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Messico/1 Il mondo di Frida e Tina

Frida e Tina

Quando ci si trova di fronte ad un’opera di Frida Kahlo, o ad una fotografia di Tina Modotti, al di là dei gusti personali, oltre alla propria posizione critica in arte, è un senso d’intensità che colpisce chi guarda.

Le due donne, così differenti caratterialmente e distanti nella loro espressione artistica, una pittrice e l’altra fotografa, hanno avuto tre grandi punti in comune, tre su tutti: il Messico, l’intensità della loro opera, indissolubilmente legata alla vita che hanno condotto, e la politica. Festeggiare l‘8 marzo con Frida e Tina è davvero una bella prospettiva!

Tequila, peperoncini, tacos, mariachi, marijuana, rovine Maya ed Azteche, fede, superstizione, slancio rivoluzionario ed accettazione silenziosa, cavalli, cacti, pistole, deserti e spiagge e metropoli e pueblos sperduti; tutto questo e molto altro ancora è il Messico; eppure per coglierne l’intima essenza provate a fermare l’occhio su un quadro di Frida.

Quei colori, così vivi e penetranti, la densa simbologia, c’è tutta la realtà di un intero paese filtrata dall’esperienza, travagliatissima, dell’artista. La sua opera è crudele e sensuale, colorata di vita eppure striata di morte. Non è cosa comune provare esperienze del genere. Ci sono grandi pittori, geni assoluti, eppure per quanto ci possano piacere le loro opere, per quanto siano significative nel campo della storia dell’arte, è difficile che esse ci raccontino un paese, così come riesce a fare Frida. Lei lo fa, scegliendo di far cadere ogni velo ed ogni pudore. Come una poetessa con le parole, Frida è con il segno lasciato dal pennello che racconta, attraverso il suo corpo esposto, realtà e speranza, desiderio, sofferenza, turbamenti, gioia. Ci dice più lei sulla forza e la delicatezza delle donne, non solo messicane, il disincanto ed il sogno del paese nel quale vivono, che mille saggi scientifici.

L’intensità degli scatti di Tina non è da meno di quella che emana dalle opere di Frida, sua amica per un periodo. Fotografie che mettono al centro della poetica dettagli, apparentemente secondari, che si fanno voce ed allegoria della realtà. Le mani di un contadino, il seno di una madre, i piedi di un lavoratore. Le nature morte e le composizioni ad alto valore simbolico, come la famosa foto di una pannocchia di mais ed una cartucciera incrociate ad una falce; oppure di falce, martello e sombrero, sono di rara potenza evocativa. Ci sono poi ritratti che sono come un libro di storia sociale; una donna, una popolana, che cammina avvolta da una bandiera rossa (fotografia famosissima), è la rappresentazione, sì di una donna, ripresa in quel momento, fiera e gentile, ma anche delle donne che marciano verso l’emancipazione, oltre che della speranza di tutto un popolo che vuole affrancarsi dall’iniquità e dalla secolare povertà!

Se c’è un eroe nell’arte di Frida e Tina, beh… si tratta di un’eroina! Alla sostanza è la donna e l’universo femminile che sono messi al centro di tutto, un fatto non banale. In pittura e fotografia sono poche le donne che, sopratutto nell’epoca precedente alla nostra, hanno segnato il tempo con la loro opera, dunque la loro importanza è doppia: sia in senso artistico, sia come testimonianza, anche per la vita fuori dagli schemi che hanno condotto. Infatti, le esistenze delle due artiste sono intense ed avvincenti, seguirle equivale ad essere catapultati in un “romanzo vero”.

Chi non conosce Puerto Escondido? Certo, il fim di Salvatores del 1992. Ecco, a monte del film c’è il romanzo omonimo di Pino Cacucci edito dalla Feltrinelli. Dico questo, non perché si parla di Messico e dunque un libro vale l’altro, ma per mettere in chiaro che leggere Cacucci è un bel tempo speso senza annoiarsi, anzi proprio divertendosi! Lui è un viaggiatore, un amante del Messico ed anche l’autore di due gustose biografie entrambe pubblicate sempre dalla Feltrinelli: Tina, ovvero per dirla in termini da TdM, l’avventura di una vita dal Friuli di fine ottocento ad Hollywood, al Messico, passando per URSS. L’altro libro è ¡Viva la vida! Bio diversa dal solito, dove è Frida stessa che ci racconta in prima persona la sua esistenza fuori dal comune.

La chicca: leggete il Diario di Viaggio di Città del Messico e soprattutto la visita, a San Angel, della casa studio della coppia Frida-Diego!

Buon 8 Marzo a tutte le Turiste Di Mestiere! M.I.

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2 commenti

Elisa 20 Marzo 2015 - 16:10

Bellissimo questo post su Frida e Tina che adoro. A città del Messico io e Luca abbiamo seguito i quadri di Frida come due segugi. Le foto di Tina poi sono bellissime come questo post. Grazie!

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Monica Nardella 2 Aprile 2015 - 9:33

Che viaggio straordinario ragazzi!!!

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