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Lo Scaffale di TDM: Americana/2

Bourbon and cigarettes
Non serve bere un bourbon ed accendere una sigaretta per entrare in contatto con una certa America. Non serve, tuttavia, c’è una letteratura dalla quale è impossibile allontanare l’idea di alcolici e sbronze, tanto quanto il fumo di infinite bionde, o l’odore, non proprio carezzevole, di certe camere d’affitto, abbordabili per “squattrinati di natura”, per bohémien geniali o per falliti di ogni dove.
Il grande paese dei diseredati, il grande paese attraversato dallo sguardo di Arturo e di Henry. Il primo dei due, ci crede, vuole elevarsi, vuole conquistare il “maledetto sogno americano”. Tutta la sua vita è tesa verso quel sogno, verso il successo.
Intanto, con lui alla guida di una metaforica automobile vaghiamo per gli anni Trenta, seguiamo strade traverse, dal Colorado alla California ed ancora più in giù, e poi più in là.
Arturo, descrive la parabola della sua esistenza, con lui al fianco scopriamo molte donne e uomini, alcuni personaggi sono davvero simpatici, ci piacciono, altri non vorremmo mai incontrarli. Psicologie complesse emergono, dialoghi ed esplorazioni della e sulla vita “vera”. Arturo è un simpatico “mascalzone”, vorremmo, giunti alle ultime pagine, che il suo racconto non si arrestasse.
Un tempo forse anche Henry, come Arturo, ci aveva creduto al “sogno”. Henry si trascina da un bancone di un bar ad un letto, sfatto ancor prima di buttarcisi sopra. Segue la donna del momento, trova un lavoro per sbarcare il lunario, poi finisce per strada. In preda alla frenesia dell’alcol, al bisogno d’amore, alla necessità; ciondolante sul gradino di un marciapiede: Henry non diede più credito “al sogno”. Grazie Henry! Grazie perché a quel punto ti sei trasformato in un grande narratore e poeta, ci hai saputo descrivere quali siamo: nudi e crudi, ci hai raccontato il tuo paese, visto attraverso il viaggio drammatico della tua vita, come pochi grandi hanno fatto. Gli States degli anni sessanta visti da un occhio particolarissimo!
Henry amava i libri di Arturo, per lui Arturo era uno tra i più grandi scrittori americani: Henry non è un nome vero, è uno pseudonimo. La maschera cela il volto e la penna di Charles Bukowski; anche Arturo è un personaggio fittizio, anche lui nasconde il suo autore: John Fante.
Del primo suggeriamo per una lettura “americana” rapida e profonda, divertente ed amara ad un tempo, uno dei libri più famosi di Charles, poeta e postino: Post Office, ottimo nell’edizione di Guanda.
Di Fante, non sarebbe male riscoprire tutto, è uno scrittore davvero sorprendente. Non averlo mai incontrato prima è a suo modo una fortuna, è bello avere, di tanto in tanto, una nuova grande scoperta da fare. Le storie di Arturo Bandini (così si chiama il personaggio letterario ed autobiografico inventato da John) si dipanano per quattro libri, dall’infanzia in avanti seguendo amori ed il correre della vita. La più famosa tra queste opere è Chiedi alla polvere, non sarebbe cronologicamente corretto iniziare da qui, tuttavia ogni libro di Fante è un mondo a se, dunque si può iniziare da dove si vuole. Chiedi alla polvere è il modo più folgorante per conoscere questo grande autore italo-americano, il libro è edito da Einaudi.
Dalla prosa cruda di Bukowsky e da quella più ricercata ma altrettanto realistica di Fante, passiamo ad un altro scrittore americano, ma anche molto europeo, con uno stile particolarmente esplicito e provocatorio: Henry Miller. Con lui esploriamo un altro luogo, Parigi, e torniamo negli anni Trenta. Tropico del cancro non si può raccontare, non si può cercarlo in riduzioni cinematografiche, lo si deve leggere e basta. Preparatevi psicologicamente per seguire un autore che scrive (in un altro tropico, quello del capricorno, ma la frase può essere presa come dichiarazione d’intenti per tutta l’opera di Miller): “Una volta mollata l’anima, tutto segue con assoluta certezza, anche nel pieno del caos”. “Un Americano a Parigi” molto diverso dal rassicurante personaggio interpretato da Gene Kelly nell’omonimo film. La chicca: qui trovate Americana/1

 

Alla prossima! M.I.

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