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Diario di Viaggio: Città del Messico – L’Arte di vivere D.F.

Casa Museo Frida Kahlo Messico
Cosa vedere a Città del Messico, dove dormire e dove mangiare? Il nostro diario di viaggio nella città di Frida Kahlo.

Città del Messico o… Distrito Federal

C’erano una volta i Mexicas, meglio conosciuti come Aztechi.
Anzi no, c’era una volta il lago Texcoco, florida meta della migrazione Azteca; i Mexicas scelsero proprio l’isolotto al centro delle sue acque come il luogo per fondare la città sacra di Tenochtitlán. Non un punto qualsiasi ma quello indicato dall’antica profezia e identificato da un cactus sulla cui cima un’aquila è intenta a divorare un serpente. Vi dice qualcosa? Oggi è l’emblema al centro della bandiera messicana! 
La civiltà azteca sviluppò una cultura raffinata e conquistò rapidamente l’egemonia territoriale ma, all’apice del suo splendore, arrivò Hernán Cortés. 
Questo è solo un assaggio della Storia di Città del Messico, poche righe che ci lasciano intuire non solo quale grandioso sovrapporsi di culture abbia vissuto la capitale, ma anche il suo inconsueto ergersi al di sopra  dell’acqua, tanta acqua. Poco a poco drenata, incanalata, prosciugata, attinta… ma pur sempre acqua!  Ecco perché Distrito Federal, come comunemente chiamata dai suoi abitanti, sta letteralmente sprofondando, inverosimilmente, come un dipinto surrealista in cui gli edifici appaiono inclinati secondo angolature impossibili.
Ma andiamo con ordine. Pianificando il mio volo verso la Baja California (leggete Viaggio Baja California Sur) ho scelto di effettuare nella capitale due vere e proprie soste piuttosto che due semplici scali; stop che non solo hanno spezzato piacevolmente il viaggio, ma si sono rivelati esserne una parte fondamentale.
Sognavo di visitare Città del Messico dal 2002 quando, ancora liceale, mi sono innamorata dell’artista Frida Kahlo; il risvolto artistico di D.F. infatti è notevole e sicuramente superiore alle comuni aspettative. La città è costellata di musei e antichi collegi, chiese e murales di mostri sacri quali Rivera e Orozco e, per di più, animata da iniziative ed eventi culturali di ogni sorta.
Per la sua ricchezza, Città del Messico meriterebbe un lungo soggiorno ma, dovendosi accontentare, vi garantisco che in quattro giorni riuscirete a riempirvi occhi e cuore di questa metropoli meravigliosa e a conservare tanta voglia di tornarci. Ecco quindi quello che è stato il mio itinerario, uno dei mille percorsi possibili alla scoperta di un luogo unico.

Cosa vedere a Città del Messico

Da amanti della cultura Latinoamericana, io e il mio ragazzo siamo atterrati a D.F. con una disposizione d’animo molto positiva e facilitati durante tutto il soggiorno dalla possibilità di parlare correntemente in spagnolo. La gente si è rivelata estremamente cordiale, educata e molto generosa in quanto a chiacchiere, cosa per noi essenziale al fine del godimento del viaggio! Il mio consiglio è di provare a comunicare sempre e comunque! Il concetto arriverà a destinazione e molto probabilmente ne ricaverete dritte utili.

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Teotihuacán, Piramide del Sol

foto | Giulia Bruno – tutti i diritti sono riservati

1° giorno a Città del Messico

Il nostro primo giorno a Città del Messico ha del fantastico. Atterrati all’alba, e con svariate ore da colmare prima di poter effettuare il check in hotel, optiamo per una mossa tattica: trolley nei lockers dell’aeroporto e taxi fino a Teotihuacán!
Teotihuacán è uno dei maggiori siti archeologici precolombiani del Messico; dichiarato patrimonio dell’Unesco, oggi ci mostra in tutto il loro splendore le vestigia dell’omonima civiltà. L’area si trova a 40 km dalla capitale, è raggiungibile via metro e autobus ma, considerando l’orario, prendiamo il taxi. Con poco meno di 20 euro in 40 minuti siamo lì.
Nell’aeroporto di Città del Messico sono presenti numerose compagnie di taxi autorizzate, presso i loro stand potrete richiedere il preventivo della tratta e pagare la corsa in anticipo. Con ricevuta alla mano, verrete accompagnati a bordo della vettura da un addetto incaricato. La nostra idea si rivela azzeccata, non incontriamo traffico – un grosso problema di D.F. – e arriviamo all’apertura del parco, i primi del giorno, come ci fa notare il bigliettaio sbigottito. 

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Teotihuacán, Piramide de la Luna

foto | Giulia Bruno – tutti i diritti sono riservati
L’alba di agosto è gelida ma la vista delle Piramidi con il sorgere del sole è uno degli spettacoli più belli a cui abbia mai assistito. Quando raggiungiamo la cima della Piramide de la Luna, il parco è ancora assolutamente deserto, la luce dell’alba filtra tra le nubi e decine di mongolfiere si levano in aria… siamo in un film!
Teotihuacán è molto estesa e potrete dedicarle una bellissima mattinata. Il percorso è scandito da numerose informazioni e, a pochi metri dalle piramidi, sorgono il Museo de Sitio, il Museo de Murales e un giardino botanico decisamente messicano. La storia dell’antica città è complessa e ricca di dettagli, c’è molto da camminare ma accompagnati da una buona guida, ne resterete affascinati.
Info utile: arrivare all’alba è una soluzione estrema ma vale la pena sopportare una levataccia per evitare i turisti delle ore di punta, che generalmente arrivano tutti insieme con i tour organizzati.
Imboccando l’uscita lato Piramide del Sol, davanti al viale che conduce al Museo dei Murales, si può prendere al volo l’autobus per il centro; per informazioni chiedete pure al guardiano all’ingresso!

Città-del-Messico-Santuario-de-la-Virgen-de-Guadalupe

Santuario de la Virgen de Guadalupe


foto | Giulia Bruno – tutti i diritti sono riservati
Come prevedibile, appena saliti sul folkloristico mezzo piombiamo in una sorta di coma, ma decisi a compiere una sosta presso il  popolare Santuario de la Virgen de Guadalupe. Ci svegliamo un secondo prima della fermata giusta – ha del miracoloso – e, aiutati dalle indicazioni dei messicani a bordo, saltiamo giù. L’area circostante il Santuario non è propriamente elegante e ben tenuta, ci si aspetterebbe qualcosa di diverso considerando che si tratta di una delle principali mete di pellegrinaggio mondiali.
La prima struttura che si incontra è la più moderna: la Basilica Nueva, costruita negli anni ’70, accoglie ogni anno milioni di pellegrini e custodisce la Sacra Immagine della Vergine. Un nastro trasportatore vi farà scorrere proprio sotto il Mantello, evitando file e accalcarsi di gente. L’intera e immensa area circostante, chiamata Recinto di Tepeyac, racchiude numerosi edifici storici tra cui le antiche Basiliche dedicate al culto. Salendo lungo una scalinata con vista su D.F. potrete raggiungere la Capilla del Cerrito e la Antigua Basilica, fortemente inclinata e oggetto di un attento programma di tutela. Questo percorso vi condurrà a ritroso nella storia della Tilma appartenente a Juan Diego, l’azteco convertito a cui, nel 1534, apparve Maria. Purtroppo il forte carisma di questo luogo, percepito da credenti e non, è disturbato dalla confusione e dalla mercificazione del culto che ha portato a un proliferare di bancarelle, souvenir, cibo da lunapark e foto ricordo davvero oltre ogni limite del buon gusto. 

Capilla-del-Cerrito-Città-del-Messico

Capilla del Cerrito

 foto | Giulia Bruno – tutti i diritti sono riservati
Uscendo dal recinto e percorrendo il grande viale di accesso ai santuari, si arriva alla fermata della metropolitana La Villa-Basilica; prendiamo il treno per l’aeroporto e torniamo in possesso dei nostri bagagli per dirigerci finalmente al B&B, dove ormai ci danno per dispersi. Sono circa le 15:30.
Alloggiamo presso il bellissimo El Patio 77, nella colonia San Rafael. Questo bed&breakfast eco sostenibile è ricavato all’interno di un affascinante palazzo coloniale, arredato con grande gusto e mobili di modernariato abilmente mixati a pezzi di arte contemporanea. L’ambiente è caldo e accogliente, i ragazzi che lo gestiscono disponibili e la metro San Cosmé a due passi. Punti negativi: la colazione a Km0 è un po’ troppo light e le camere al piano terra risentono dei rumori della strada; il quartiere, nonostante la sua storia e gli edifici di valore, appare poco curato.
Più che il sonno può la fame e così, dopo una doccia a base di solvente, veniamo indirizzati da La Garrafa de la Tia, un ristorantino molto popolare che alle 4 del pomeriggio è pieno zeppo di messicani intenti a pranzare – è sempre un ottimo segno! – . Comida tipica, buona qualità, prezzi surreali: un pranzo completo per due ci costa 8 euro, e non sarà l’unica volta qui a D.F.
La prima serata inizia con l’imperdibile passeggiata in Plaza de la Constitución, comunemente chiamata Zócalo. Questa immensa piazza, la seconda più estesa al mondo, sorge proprio sul cuore della capitale azteca Tenochtitlán : il Templo Mayor, a sua volta eretto sul famoso cactus! Le rovine sono ancora visibili e a pochi passi sorge il consigliatissimo museo dedicato.
Sullo Zócalo si affacciano anche la Catedral Metropolitana e il Palacio Nacional, un quadro notevole ma per noi purtroppo offuscato da un colossale sciopero di insegnanti messicani; l’intera piazza è ridotta a un camping e la situazione destinata a peggiorare.
Il Café de Tacuba è la location scelta per la nostra prima cena messicana: un ristorante storico con un’antica tradizione e una lista di commensali ed avvenimenti celebri. Il locale è ricavato in una casona coloniale tirata a lucido, alle pareti i dipinti ad olio raccontano storie lontane mentre i mariachi animano l’atmosfera con la loro musica, accompagnati da clienti messicani molto in vena di cantare. I prezzi non sono economici ma comunque inferiori ai nostri, considerando la particolarità del posto e la qualità del servizio ritengo sia una tappa da consigliare. Qui potrete provare il famoso mole poblano, la tanto amata salsa preparata secondo la segreta ricetta monastica, oppure addentare le roscas, profumate specialità del rinomato reparto pasticceria. 
A pochi passi dal Café si può ammirare il Palacio Postal – sensazionale –, il Palacio de Minería e Plaza Tolsa, dal nome dell’omonimo architetto, al cui centro si erge El Caballito, il monumento dedicato a Carlo IV.

2° giorno a Città del Messico

Città del Messico è enorme, sconfinata, contraddittoria, un puzzle di delegaciones e colonias tra loro diversissime e in cui la popolazione si distribuisce per professione e ceto sociale. Il centro storico, animato e colorato, racchiude un numero indecifrabile di edifici di grande valore artistico; solo pochi purtroppo ricevono le cure adeguate e sono quelli adibiti ad ospitare musei o grandi istituzioni.
L’anima del centro è rimasta in prevalenza popolare: folla, bancarelle, negozi con il sapore e la mercanzia di tempi ormai andati. Percorrendo le sue vie confusionarie e chiassose si resta sorpresi nello sbucare all’improvviso di fronte a meraviglie Art Deco o colorati palazzi coloniali dai cortili colonnati. Alzate gli occhi, sempre! Una tale concentrazione di beni architettonici è unica. 
In questo secondo giorno a D.F. prende il sopravvento la mia deviazione storico-artistica e trascino Andrea nell’agognato tour dedicato alla coppia Kahlo-Rivera. Avendo studiato Frida e le sue opere in tutte le salse, riesco ad apprezzare ancora di più una giornata alla scoperta di San Ángel e Coyoácan. Non posso fare a meno di consigliarvi spassionatamente di visitare queste due colonias che conservano intatta l’atmosfera di piccoli borghi antecedente alla fusione con la città.

Città-del-Messico-San-Ángel

San Ángel

foto | Giulia Bruno – tutti i diritti sono riservati
Con il Metrebus fino alla stazione Bombilla, arriverete all’imbocco del bellissimo quartiere San Ángel: una colonia curata e tranquilla, dove case colorate si affacciano su vie acciottolate tra fiori e negozi di artigianato. Con una piacevole passeggiata è possibile raggiungere Plaza San Jacinto, colorata dagli ombrelloni e dai quadri degli artisti; qui intorno si possono fare acquisti interessanti ma a meritare un’attenzione speciale è di certo La Casa del Obispo. Attraversando un atrio fiabesco si accede a una serie di stanze ricoperte di pezzi di artigianato di ottima fattura, un’immersione di mexicanidad e arte locale. Proseguiamo a piedi per i vicoli pittoreschi di San Ángel, tra una foto e i saluti cordiali della gente. 

Città-del-Messico-San-Ángel

San Ángel

foto | Giulia Bruno – tutti i diritti sono riservati
Si respira l’aria di un paese in cui tutti si conoscono, lontano dal caotico centro della città. Dietro alti muri e ingegnosi sistemi di sorveglianza sorgono le ville, spesso meri punti d’appoggio, delle ricche famiglie messicane residenti negli States. Arriviamo camminando sino alla celebre casa-studio della coppia Kahlo-Rivera, una struttura funzionalista realizzata al principio degli anni ’30 dall’architetto Juan O’ Gorman; Frida e Diego vissero qui durante i primi anni del loro matrimonio, ognuno all’opera nella propria porzione di casa ma collegati da un piccolo ponte sospeso sul cortile.

San Ángel Casa Museo de Diego e Frida

San Ángel Casa Museo de Diego e Frida

foto | Giulia Bruno – tutti i diritti sono riservati
Emozione! Gli interni sono intatti e sembrano essere ancora abitati; nello studio di Diego ogni cosa è rimasta al suo posto, i colori, i Judas colorati appesi al soffitto, gli abiti ripiegati sul letto. Oltre ad accedere alle mostre temporanee ospitate nella struttura, potrete concedervi una pausa nel giardino, di fronte al documentario che narra la storia di questo luogo e dei suoi eccentrici padroni di casa. 
Di buon passo torniamo a Plaza San Jacinto e ci rifocilliamo ampiamente da Saks. Ottima posizione, un pizzico turistico ma la musica dal vivo e i camerieri che ballano scherzando tra loro ci convincono. Come al solito per cominciare ordiniamo due margaritas e guacamole, qui il migliore di tutta la vacanza!
Info utile: il Margarita in Messico ha tutto un altro sapore, delizioso, scende giù come acqua ma… non è meno alcolico! Bevete responsabilmente!

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Casa Museo di Frida Kahlo, Coyoácan

foto | Giulia Bruno – tutti i diritti sono riservati
Saliamo su un taxi e ci facciamo portare nella vicina colonia di Coyoacán per visitare la famosa Casa Azul di Frida Kahlo. L’edifico blu è ancora più grande e magico di quanto possiate aspettarvi, peccato solo che i turisti vi arrivino numerosi. Questo museo grazie al successo riscosso dall’artista nelle ultime decadi ha generato un vero e proprio business ma la struttura è gestita bene ed offre numerose attività didattiche e culturali. Ancor più che nello studio di San Ángel qui potrete immergervi nella quotidianità di Frida, ricca, colorata, piena di fantasia ma anche di dolore. Tutto è conservato in modo maniacale, dai ninnoli ai foglietti di carta con appunti e disegni; la storia tormentata di questa grande donna non potrà che conquistarvi.
Sorpresi da un acquazzone, saliamo al volo su un taxi fortunato; un signore particolarmente loquace e simpatico ci racconta dei tempi d’oro in cui Coyoacán era la colonia degli artisti, animata dalle continue e rumorose feste di Diego e Frida, personaggi molto amati dai cittadini di D.F.
I suoi aneddoti ci tengono attenti durante tutto il tragitto fino a San Rafael e ci insegnano quanto i messicani amino il Pulque, un distillato dell’agave dalle mille virtù nascoste. Le Pulquerías sorgono numerose a D.F. e hanno spesso una lunga tradizione alle spalle; noi veniamo letteralmente condotti davanti a quella definita come la migliore della città: La Pirata, in colonia Escandón. Non siamo riusciti a tornare qui per cena ma abbiamo apprezzato notevolmente il pulque, che troverete senza difficoltà e declinato in tutti i gusti possibili e immaginabili.
In serata usciamo nonostante la pioggia insistente, spinti dalla curiosità di appropriarci di un nuovo pezzetto della città. Arriviamo a La Condesa, zona giovane e pullulante di locali dove però ci scontriamo con una serata decisamente sottotono a causa del diluvio. Ci fermiamo a cenare stanchissimi all’informale Cerveceria de Barrio, e ci consoliamo con una squisita tostada de atun.

3° giorno a Città del Messico

Il nostro soggiorno a città del Messico riprende a distanza di 10 giorni, dopo il giro della Baja California e a chiusura del viaggio. Questa volta prenotiamo al volo un B&B nel pieno del centro storico affidandoci alle ottime recensione di TripAdvisor: il Chillout Flats. Gestito da una giovane e simpatica coppia messicana, questo Bed&Breakfast si trova in un bell’edificio di inizio secolo; l’interno è molto accogliente sebbene decisamente più easy rispetto alla soluzione precedente, anche nel prezzo. L’organizzazione e la disponibilità di David e sua moglie sono incredibili, la colazione è ottima e molto abbondante, con tanto di marmellata fatta in casa. A vostra disposizione c’è praticamente qualunque cosa: cucina, cibo, pc, phon.
Data la comodità della location iniziamo questa seconda sosta a D.F. con un bel giro del centro storico, o meglio di quello che di visibile resta a causa dello sciopero, degenerato rapidamente durante la nostra assenza. La cosa ci lascia un po’ di amaro in bocca, in particolare la chiusura per motivi di sicurezza del Palacio Nacional e della Secretaría de Educación Pública dove avremmo voluto ammirare i famosi murales di Diego Rivera.
Ci rifacciamo visitando l’Antiguo Colegio de San Ildefonso. Questo magnifico edificio rende omaggio alla sua storia attraverso il sovrapporsi di elementi coloniali, barocchi e moderni;  a fine ‘800, con la grande riforma educativa di Benito Juárez, diventa la sede della Escuela Nacional Preparatoria ed oggi è un centro culturale di primaria importanza. Pareti e soffitti sono un vero e proprio libro illustrato opera dei tre più grandi muralistas messicani: Rivera, Orozco e Siqueiros, leggende che hanno saputo narrare e commentare con un linguaggio estremamente moderno gli eventi storici e i problemi della società a loro contemporanea. Mosse a compassione le addette alla biglietteria, riusciamo persino a mimetizzarci – con dubbi risultati –  tra una scolaresca a cui è stato riservato l’ingresso al magnifico anfiteatro decorato da Diego Rivera.
Appagati da tanta bellezza decidiamo che è il momento giusto per sfidare la sorte e avventurarci in uno dei nostri amati locali-antiturista! Dietro consiglio di David andiamo a pranzare alla Pagoda, un ex ristornate cinese convertito in una sorta di fast-food, fermo agli anni ’50 in ogni dettaglio. Fuori c’è una lunga fila di messicani e noi ci sentiamo già soddisfatti; finalmente prendiamo posto, numerose e attempate cameriere in uniforme vintage corrono da un angolo all’altro del locale con enormi vassoi. Qui non si arriva neanche con la DeLorean, l’atmosfera oscilla tra il demodé e il trash! Increduli ordiniamo due menù del giorno completi, per un totale di ben 9 euro e 50. Mangiamo bene, divertiti dalla location e dai mariachi, notiamo una maniacale attenzione per le norme di igiene e riceviamo perfino un questionario di valutazione finale!
Durante la nostra permanenza in Messico riscontriamo costantemente che un altissimo numero di persone anziane e diversamente abili sono impegnate con efficienza e organizzazione in numerose e diversificate posizioni lavorative, dai supermercati agli aeroporti; la cosa ci colpisce positivamente e ci comunica una grande sensazione di civiltà.
Nuova tappa: Polanco! Polanco è un quartiere ricco ed elegante, affollato da grandi firme e negozi ricercati; da decenni viene scelto come dimora dai molti stranieri residenti a D.F., cosa che si nota persino nella fisionomia della gente. Il suo aspetto è ordinato e vagamente europeo nonostante le ville di inizio secolo rivelino uno spiccato gusto coloniale. Polanco mostra un volto completamente diverso della città, fatto di ristoranti costosi e grande attenzione per la moda, ma girando per le sue vie è possibile scovare anche decine di locali alla mano dove i ragazzi si danno appuntamento per cena.
Durante il vostro soggiorno a Città del Messico non dimenticate di pianificare una tappa al Museo de Antropología, un viaggio nel tempo che ripercorre la storia del Messico dall’epoca preistorica sino al fiorire delle civiltà precolombiane. Il Museo sorge proprio a Polanco, tra il bellissimo Paseo de la Reforma e l’immenso Parque de Chapultepec. La sensazionale bellezza delle sue collezioni vi lascerà a bocca aperta e, nonostante la visita richieda un po’ di tempo, il suo fascino vi rapirà, avvicinandovi ad un linguaggio artistico ben diverso da quello a cui i nostri occhi europei sono abituati. La struttura è un capolavoro architettonico degli anni ’60 che integra perfettamente le sale interne ai verdi spazi esterni, costellati di sculture; nel giardino è presente anche un grande bar ristorante dove rifocillarsi.
Info Utile: L’ingresso ai musei per i messicani è sempre ridotto o gratuito e le domeniche sono spesso free anche per i turisti. I prezzi sono molto contenuti, a volte irrisori, ed è sempre possibile effettuare foto, purché senza flash, pagando un ticket il cui valore si aggira intorno ai 50 centesimi di euro.
La nostra giornata si conclude a Polanquito, area di bar e locali affollatissima dall’aperitivo in poi – qui si cena presto!–. Ci sediamo a La Surtidora, un informale ristorante-cantina pieno di ragazzi e di musica; l’atmosfera è molto piacevole, il cibo messicano puro e semplice, ampia la selezione di mezcal, pulques e frutta fresca per i frozen margaritas.
Prima di rientrare in hotel ci affacciamo in Plaza Garibaldi dove ogni giorno si danno appuntamento per lavorare decine e decine di gruppi mariachi. Tutti diligentemente in uniforme, alcune più eleganti e altre ormai lise, e strumenti alla mano; ascoltarli cantare è un piacere anche se il modo di rivolgersi ai possibili clienti risulta alquanto pressante. Per una cifra moderata, variabile in base a bravura e numero dei componenti del gruppo, potrete richiedere una canzone a scelta o affidarvi al loro sconfinato repertorio.

4° giorno a Città del Messico

Ultimo giorno a Città del Messico: è decisamente troppo presto per ripartire. Decidiamo di completare la visita a Coyoacán, abbandonata prematuramente a causa del temporale.
Coyoacán in náhuatl significa Il luogo dei coyote, ha origini antichissime e la sua bellezza fece innamorare Hernán Cortés. Anche qui si respira un’atmosfera fiabesca, fatta di colori e scorci magici; passeggiarci in pieno relax è un regalo che dovete concedervi. Il cuore pulsante della colonia è il Jardin Centenario, una piazza immersa nel verde popolata da scoiattoli e tanti messicani in cerca di sole e chiacchiere. Nel suo centro zampilla la fontana dei Coyote mentre tutt’intorno un numero indefinito di bar e ristorantini offrono l’imbarazzo della scelta. Noi ci affidiamo alla recensione di una blogger messicana e optiamo per Corazón de Maguey: location e menù curatissimi, e come piatto del giorno il celebre Chile en Nogada.
La pietanza, tipica del dìa de la Indipendencia celebrato il 16 settembre, riprende i colori della bandiera messicana e atterra sui menù a fine agosto. Un’esperienza mistica a forma di chile!
Questa sorta di “peperone”, immancabile nella cucina locale, viene imbottito di carne, frutta, mandorle e vari ingredienti non identificabili, per essere infine coperto da chicchi di melograno e da una dolce salsa bianca – del cui apporto calorico voglio restare all’oscuro – .
Trattandosi dell’ultimo pranzo messicano e non potendo lasciare inesplorato alcun piatto della cucina locale, riteniamo sia il caso di innaffiare il tutto con un ottimo cocktail al basilico ed il famoso mezcal, distillato molto popolare ottenuto dall’agave – ma un po’ troppo pesante per i nostri gusti–.
Pranzo davvero squisito e fin troppo abbondante, non economico per gli standard messicani ma degna conclusione culinaria del viaggio; ad ogni modo sappiate che il quartiere pullula di posti deliziosi ed accessibili, e che le antiche gelaterie di Coyoacán sono molto rinomate!
La nostra passeggiata per la colonia prosegue con una sosta e qualche fotografia nella romantica e bellissima Plaza de Santa Catarina dopodiché ci dirigiamo verso Roma.
Roma, insieme a Condesa, è sorta come quartiere residenziale d’elite al principio del secolo scorso e si caratterizza per le sue vie ampie e gli edifici eleganti, molti dei quali oggi riconvertiti in gallerie d’arte e locali. Scampata ad una fase di degrado e al successivo terremoto dell’85, la colonia è stata rivalutata sviluppando un animo spiccatamente culturale; qui ha vissuto persino Jack Kerouac e va da sé che l’ambiente sia giovane e movimentato. A noi purtroppo non restano molte forze, ci limitiamo a passeggiare e cenare con la triste consapevolezza dell’imminente rientro. Chiudiamo i nostri trolley, orgogliosi di essere partiti con il solo bagaglio a mano evitandoci smarrimenti e lunghe attese. Tra una maglietta e un costume riusciamo a infilare anche un servizio di 6 bicchieri acquistati a San Ángel… per fortuna non ci è toccata l’ispezione della valigia. David ci ha prenotato un taxi all’alba – prezzo della corsa: 5 euro –; salutiamo la città senza alcuna voglia di farlo. Portiamo a casa ricordi unici.
Clima: Agosto non è un mese estivo a D.F. Al mattino e in serata le temperature sono basse e avrete decisamente bisogno di coprirvi. Durante il giorno si toccano i 25° gradi e con un po’ di fortuna ci sarà un bel sole ma nel tardo pomeriggio la pioggia è garantita!
Sicurezza: Ero stata messa in guardia sulla pericolosità di D.F. e non c’è dubbio che soffra di grossi problemi legati alla violenza del narcotraffico; i messicani stessi ammettono quanto la situazione sia difficile ma, allo stesso tempo, proclamano il loro amore per la città. Qualcuno ci ha messo un po’ all’erta, altri ci hanno rassicurato consigliandoci semplicemente di non preoccuparci troppo; noi, sempre accompagnati dalla buona sorte e dal buon senso, non abbiamo mai corso alcun pericolo o percepito situazioni di tensione. A seconda del quartiere visitato, dovrete tenere gli occhi più o meno aperti, ma in generale valgono le stesse regole di una qualsiasi grande metropoli; d’altronde chi è avvezzo alla metro di Roma non si sentirà più esposto al rischio  in quella di D.F. – apprezzerete poi particolarmente i venditori ambulanti di compilation musicali armati di zaino-amplificatore! –.
Collegamenti: Città del Messico è collegata benissimo da una capillare rete di metro, servizio metrebus, autobus e tren ligero, oltre che da migliaia di taxi. I costi dei mezzi pubblici si aggirano intorno ai 2-3 pesos appena. Per quanto riguarda i taxi il discorso è un po’ più complesso. Scegliete sempre quelli autorizadose fate attenzione ai taxi camuffati. Da quanto spiegatoci sul posto, il colore delle vetture sicure è rosso e oro, con l’emblema dell’angelo sulla portiera e la targa bianca, contraddistinta dalla lettera A o B e seguita da cinque numeri. Controllate inoltre tassametro e che la foto identificativa all’interno della vettura corrisponda all’autista alla guida. Prima di sapere tutto ciò abbiamo preso anche noi un paio di piccole cantonate. Cosa abbiamo notato? Un taxi autorizzato per attraversare la città chiede in media 4-5 euro, uno non proprio regolare 10-11. Ricordate che in città circola di tutto e di più e potrebbe andarvi peggio che pagare 10 euro. Detto ciò, i taxi autorizzati si rivelano spesso una scelta rapida ed economica, ma non dimenticate il traffico intenso delle ore di punta quando la metro potrebbe rivelarsi più conveniente.
Articolo redatto da Giulia Bruno

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2 commenti

enrico bernardini 20 Novembre 2019 - 6:12

Complimenti hai scritto un diario ricco di suggerimenti e suggestioni, con una prosa molto godibile, veramente brava!

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Monica Nardella 2 Gennaio 2020 - 22:11

Ma grazie mille Enrico!!!

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