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Festival della Mostarda di Mantova

festival della mostarda di Mantova

Si è conclusa, lo scorso weekend a Mantova, la 5^ edizione del Festival della Mostarda, una kermesse gastronomica che da anni delizia i palati di cittadini e turisti con degustazioni a base di mostarde tradizionali e altre più innovative abbinate in maniera da esaltarne i sapori e i profumi.

Il Festival della Mostarda

Festival della Mostarda di MantovaNella incantevole cornice di Palazzo Andreani, storica sede della Camera di Commercio cittadina, 14 espositori (la maggior parte proveniente da Mantova e provincia, ma non mancavano un paio di Cremona, uno da Brescia e l’ultimo dalla Brianza) hanno presentato al pubblico i propri prodotti.

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La Loggia del Grano all’apertura del Festival della Mostarda di Mantova

Palazzo Andreani, dal nome dell’architetto che lo progettò, è un gioiello del liberty italiano inaugurato il 1° ottobre 1914. Ubicato a ridosso della centrale Piazza delle Erbe, ospita la ghiotta manifestazione fin dalla prima edizione nella suggestiva Loggia del Grano.

Ogni produttore, con la passione dell’artigiano che si lascia guidare dall’esperienza ancor prima che dalla tecnica,  ha raccontato ai più curiosi la storia di quei vasetti impilati con cura sui tavolini. Dalla scelta del frutto alla mondatura, dalla canditura all’aggiunta di senape, ciascuno mi ha fatto entrare per qualche minuto nel suo mondo.

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Uno degli allestimenti di vasetti durante il Festival della Mostarda di Mantova

Sulle tavole dei Gonzaga, signori di Mantova, la mostarda – prodotta dagli speziali e conservata in vasi di vetro o ceramica chiamati albarelli – non mancava mai per condire la selvaggina. Quando perse il carattere di esclusività grazie a una maggiore disponibilità di zucchero e senape, la mostarda entrò nella cucina popolare e iniziò a essere utilizzata per arricchire i tortelli con la zucca (ancora oggi cavallo di battaglia di molti ristoranti e osterie della città).

Ed è così che ho scoperto l’esistenza di numerose varianti regionali della mostarda con peculiarità inconfondibili in ciascuna città e la volontà dei produttori di sperimentare  pur mantenendo i capisaldi della tradizione.

Innovazione che non stravolge, bensì preserva. E allora qualcuno opta per l’olio naturale di senape (non l’essenza sintetica); un altro evita i coloranti; altri ancora, nella ricerca di frutta e verdura di stagione, si cimentano persino con le bacche come l’alchechengi (anche chiamato lanterna cinese), una pianta dalle innumerevoli proprietà benefiche!

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Vasetti di mostarda in bella mostra al Festival della Mostarda di Mantova

La mostarda mantovana è quella più tradizionale. Tradizione vuole infatti che venga usato un solo tipo di frutta (o verdura) a spicchi o a pezzi. La più classica è a base di mele campanine o, in alternativa, cotogne “fritte” (e per frittura si intende il processo per il quale la frutta va ripassata in padella per ottenere il color caramello tipico della mostarda mantovana). Quella cremonese vanta invece un mix di frutti interi con un’aggiunta di senape più significativa che la rende più piccante. Non manca la variante milanese che prevede l’integrazione di qualche spezia (normalmente pepe e cannella).

Nell’arco della giornata il pubblico ha potuto assaggiare le mostarde presso gli stand di ciascun espositore con abbinamenti scelti da loro.

Inoltre non sono mancati due momenti di degustazione (alle 11.30 e alle 16.30) durante i quali i più golosi hanno scoperto le combinazioni scelte da una food blogger di GialloZafferano.

Cremasco, Parmigiano e Casera sono stati i formaggi protagonisti dell’assaggio.

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Degustazione durante il Festival della Mostarda di Mantova

Grazie a questo appuntamento, mi sono convinta ad acquistare una mostarda tradizionale (quella con le mele campanine per restare fedele alla ricetta originale) e altre due più innovative, una con zucca e zenzero e l’altra al pompelmo rosa.

Weekend a Mantova cosa vedere

Tra degustazioni e shopping culinario, ho approfittato della presenza del corner InLombardia per apporre il terzo timbro sul mio fiammante passaporto di InLombardia, una simpatica iniziativa lanciata dalla Regione con la quale collezionare timbri dedicati a ciascuna città lombarda e altri creati ad hoc per eventi speciali. Ve ne parlerò presto in un articolo dedicato.

Articolo in collaborazione con InLombardia

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2 commenti

Mauro 18 Ottobre 2019 - 2:02

Ehi, tu! A Mantova possono fare tutti i festival che vogliono, ma la vera mostarda rimane quella di Cremona!

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Monica Nardella 18 Ottobre 2019 - 11:20

Ehi tu, allora tutti a Cremona domani 😉 Come stai?

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