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Messer D. Un viaggiatore per forza.

Statua di Dante Alighieri a Napoli

Obbligato ad andare. Per forza, controvoglia, ramingo per le strade del mondo, dopo i grandi personaggi, gli eroi mitologici dell’antichità, è più che giusto annoverare tra i viaggiatori messer D. Un uomo fatto di carne, ossa e sentimento. Disse di se stesso: “per le parti quasi tutte alle quali questa lingua  [il volgare italico] si stende, peregrino, quasi mendicando”. Una rappresentazione di se, oggi si sarebbe tentati di dire un selfie, spietato: peregrino, quasi mendico, senza meta, vagabondo per ogni dove. Messer D. prima di trovarsi a vagabondare apolide per la penisola, aveva viaggiato in vesti migliori, sia come combattente, sia in qualità di ambasciatore della sua città; oppure, ancora in precedenza, negli anni della gioventù, per studiare si spostò per un certo periodo dalla sua amata patria a Bologna.In generale, le bandierine sulla mappa andrebbero poste così: Firenze, Bologna, naturalmente il senese. Poi Roma, Forlì, Verona, Arezzo. Ed ancora, il trevigiano, la Lunigiana; ed anche, pare che si, pare che no: Parigi. Per finire con Venezia Ravenna.

Oggi, non ci sembra poi chissà quale viaggiare, ma, 728 anni or sono, non esistevano le compagnie low cost! Il calcolo del tempo è stimato su quello che sembra essere stato il suo primo viaggio, quello a Bologna: allora, il nostro, aveva 22 anni. Comunque la vita camminava a falcate differenti da quelle attuali; per dirne una, D. sapeva quale sarebbe stata la donna (Gemma) che avrebbe sposato, fin dalla tenera età di dodici anni; età nella quale vide, quella che per tutta la sua vita sarà il suo più grande amore: Beatrice.

Siore e siori, vi presentiamo (anche se non serviva essere enigmisti per indovinarlo!) Messer D., ovvero: Dante Alighieri detto il Sommo. Poeta, pensatore, padre della lingua italiana, milite, politico e, naturalmente, viaggiatore. Il Sommo, cioè dalle nostre parti ce ne sono solo due che possono appellarsi così, uno è il Papa a Roma, l’altro è lui, D. appunto.

Non mi sembra il caso di snobbarlo, voi che dite? Anche perché, volente o nolente, è stato davvero un viaggiatore, per il suo tempo, di tutto rispetto.

Certo, Marco Polo, praticamente suo coetaneo, di strada ne aveva macinata molta di più, ma perché cavillare? Che D. non sia arrivato in Cina è fuor di dubbio, però Polo non intraprese mai il viaggio più incredibile di sempre, quello nell’abisso più profondo per poi risalire oltre le vette più alte; insomma, quel viaggio che chiamiamo da circa sette secoli: Commedia. Poi battezzata: Divina!

Roberto Benigni, sulla Commedia ci ha costruito la sua fortuna odierna, ben venga, perché troppo spesso l’opera più grande di D. è scansata da una parte, imbevuta com’è da ricordi scolastici “pesanti”. Considerare Dante come uomo e, per noi, come viaggiatore, è la chiave per seguirlo in un’avventura eccezionale.

Pensate al Dante politico. Praticamente dice al papa nel De Monarchia: sai che c’è, tu devi essere pontefice dello spirito, ma le faccende terrene lasciale stare, ci vorrebbe un Augusto, un imperatore sotto il quale essere uniti e prosperare, non un Papa.

Affermazioni audacissime al suo tempo. Pensiamo al Dante esule. Un uomo che è talmente, ecco talmente.. “infuocato” (per dirla con un placido eufemismo) contro i suoi contemporanei, in cima a tutti i fiorentini ed i preti, da buttarne più all’inferno che salvarli in paradiso!

Il Dante della Vita nova è il poeta innamorato “Allegro mi sembrava Amor tenendo / meo core in mano…” sempre piacevole da ascoltare! Portare qualche sua rima in tasca, nello smartphone, dove si voglia, significa avere l’accortezza di dedicarsi un momento di bellezza. Assoluta bellezza, poiché è sopratutto questo la poesia.

Termini come alto, aulico, ecc.. non andrebbero accostati a D. e non perché la sua opera non lo sia, piuttosto perché risulta fuorviante, troppo sacro per metterselo in tasca come se fosse un comune mortale, uno scrittore, da leggere per puro piacere. Invece lui è proprio questo, a volte buono per riflettere (anche sulle cose d’oggi) a volte buono per divertirsi… non so se avete presente certe scene dell’Inferno un Rabelais prima di Rabelais, Dante non le manda a dire, è uno spasso.

Seguire D. nelle sue peripezie con in tasca una buona biografia, è un’esperienza insolita forse, ma appagante. Le librerie tradizionali ed online sono piene delle opere del nostro messere. Lui è una delle colonne imprescindibili del “canone occidentale” insieme a Omero, Virgilio, Shakespeare e pochi altri, dunque ci sono formati ed edizioni per ogni gusto ed in ogni lingua, meglio, per i viaggiatori, scegliere edizioni economiche, non sacri libri, ma libri da leggere, regalare, vivere, magari da lasciare senza pena in un bar di New York o di Genova per far felice qualcuno. Tra le biografie, siamo affezionati per ragioni personali (in effetti con i libri è sempre una questione personale) alla ormai vecchia Vita di Dante di T. Gallarati Scotti, se ancora si trova non so dire.

E quindi uscimmo a riveder le stelle. M.I.

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