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Visita della villa di Oplontis con Guido Tour Sharing

Uno dei saloni di rappresentanza della villa di Oplontis

Guido Tour Sharing, una geniale idea di turismo partecipativo, ci ha invitati a visitare la Villa di Oplontis:  il risultato? Una guida professionale e appassionata ci ha catapultati nel I secolo d.C. nella residenza di un’imperatrice!

La villa di Oplontis

Quante volte avete sentito parlare dei siti di Ercolano e Pompei e quante, siate sinceri, della Villa di Poppea a Oplontis?

Io, in tutta onestà, prima dell’invito di Guido Tour Sharing, nessuna. E invece ho scoperto che il ventre di Torre Annunziata custodisce questo prezioso e insospettabile gioiello archeologico a una manciata di chilometri dai ben più famosi scavi.

Vito la guida che ci ha accompagnati nella visita della Villa di Oplontis prenotata tramite Guido Tour Sharing

Vito la guida che ci ha accompagnati nella visita della Villa di Oplontis prenotata tramite Guido Tour Sharing

Cos’è Guido Tour Sharing

L’impresa sociale ha come obiettivo quello di ridurre i costi di una visita guidata proponendo ai partecipanti tour condivisi. Un format innovativo che è valso ai tre fondatori  – Ilario, Ombretta e Mirko – diversi riconoscimenti e il plauso di addetti ai lavori e appassionati per aver spalancato le porte dell’arte a un pubblico estremamente trasversale spesso restio a una visita con una guida professionista per i costi a volte proibitivi.

Come funziona Guido Tour Sharing

Scegliete una delle proposte sul sito www.iloveguido.it e iscrivetevi. Il tour è confermato con una e-mail al raggiungimento di almeno 5 partecipanti. Vi basterà presentarvi all’ora e nel luogo indicati per condividere costi ed esperienza con gli amici che avrete coinvolto ma, soprattutto, con perfetti estranei accomunati dall’amore per l’arte! A inizio passeggiata, vi arriverà una comunicazione con il costo finale della visita e, al termine, potrete partecipare a un incontro conviviale (il momento taverna) che permetterà ai presenti di confrontarsi sul tour e socializzare davanti a un drink!

Visita della Villa di Oplontis

La villa di Oplontis incastonata tra palazzine moderne nel cuore di Torre Annunziata

La villa di Oplontis incastonata tra palazzine moderne nel cuore di Torre Annunziata

Quando siamo arrivati al meeting point, abbiamo scoperto che la residenza, destinata all’otium della seconda moglie dell’imperatore Nerone, è letteralmente incastonata in un centrale quartiere cittadino. La visita inizia scendendo verso l’edificio – situato al di sotto del livello stradale perché seppellito da metri e metri di cenere vulcanica – e mostra ai visitatori il retro della casa caratterizzato dal viridarium (uno dei lussureggianti giardini che studi paleobotanici hanno descritto ricchi di oleandri, ulivi, limoni, siepi di bosso e altri alberi).

Il Viridarium e il colonnato adiacente il tablinum

Il Viridarium e il colonnato adiacente il tablinum

Procede quindi tra terme private, alimentate dalla cucina, saloni di rappresentanza, camere da letto e porticati all’epoca affacciati a picco sul mare, fino ad arrivare all’imponente piscina (mai vista una struttura così grande, 61×17 metri, in un sito archeologico romano!).

La curiosità: ahimè si cammina direttamente sul millenario pavimento a mosaico (quasi perfettamente conservato). Mi rendo conto che, se così non fosse, oggi sarebbe impossibile visitare il sito ma mi auguro che presto si possano trovare soluzioni che scongiurino danni incalcolabili a un simile gioiello (tra l’altro l’intero complesso è stato inserito dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità).

Villa-di-Oplontis-pavimento-mosaicato

Il prezioso pavimento a mosaico della villa di Oplontis

La guida ci ha spiegato che l’attribuzione della villa di Oplontis a Poppea è basata esclusivamente sul ritrovamento di un oggetto recante il riferimento a uno schiavo della donna. Il ricco patrimonio immobiliare della famiglia, lungo il tratto di costa campano, ne renderebbe credibile la proprietà ma non mancano altre ipotesi.

Il bello dell’archeologia è anche l’apertura verso le interpretazioni più disparate ma tutte plausibili fino a prove inoppugnabili.

Di certo c’è che la casa fosse disabitata al momento dell’eruzione perché non vi sono state rinvenute vittime. Forse, era in atto una ristrutturazione volta al consolidamento della struttura, dopo l’interminabile serie di terremoti che hanno preceduto la devastante eruzione del 79 d.C.

Il triclinio, la sala da pranzo della villa di Oplontis

Il triclinio, la sala da pranzo della villa di Oplontis

A tal proposito, la guida ci ha spiegato che recenti studi confuterebbero la data dell’esplosione del Vesuvio sulla base dell’esame del cibo rinvenuto (tipicamente autunnale) e delle monete recuperate, coniate nel settembre di quell’anno. Non più il 24 agosto, quindi, ma verosimilmente in ottobre.

Se la cenere ha distrutto, ha anche custodito.

Oggi, nella villa di Oplontis possiamo ammirare affreschi dai colori brillanti e dalla manifattura finissima in cui è ritratta una molteplicità di figure e temi cari alla tradizione romana. La guida ci ha continuamente esortati a prestare attenzione ai soggetti rappresentati (io sono rimasta particolarmente affascinata dal cibo: cesti di fichi, alzatine di melograni, fette di torta – la cosiddetta cassata di Oplontis) utili a contestualizzare meglio ciò che si sta vedendo.

Viridarium sul fronte della villa di Oplontis

Viridarium sul fronte della villa di Oplontis

Solo così si può a realizzare che in quella villa, prima dell’eruzione, c’erano rumori, profumi, risate, musica, scrosci d’acqua, vento tra le chiome degli alberi e l’infrangersi costante del mare sugli scogli. C’era una famiglia con i propri amici. C’era una servitù operosa. Dei numi tutelari che nulla hanno potuto contro la forza della natura.

Non dimenticate mai che ognuno di quei reperti aveva una storia, prima, li guarderete con un’emozione diversa.

A Torre Annunziata c’è anche un’altra villa oggetto di scavi (al momento non visitabile), ancor più antica di quella di Poppea: la cosiddetta villa B di  Lucio Crassio Terzio. Finora questo edificio “rustico” (utilizzato per la produzione di olio e vino) oltre ai corpi di diverse vittime, ha restituito moltissimi monili,  monete d’oro e d’argento e, negli ultimi mesi, grazie agli studi di un team statunitense, anche uno stupefacente pavimento in cotto antecedente l’eruzione del 79.

Informazioni pratiche per la visita alla villa di Oplontis

Indirizzo: Via Sepolcri, Prezzi: 7€ intero (validità 1 giorno e accesso anche al sito di Boscoreale); 2€ ridotto. 18€ intero (validità 3 giorni e accesso anche a Pompei e Boscoreale); 9€ ridotto. Grazie al progetto #iovaldoalmuseo sono previsti diversi ingressi gratuiti le prime domeniche del mese, durante la Settimana dei Musei e in 8 date speciali, scelte dal direttore del sito:

30 marzo (Data di inizio degli scavi ufficiali a Pompei nel 1748)
25 aprile (Anniversario della Liberazione d’Italia)
8 maggio (Festa patronale di Pompei)
8 giugno (Data di nascita dell’archeologo Giuseppe Fiorelli)
24 ottobre (Data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.);
24 dicembre (Vigilia di Natale)
26 dicembre (Festività di Santo Stefano)
31 dicembre (Vigilia di Capodanno)

Orari: dal 1° novembre al 31 marzo: tutti i giorni dalle ore 8.30 – 17 (ultimo ingresso 15.30)
Dal 1° aprile al 31 ottobre: tutti i giorni dalle ore 8.30 – 19.30 (ultimo ingresso 18).

Purtroppo il sito non è attualmente accessibile alle persone con disabilità motoria sebbene pare sia imminente una soluzione che risolva questo disagio.

Articolo redatto in collaborazione con Guido Tour Sharing

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