valore e bellezza a questa esperienza. Quando pensi di essere solo, ti ritrovi a tavola, a casa di persone che non conoscevi: una manna per chi avanza verso la meta con fatica e sacrificio.

Continuo quindi in solitaria per altri 500 metri sulla scogliera e poi vengo mi immetto su strade di campagna di rara bellezza. Gli ulivi pugliesi sono dei veri monumenti naturali, vecchi canuti millenari che hanno tanto da raccontare.

Per quanto sia abituato a vederli nella mia zona, provo stupore nel contemplare questi giganti. E scopro l’usanza locale di coltivare ortaggi nei campi di ulivo! È un tracciato bellissimo anche in lontananza visto che sulla mia destra si dispiega la catena delle Murge.

Nel frattempo Angelo Santoro, un amico della zona che mi sta seguendo su FB, mi viene incontro, mi alleggerisce lo zaino, mi offre qualcosa e concordiamo di incontrarci più avanti.

Giungo quindi nell’area archeologica di EGNAZIA, bellissima città messapica, poi divenuta romana, in una posizione strategica per il commercio con l’Oriente.

Mentre cammino, costeggio i resti delle possenti mura messapiche. Purtroppo non ho tempo di visitare il sito e pertanto continuo lungo la via Egnazia in direzione Savelletri.

La via Egnazia mi fa pensare a quanta storia mai raccontata e tutta da conoscere ci sia nella nostra bella Italia (e non solo. Una via che ho seguito per chilometri sull’Irpinia prima di ritrovarmi a percorrerla in Puglia e incrocio la città omonima…

A SAVELLETRI mi accoglie un mare cristallino, mi fermo sugli scogli per un pediluvio e un panino; questa marina è provvista di tutti i servizi! Quando riprendo il cammino, tornando sulla via Egnazia-Traiana di un chilometro, marcio per 10 km prima di raggiungere la marina di TORRE CANNE, dominata dal suo faro.

Torre Coccaro e Maizza: Puglia a 5 stelle

Qui, incredulo, oltre ad Angelo, ritrovo finalmente la segnaletica della via Francigena. A lui e ai suoi amici si deve il ripristino di una segnaletica così preziosa su questa porzione di territorio. Da Torre Canne proseguiamo insieme per altri 9 km, lui mi fa da Cicerone tra masserie fortificate, chiesette incastonate tra i sassi, case ipogee ed il dolmen di Montalbano.

All’altezza di MONTALBANO, lasciando il tracciato per 500 metri, si giunge in paese. Io sono ospite della famiglia di Angelo, sia a cena che per la notte (grazie di nuovo, amico mio) ma chi fosse alla ricerca di un alloggio in zona, può fare riferimento alla casa cantoniera ristrutturata e gestita dalla cooperativa Serapia. Il posto letto con colazione, in una struttura pulita ed attrezzatissima, costa 20€.

Il percorso di oggi – per la sua unicità – lo definirei “Il cammino tra storia e giganti”.

20° giorno 2 maggio giovedì

MONTALBANO – BRINDISI 43km a piedi +12 in macchina 9 ore (totali 700 km)

Prima di raggiungere Brindisi, i pellegrini possono scegliere di fermarsi a Torre Santa Sabina oppure di avanzare sino a  Ostuni per visitare la città bianca (3 km fuori percorso si può alloggiare presso i monaci di Bose 0831 304390 – 015679185). In entrambi i casi, l’indomani, si arriva a Brindisi.

Non mi posso permettere due tappe brevi quindi provo a contattare il Santuario dello Yaddico (5 km prima di Brindisi) ma non trovo posto. Decido quindi di approfittare di un passaggio in macchina saltando la continuazione della via Egnazia che si allunga nelle campagne. Riprendo il percorso dirigendomi verso la costa e giungendo a TORRE SANTA SABINA. Qui vi sono dei bar e durante l’inverno vi abitano una manciata di abitanti. Seguo la costa e costeggiando dune basse e insenature  con acque cristalline, immagino quanto possa essere bello questo cammino in estate.

Attraversata la piccola marina SPECCHIOLLA, entro nell’area naturalistica di TORRE GUACETO. La traccia mi porta su uno sterrato che corre parallelamente alla costa, mentre io, su consiglio di un riminese, continuo lungo le bellissime spiagge.

Il mare è trasparente e di tanto in tanto vi sono dei canali scavati nella sabbia dall’acqua sorgiva limpidissima: consiglio a tutti di seguire la costa agganciando successivamente il sentiero.

Dopo 10 km esco dall’area del parco, proseguo nella macchia e poi  lungo la litoranea. È poco frequentata ed avanzo in tranquillità. Di tanto in tanto mi tengono compagnia le torri costiere e a 7 km, prima di giungere a Brindisi, passo vicino a delle fontane dove zampilla acqua fresca.

Cosa mangiare a Brindisi

Quando arrivo nel centro di BRINDISI, mi ritrovo di fronte alla Torre eretta in onore dei caduti della prima guerra mondiale. Siccome ho un po’ di tempo a disposizione, prendo il battello e passo dall’altro versante di Brindisi. Consiglio di investire questo euro perché si ha la sensazione di stare per un attimo a Venezia!

Al porto, scendo di fronte ad una gradinata dove a dominare la scena è una mega colonna sul cui capitello (è una copia, l’originale è stato traslato nel Palazzo Granafei-Nervegna) sono rappresentate 4 divinità. Anticamente si pensava che servisse  a commemorare la fine della via Appia. Scopro invece che ben due colonne erano lì a dare il benvenuto a coloro che giungevano via mare e che una sia crollata a seguito di un terremoto nel ‘500. Le porzioni marmoree – dopo circa un secolo di abbandono – furono regalate a Lecce e oggi la colonna di Sant’Oronzo svetta nell’omonima piazza.

Di fronte a questa vista, il viandante rimane abbagliato. Questa città, ai tempi dell’Impero Romano d’Occidente, era la porta di commercio con l’Oriente. Nel centro storico, sono state portate alla luce rovine romane. Belli il portico dei Templari,  il duomo, il tempio di San Giovanni al sepolcro (XII sec.); merita davvero sostare in questa città!

Mi raggiunge Fabio M., un altro asse portante della via Francigena del Sud nel tratto da Brindisi a Leuca. Insieme ai suoi colleghi universitari e a una professoressa dell’università del Salento hanno dato un forte contributo per il tracciato, arricchendolo quanto più è possibile con testimonianze storiche.

Qui si trova ospitalità in cattedrale con l’uso di sacco a pelo (0831 52115) oppure al B&B Viaplata, (0831 223045) in posizione centrale (prezzo 25€). Io vengo ospitato dall’amico Fabio che in compagnia dei suoi genitori Mimmo e Franca mi regala una piacevolissima serata. Grazie Fabio per l’accoglienza!

21°giorno  3 maggio venerdì

BRINDISI – LECCE 46 Km  11 ore (totali 746 km)

Inizio da Porta Lecce e da subito si intuisce che si cambia registro. Vengo accompagnato da una segnaletica continua fatta di frecce gialle, bandierine in vernice o adesivi bianchi-rossi e cartelli metallici.

Tutto merito dell’associazione “LA CASA DELLE COMUNITÀ OSPITANTI DEGLI ITINERARI FRANCIGENI DELLA PUGLIA MERIDIONALE”, di cui fanno parte 22 comuni attraversati dal tracciato, altre associazioni e privati con l’intento di tracciare i percorsi che da Brindisi arrivano sino a Finibus Terrae, informare e coinvolgere i locali, animare l’itinerario con la musica, creare attività a sostegno dei pellegrini. In poche parole, ci si è ispirati alla realtà dei cammini spagnoli.

Ciò che in questi ultimi 160 km farà davvero la differenza è la presenza di alcuni volontari che con amore e dedizione si sono rimboccate le maniche.

Basti pensare che esiste anche la guida cartacea “La via Francigena del Salento”, che descrive in dettaglio il tratto Brindisi – Finibus terrae (acquistabile online).

Ieri citavo Fabio, oggi non posso non ricordare anche Luigi D. P. e Giorgia S. che, oltre a tracciare, si adoperano per la promozione ed i risultati si  vedono!

Ci si allontana dalla città senza difficoltà e ci si immette su uno sterrato chilometrico ombrato da due filari di ulivo. Si avanza in aperta campagna tra vigneti, ulivi e piantagioni di carciofi.

Quanto ci si immette nella riserva naturale di CERANO, composta da lecci e macchia mediterranea per un’estensione di 1000 ettari, si può immaginare come fosse un tempo tutta la costa. Questo polmone verde offrirà refrigerio a chi vi passerà nel periodo estivo.

Quando la segnaletica all’interno della riserva diventa meno visibile a causa dell’erba alta, per sicurezza riaccendo il gps e naturalmente mi sento di comunicare subito il fatto al direttivo dell’associazione affinché intervenga presto.

All’uscita trovo un grosso complesso masserizio utile per rifornirsi d’acqua: qui sono intenti a sistemare il tetto della chiesa.

Mi trovo nel territorio di TORCHIAROLO, all’altezza dell’area archeologica di Valesio, città che sorgeva sulla Traiano-Calabra. Non vi sono molti scavi, ma ciò che desta la mia attenzione è il cartello che scandisce i km  per tutte le destinazioni. Quando entro nell’abitato, capisco che è il paese che più di ogni altro ha creduto e ha investito in questo progetto. Mi fa piacere segnalare l’operato di un altro volontario, Lorenzo R., che da sempre dà assistenza ai pellegrini e cura la segnaletica.

A meno che non vogliate avanzare di altri 20 km sino a Lecce dopo averne macinati già 26, consiglio di fare sosta a Torchiarolo e trovare accoglienza dalle suore (347 6615213) con donativo.

Uscito dalla cittadina  continuo  su una vecchia strada dove di tanto in tanto riemerge il vecchio selciato.   Dopo  7 km arrivo all’abbazia di Santa Maria di CERRATE (XII sec.) gestita un tempo dai monaci basiliani ed oggi ristrutturata dal FAI. È un gioiello, consiglio di spendere 6€ per visitarla.

Prima di ripartire rifornitevi di acqua!

Avanzo per 2 km su uno sterrato tenuto in ombra dalla macchia lungo i muri, poi il territorio diventa piatto e senza interesse. In prossimità del paese SURBO, lungo il ciglio stradale, c’è tanta spazzatura. Peccato, un piccolo neo in un territorio tenuto benissimo, che compromette il godimento del percorso da parte di pellegrini e turisti.

Viaggio a Lecce la perla della Puglia

Dopo Surbo, macino altri 6 km per entrare a LECCE. L’accesso in città attraversa una lunga periferia. Si entra nel centro da porta Napoli, poi tiro dritto al monastero delle Benedettine in pieno centro. Qui non sempre accolgono, tuttavia c’è l’hostel urban Oasis (16-22€)(347 4837341), oppure in periferia B&B Casa Mozart (18-26€) con servizio navetta.

22° giorno 4 maggio sabato           

LECCE – CANNOLE 40 Km 10 ore (totali 786)

Chi fosse alla sua prima volta a Lecce, si deve fermare per ammirare la bellezza del centro storico tra chiese, anfiteatro, teatro e perché no, cibo e movida!

Le suore mi hanno accolto in una splendida camera ed offerto cibo in abbondanza, ho lasciato un donativo, supplicandole di dare sempre accoglienza a chi bussa al loro monastero.

La tappa odierna sarà lunga, ma sopra di me c’è il tempo della Galizia, piove già dalla mattina.

Il percorso passa dalla chiesa di Santa Croce, poi piazza Santo Oronzo (dove è presente la seconda colonna che un tempo era a Brindisi). Impiego un attimo a uscire dal centro e a riprendere la campagna seguendo via Merine. Dopo 5 km arrivo  nel paese omonimo e sotto il cartello di benvenuto che recita “LIZZANELLO – MERINE CITTÀ DELL’ACCOGLIENZA”, ritrovo altra immondizia. Il nostro paese deve impegnarsi ancora molto nell’educazione civica degli italiani (tutti).

Sono tentato di andare oltre ma poi incontro una dipendente di un supermercato che mi saluta con cordiale un buongiorno e mi invita a prendere un caffè. Un benvenuto che mi lascia un buon ricordo di Merine.

Da Lecce in poi si susseguiranno piccoli paesi ad una distanza media di 5 km, la segnaletica è sempre impeccabile.

Alle ore 10.30 sono ad ACAYA, un gioiello di città militare realizzata intorno al castello da Carlo V. Qui concedetevi una pausa e godetevi questa bellezza architettonica.

Continuo per vie secondarie e sbuco a VERNOLE. Degno di nota è il frantoio ipogeo in piazza, ma il problema rimane quello di perdere tempo nel chiedere l’apertura.

Avanzando per le campagne, mi ritrovo nell’area dove stanno realizzando delle strutture per la depressurizzazione del metano che arriva dalla TAP. Nei mesi scorsi c’era un problema per continuare sul tracciato, ora si può proseguire.

Qui troverete la segnaletica in legno di un pellegrino, una freccia gialla ed una bandiera rosso-bianca. Se decidete di seguire quella direzione, imboccherete un circuito secondario che vi accompagnerà fino a CALIMERA e, proseguendo, vi immetterete nuovamente sul tracciato ufficiale.

Secondo me, per chi dovesse decidere di fermarsi a Calimera dopo 25 km, conviene assecondare la segnaletica perché percorrerete dei bei sentieri immersi nella macchia  mediterranea. Superato il bosco della Mandra (l’unico che costeggerete a destra), svoltate a destra e dopo un km sarete nel centro dell’abitato.

Con CALIMERA si entra ufficialmente nella Grecia Salentina, dove le persone avanti negli anni parlano bene il griko. Da ammirare, presso la chiesa di San Vito, la Roccia con il foro usata per riti pagani prima dell’avvento della cristianizzazione.

Non ci crederete, incontro un viandante, Milo da Reggio Emilia, che dopo aver fatto Canterbury-Roma ha deciso di chiudere tutta la Francigena percorrendo il tratto Santa Maria di Leuca-Roma. Mi incuriosisce la direzione: perché nel senso inverso? La spiegazione è perché voleva il TESTIMONIUM; mi guarda perplesso quando lo informo che arrivati a Santa M. di Leuca (Finibus Terrae),  viene comunque data la pergamena dalle suore o dal prete.

Chi decide di non sostare a Calimera, può seguire tranquillamente la segnaletica che lo porterà verso la periferia di MARTANO.

La pioggerella non mi dà tregua ma continuo ad avanzare. Superato Martano mi imbatto in un vecchio tracciato, suppongo della vecchia Traiano-Calabra, caratterizzato dai solchi scavati dalle ruote dei carri.

L’erba è alta e si vede poco in compenso mi bagno tutto. Entro a CARPIGNANO e ad accogliermi c’è Cesare D. V., altro camminatore di lunga esperienza pronto a dare aiuto a chi ne ha bisogno. Mi invita a pranzo, ma mi fermo giusto per la frutta, il dolce ed un caffè, innaffiato tutto da un buon boccale di vino.

A Carpignano è da vedere la cripta basiliana con degli affreschi datati 1100 e mi colpisce la presenza di 3 colombaie all’interno del centro abitato.

Avanzo e dopo 2 km entro nel borgo di SERRANO (1500 ab.) arroccato sulla serra salentina. Sempre per vie di campagna, dopo 1km, arrivo a CANNOLE (1900 ab.), il mio paese. Giunto in piazza dove domina il castello, la chiesa e dei palazzi storici,  vi è anche il museo dell’arte contadina dove di peculiare vi sono due frantoi di epoche diverse e i rinvenimenti di manufatti dei Templari in un’area vicina all’asse viario che sto percorrendo.

Qui trovo accoglienza e do accoglienza nella mia casa (388 6334949), tuttavia vi sono B&B convenzionati con i pellegrini a 20€ e il ristorante Araba Fenice serve il menù del pellegrino a 13€.

23° giorno 5 maggio domenica      

CANNOLE – MARITTIMA 40 Km 11 ore (totale 826 km)

Anche oggi sembra di stare in Galizia, sono le 6 ed ha appena finito di piovere. Nelle immediate vicinanze del paese c’è il Parco naturale di Torcito, che si sviluppa intorno alle rovine del vecchio villaggio Cercetum, posto sulla Traiano-Calabra.

Confidiamo che presto venga riassegnata la sua gestione perché è un bel borgo, dove persistono due masserie e rispettive pertinenze, la colombaia, i resti delle chiese di san Vito, le neviere, il frantoio ipogeo, la cripta… Un patrimonio da non perdere!

Continuando sulla Traiana Calabra, dopo 4 km si arriva ai ruderi di un secondo villaggio, Anfianum, nel territorio di Cannole. Qui, oltre a svariate masserie abbandonate e alla necropoli, degno di nota è il frantoio ipogeo di proprietà comunale; riconoscerete il luogo perché sullo slargo antistante sono state poste a dare sollievo ai pellegrini delle panchine e dei pini.

Subito dopo, il tracciato lascia la via Traiano-Calabra per inerpicarsi verso il santuario di Monte Vergine. Esso è immerso in un’area pinetata, dove troverete una fontana ed un bar (non sempre aperto). Dopo 2 km si entra nel centro abitato di PALMARIGGI, elemento dominante in piazza sono il castello e le vecchie case ad incannucciata. Camminando per le vie di campagna, si passa dai ruderi di Quattro Macine e poi si giunge a GIURDIGNANO, città dei megaliti. Vi è una grossa presenza di menhir lungo il cammino e segnalo la visita della cripta basiliana di San Salvatore, bella non solo per gli affreschi ma anche per le  campate ricavate nella roccia.

Qui ad aspettarmi c’è Marco che, avendomi seguito su Facebook, ha il piacere di offrirmi un’abbondante colazione.

Lascio il paese e mi dirigo verso la Valle dell’Idro, la sorgente che ha dato il nome ad HIDRUNTUM (Otranto). È bellissimo passeggiare in questi sentieri, dove di tanto in tanto si è in compagnia del gorgoglio delle acque! Lungo il cammino incontro diversi turisti in bici e passo vicino a  grotte scavate un tempo dai monaci basiliani.

Viaggio in Salento, lu solo lu mare lu ientu!

Dopo 22 km sono ad OTRANTO, la perla del Salento, è così bella che merita di chiudere qui la giornata odierna.

Si riesce ad alloggiare anche a 20€ presso delle case vacanza o in caso di emergenza vi è don Marcello che cerca di dare una mano.

Devo andare avanti, entro dalla porta Terra, mi dirigo alla cattedrale dove vi è uno dei mosaici più grandi del mondo avente come figura centrale “l’albero della vita” (1100). Da non perdere la  cripta sottostante e il castello.

La segnaletica non è presente nel centro storico, ricompare a destra del castello oppure al porto, partendo dal relitto messo in bella mostra.

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L’incantevole Lago di Bauxite

Riprendo la segnaletica che mi porta al colle della Minerva (dove furono decapitati 800 Martiri); poi arrivo ad un altro gioiello naturalistico, il lago di Bauxite. Non mi dispiacerebbe se vi fosse qualche freccia in più per seguire il sentiero che porta verso il Monastero di Casole, primissimo esempio di Università (i monaci basiliani davano ospitalità gratuita, un maestro e vitto a chiunque volesse erudirsi). Purtroppo il tristemente noto assalto da parte dei Turchi, ha distrutto la famosissima biblioteca. Solo una piccolissima parte (533 volumi greci e 301 volumi latini) fu salvata dal cardinale Bessarione un bibliofilo che offrì la sua collezione e quella di Casole all’università marciana di Venezia. Poco dopo molti di questi libri furono dispersi tra importanti biblioteche italiane e europee. P.S. Anche se i resti dell’abside ricadono in una proprietà privata, una foto non viene negata.

Proseguendo, si intravede in lontananza la costa con le sue torri. Oltrepassata la masseria fortificata di Cippano e continuando lungo questi sentieri, finisco ad UGGIANO.

Il tratto Otranto – Uggiano conta 10 km, quindi conviene fare scorta d’acqua alla partenza.

Continuo su strade tranquille e dopo 4km  giungo nel borgo di COCUMOLA (in piazza hanno messo in evidenza le fosse granarie); altri 4km e sono a VITIGLIANO, a seguire VIGNACASTRISI e MARITTIMA, dove trovo ospitalità presso la scuola materna gestita dal parroco. Una buona struttura con diversi letti. Gentilissimo don Giovanni!

Marittima ha un bel centro, dominato dal palazzo baronale e da una torre adiacente. Per cena ho l’onore di essere ospite di Oreste, Vito e rispettive consorti che sono a capo dell’associazione CAMMINATORI SALENTINI. Mi hanno seguito lungo il mio cammino e hanno il piacere di condividere e darmi il benvenuto nella loro terra. Nuovamente grazie ad Oreste, Vito, Agnese e Maria Assunta.

24° giorno lunedì

MARITTIMA–SANTA MARIA DI LEUCA (FINIBUS TERRAE)  30 km 8 ore (TOTALI 856km)

Neppure per l’ultima tappa mi viene risparmiato il dolore ai piedi. Prendo l’ennesimo antidolorifico, ne trovo subito giovamento e mi avvio. Sulla Serra Salentina, la gente ha fatto della pietra una ricchezza paesaggistica realizzando muri a secco e pajari.

Da Marittima a Tricase il cammino è bellissimo, tra strade di campagna e sentieri dove di tanto in tanto si vedono degli scorci di costa rocciosa. Passo dalla chiesa della Madonna dell’Attarico, poi dalla torre del Sasso. Prima di entrare a Tricase mi accoglie una bella quercia vallonea, in questa zona sono famose per la loro maestosità.

TRICASE ha una bella piazza, mi attardo per qualche scatto ma non troppo perché gli amici Vito ed Oreste mi hanno consigliato vivamente di arrivare sino a Tiggiano per mangiare il panino dal re della mortadella. Dopo 2 km arrivo a TIGGIANO  e all’ingresso dell’unico supermercato sul cammino vi è il totem con la mortadella. Entro e faccio conoscenza di Giuseppe, il re della mortadella. Un ragazzo simpaticone che si delizia a fare dei panini squisiti. Costa 4 € ma potete chiedere lo sconto pellegrini. Esperienza da provare!

Riprendo il cammino, supero CONVERSANO e GAGLIANO DEL CAPO. Mancano gli ultimi 6 km, da macinare su un percorso dove domina sempre la pietra. Prima del race finale ricompare sull’orizzonte il mare e finalmente dopo 8.40 ore giungo sul piazzale di FINIBUS TERRAE dove da un lato si staglia il Santuario e sugli altri si ammira l’immensità del Mediterraneo. Rimane l’ultimo atto, il ritiro del TESTIMONIUM.

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L’arrivo a Santa Maria di Leuca

Nella sala dell’accoglienza della chiesa,  le suore  controllano la credenziale e compilano su pergamena il tanto atteso Testimonium (orario 9.00-12.30 e 15.00-18.00). Se vi fermate a Santa Maria di Leuca, potrete trovare alloggio presso la casa del pellegrino (tariffe che variano in base alla stagione dai 15 ai 32€) adiacente al Santuario.

Finalmente sono arrivato. Dopo 24 giorni  devo ritornare nella vita quotidiana e tirare le somme di questa intensa esperienza.

Era un obiettivo che mi frullava in testa ormai da due anni e non mi decidevo a compierlo, scoraggiato come ero da chi mi suggeriva di preferire il cammino spagnolo. Ho voluto sfidare le dicerie e i pregiudizi e capire in prima persona quanto questo cammino ogni giorno emozioni il viandante.

Chissà, forse sono il primo Salentino che ha testato questo tracciato adottato dall’Associazione Europea delle vie Francigene (AEVF), la stessa che cura la Francigena del Nord, ed oggi posso dire che mi ha dato tanto. Ho sofferto, ho camminato in solitudine ma ho anche incontrato altri pellegrini e conosciuto gente che mi ha accolto e mi ha fatto sentire a casa. Ringrazio tutti coloro che mi hanno esortato a non mollare quando il dolore fisico mi stava facendo gettare la spugna, chi mi ha teso la mano quando ho rischiato di non trovare alloggio, chi mi ha mandato un messaggio, chi strada facendo mi ha voluto offrire qualcosa.

Molti chiedono se è un cammino religioso, io dico che a prescindere la fede, ti aiuta a trovare te stesso, a riflettere, a chiedere aiuto al proprio Dio. È una prova non facile, ma che merita di essere fatta.

Questo cammino dovrà migliorare l’offerta per i pellegrini ma sono certo che il lavoro in atto lo porterà presto allo standard degli altri europei. Il numero di viandanti che si riverserà in territori a volte dimenticati aiuteranno a valorizzarli e a rivitalizzarli.

INFO PRATICHE

Da Brindisi ad Otranto ho seguito la segnaletica “via FRANCIGENA – TRAIANO CALABRA”, poi da Otranto in giù solo “via Francigena”.

Effettivamente Otranto era l’ultimo porto d’imbarco per la Terra Santa. Si è voluto tuttavia che i pellegrini arrivassero a SANTA MARIA di LEUCA (FINIBUS TERRAE), perché tradizione vuole che l’apostolo Pietro, il primo pellegrino, vi sbarcò prima di proseguire verso Roma.

Da sempre c’è tanta devozione per questo Santuario oggetto di pellegrinaggio soprattutto locale. Edificato nel 343, fu nei secoli più volte distrutto dai Turchi.

Come chi arriva a Santiago continua per altri 90 km sino a Finisterre, per gettare un ricordo nell’infinito Oceano, in Italia si arriva a questo Santuario perché qui fu messo il primo seme del cristianesimo in Occidente.

Per maggiori chiarezza, vi sono altre due direttrici che giungono a  FINIBUS TERRAE,

La via FRANCIGENA – SALENTINA che parte da Taranto e si sviluppa lungo la costa Ionica;

La via FRANCIGENA – LEUCADENSE, che parte sempre da Lecce e taglia il Salento al centro, ed è gestita sempre dall’associazione “La casa della comunità ospitante degli Itinerari Francigeni della Puglia meridionale”.

Deve essere ancora perfezionate e mi auguro che vengano tracciate in modo diverso per non creare confusione soprattutto per coloro che partono da Lecce.

P.S. Volevo tuttavia rassicurarvi che tutte le sbavature rilevate svaniranno; l’Associazione Europea Vie Francigene sta lavorando per portare il Cammino ad un livello che da qui a 2 anni verrà riconosciuto dal Consiglio d’Europa; ne ho avuto prova quando sono riuscito a messaggiare con Attolico A., un membro dell’Associazione, e lui stava giusto sul cammino qualche centinaio di km indietro.  Non demordete mettetevi lo zaino in spalla e partite per quest’altra fantastica sfida.

COSTI DEL CAMMINO

Altro pregiudizio di molti pellegrini, che vorrei sfatare, è il costo giornaliero. Io ho improvvisato giorno dopo giorno, non ho mai prenotato e alla fine facendo i conticini, cosa molto importante per chi è in cammino per un mese, NON ho superato la spesa di 24€ al giorno.

Lungo il cammino ho cercato di sensibilizzare le realtà locali, sollecitato ad accogliere i viandanti e a calmierare i prezzi. Penso di aver dato un piccolo contributo a questo bellissimo progetto, soprattutto alla mia Cannole che ha la fortuna di essere attraversata dalla via Francigena del Sud e ancora non ha realizzato la ricchezza che potrà portare alla comunità.

A tutti voi auguro buon cammino e spero che la mia esperienza sia di aiuto per chi voglia provare questa emozionante avventura, naturalmente consiglio di farla almeno in 30 giorni.

Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento, contatti utili e consigli.

Fabio STOMACI (Cannole)

Per info: 388 6334949     email: stomaci.fabio@gmail.com

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3 commenti

Giuseppe 18 Aprile 2021 - 14:50

Ho letto il tuo cammino sulla Francigena Sud. Mi ha impressionato la tua percorrenza giornaliera! Posso chiederti quanto pesava il tuo zaino?
Oggi sono a Cori e domani dovrei partire per Sezze ma non trovo alloggi nell’elenco pubicato dall’organizzazione ufficiale della via Francigena del Sud.

Rispondi
Monica Nardella 26 Aprile 2021 - 10:23

mannaggia Giuseppe leggo solo ora il tuo messaggio, hai ancora bisogno di supporto?

Rispondi
Mario Di Giamberardino 10 Agosto 2020 - 17:29

Ciao Fabio, mi chiamo Mario e sono un amante dei cammini. Ho fatto tre volte quallo di Santiago, naturalmente percorsi diversi. Ho in programma di fare il cammino da Bari a Santa Maria di Leuca. Il tuo racconto è stato molto interessante. Ho un po’ di confusiome, fare la via Appia o la Traiana. Per quanto riguarda la carts del pellegrino dove si prende a Roma, ed i timbri che vanno apposti lubgo il cammino, li trovi dove ti fermi. Sto Informandomi ma molte cose non sono disponibili in rete. Pendo di partire a fine Srttembre, speriamo bene. Grazie

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