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Monferrato cosa vedere in un weekend

Oro Monferrato: il nuovo brand di 49 comuni del nord astigiano

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Weekend in Monferrato alla scoperta di piccoli borghi del nord Astigiano riuniti nel (nuovissimo) brand Oro Monferrato.

Ben 49 sono le realtà, comprese nell’area dal Moncalvese alla Valle Versa, che stanno imparando a raccontarsi attraverso le proprie eccellenze.

Non solo tartufaie ma boschi, paesi arroccati su dolci colline (patrimonio Unesco), gioielli architettonici poco conosciuti e prodotti enogastronomici tutti da degustare.

Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale della Convenzione per la Tutela del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale. Ben 6 sono le aree di questi paesaggi:
1) Langa di Barolo
2) Il Castello di Grinzane Cavour
3) Le colline del Barbaresco
4) Nizza Monferrato e il Barbera
5) Canelli e l’Asti Spumante
6) Il Monferrato degli Infernot

Il nostro tour si è mosso tra luoghi ancora fuori dai circuiti turistici classici, accoglienti e genuini. Perfetti per viaggiatori più consapevoli che cercano silenzio e pace all’insegna della qualità.

Albugnano, terra di una grande DOP e di architetture romaniche

La scoperta delle chicche di Oro Monferrato è partita dall’Abbazia romanico-gotica di Santa Maria di Vezzolano ad Albugnano. La canonica, uno dei più importanti monumenti medievali del Piemonte (e una delle più ricche prepositure della regione sul finire del XII secolo), è semplicemente stupefacente.

Abbazia romanico-gotica di Santa Maria di Vezzolano ad Albugnano

Abbazia romanico-gotica di Santa Maria di Vezzolano ad Albugnano

Noi siamo rimasti affascinati da particolari architettonici che la rendono una tappa davvero imprescindibile di un viaggio in zona. E cioè:

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Jubè dell’Abbazia romanico-gotica di Santa Maria di Vezzolano ad Albugnano

  • il pontile (o jubè), che attraversa la chiesa separando gli spazi destinati ai fedeli e ai frati. Realizzato in arenaria grigia del Monferrato, reca bassorilievi policromi (con uso del blu ricavato dal prezioso lapislazzulo del Caucaso) in onore della Vergine. Esempi di jubè in Italia sono ormai rarissimi.
  • il pregevolissimo trittico in terracotta sull’altare maggiore che rappresenta la Vergine con il Bambino tra Sant’Agostino da una parte e un eremita che presenta alla Madonna un personaggio in abiti regali (forse Carlo VIII, re di Francia in ricordo del suo passaggio in Piemonte).
  • il Chiostro, che ha inglobato la terza navata della chiesa, presenta una serie di affreschi realizzati tra il 1240 e il 1354. Molto interessante, quello con i tre cavalieri che incontrano i tre scheletri, un monito alla vita dissoluta che non si ispira a sani principi religiosi.
  • il frutteto, in cui sono state messe a dimora decine varietà antiche di mele per creare un orto capace di rievocare un paesaggio rurale il più vicino possibile a quello medievale. Grande contributo in tal senso fu dato dallo scrittore Carlo Fruttero che non mancò di ambientare, in questo appezzamento di terreno di pertinenza della chiesa, una scena del romanzo “Donne informate sui fatti”. Se volete scoprire la bellissima storia del frutteto, leggete questo articolo.

Orari: Sabato e Domenica ore 10-18. Messa domenicale alle ore 17. Prezzi: ingresso gratuito (ma una donazione è ben accetta).

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Chiostro dell’Abbazia romanico-gotica di Santa Maria di Vezzolano ad Albugnano

P.S. La chiesa romanica di Vezzolano fa parte della Rete Romanica di Collina. Grazie a questo progetto, potrete visitare le 26 chiese della rete percorrendo i poco battuti Sentieri del Romanico.

Tra Albugnano, Pino d’Asti, Castelnuovo Don Bosco e Passerano Marmorito viene prodotto l’Albugnano DOC, un vino a base di nebbiolo (85% minimo) che sta riscontrando il favore di palati raffinati ed esigenti.

I vigneti crescono lungo i pendii meglio esposti del Monferrato nordoccidentale che arrivano a sfiorare i 400 metri di altezza con grande giovamento delle uve.

Allorquando il nebbiolo è in purezza e  affina 12 mesi in barrique di rovere, l’Albugnano conquista la menzione di superiore.

Passione, cura, dedizione e rigore trapelano dall’entusiasmo con cui i produttori di questa DOC hanno dato vita all’Enoteca Regionale dell’Albugnano. Nell’enoteca, allestita nella ex Scuola Elementare “Camilla Serafino”, potrete degustare anche Freisa d’Asti, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Freisa di Chieri, Barbera d’Asti e I vini della Collina Torinese.

Noi, durante la cena, abbiamo assaggiato un Albugnano DOC Terre dei Santi e un Albugnano DOC Superiore Tenuta Tamburnin. Per curiosità, abbiamo anche provato il Pianfiorito Gigin Freisa d’Asti frizzante. Una bella scoperta!

Lo sapete che Don Bosco, il fondatore dei salesiani, è nato a una manciata di chilometri da Albugnano? Sul rudere della cascina dove ha trascorso la sua infanzia è stata costruita la Basilica di Don Bosco.

Trifulau per un giorno

Prima di raggiungere Moncalvo, altro borgo del Monferrato da scoprire, abbiamo partecipato a una breve caccia al tartufo nero estivo.

Al seguito del trifulau (termine piemontese per indicare il tartufaio) e del suo cane Balin, abbiamo capito come un fiuto ben addestrato individua i pregiati funghi (perché sapete che sono funghi ipogei, vero?) e li segnala prontamente al cavatore.

Dal mio punto di vista di principiante, la ricerca è stata fruttuosa (ben 5 piccoli tartufi) ma ascoltando Aldo abbiamo capito che la siccità sta rendendo davvero difficile il suo lavoro perché il terreno è riarso e, in alcuni punti, addirittura crepato.

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Uno dei tartufi fiutati da Balin

Ci siamo salutati con la speranza che il clima non pregiudichi ulteriormente questa lunga tradizione che l’Unesco ha inserito nel patrimonio culturale dell’Umanità perché la cerca e la cavatura del tartufo in Italia “riunisce conoscenze vaste, incentrate sulla profonda conoscenza dell’ambiente naturale e dell’ecosistema, ed enfatizza inoltre il rapporto tra uomo e animale, riunendo le abilità del tartufaio e quelle del suo cane”.

Moncalvo, la città più piccola d’Italia!

Sarà anche la più piccola d’Italia ma Moncalvo preserva dei gioielli davvero sorprendenti nel suo museo cittadino. Vi sono custodite infatti opere di Giorgio Morandi, Modigliani e Chagall provenienti dalla collezione privata dell’ambasciatore moncalvese Franco Montanari. Ma andiamo per ordine!

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Panorama sulla piazza di Moncalvo e sulle colline monferrine dal Belvedere Bonaventura

Il tour non può che iniziare dai bastioni di piazza Carlo Alberto per ammirare il panorama sulle colline del Monferrato (salite ovviamente anche sul Belvedere Bonaventura).

Ben altri due gioielli si stagliano sulla piazza:

  • la facciata dell’unica Sinagoga europea costruita su una piazza principale
  • il teatro storico, risalente al 1878 e attualmente in uso.

Senza soluzione di continuità, si incontra Piazza Garibaldi.

Qui, oltre a una serie di locali e botteghe, potrete imboccare un vicoletto accanto all’Antica bottega del pane che vi porterà al Santuario Madre Teresa di Calcutta. La chiesa della Madonna delle Grazie, opera del conte Magnocavalli, è divenuta santuario dedicato alla santa albanese solo nel 2016. Nel primo altare a sinistra, a lei dedicato, potrete notare una statua e una reliquia.

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Piazza Gribaldi a Moncalvo

La passeggiata prosegue dunque in direzione del Museo. Oltre alle opere della collezione privata donata alla città, ci sono anche raccolte di arte giapponese e tre nature morte di Orsola Maddalena Caccia, la secentesca monaca pittrice che si affermò nel panorama pittorico del ‘600 italiano insieme alla coeva Artemisia Gentileschi.

Per info, orari e prezzi, rivolgetevi a www.aleramonlus.it

Altre opere di Orsola maddalena e di suo padre Guglielmo, si trovano nella Chiesa di San Francesco.

L’appuntamento goloso è in occasione della Fiera Nazionale del Tartufo che si tiene tradizionalmente in autunno, nella seconda metà del mese di ottobre. Una vetrina non solo per il pregiato tuber ma per tanti altri prodotti locali tra salumi, formaggi, funghi, vini, salse, miele e marmellate.

A pranzo col fagotto

Azienda Agricola Durando Monferrato

L’azienda Agricla Durando dal barot dove viene venduto il gelato alla nocciola

L’avventura tra le dolci colline del Monferrato ci porta quindi nell’Azienda Agricola Fratelli Durando. L’amore per la propria terra tramandato di generazione in generazione ha creato i presupposti per una storia di successo.

Nell’azienda agricola si producono nocciole Piemonte IGP e vino in un circolo virtuoso in cui nulla si sciupa ma tutto si trasforma.

Le nocciole si mangiano al naturale o salate (ideali per un aperitivo sfizioso). Si utilizzano come base per creme spalmabili goduriose (potete anche andare a “scuola” nel laboratorio dei Durando per realizzare la vostra crema come abbiamo fatto noi). O per produrre biscotti, paste, torte e farine e il gelato. Ebbene sì, al barot (un chioschetto nella proprietà che a giugno è immerso nella lavanda), potrete assaggiare un gelato alla nocciola buonissimo: neanche a dirlo, il mio gusto preferito!

Idem per l’uva. Che diventa vino (Grignolino d’Asti DOC l’Anarchico Testabalorda, Barbera d’Asti, Ruchè, Bianco, Rosato e Moscato) ma anche prodotti Poliphenolia a base di polifenoli estratti dall’uva. Potrete quindi fare una degustazione, partecipare a una vendemmia o dedicarvi un trattamento viso top!

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Il mio fagotto personalizzato!

Noi abbiamo voluto esagerare e a pranzo abbiamo fatto un pic-nic col fagotto. Avete presente la tovaglia della nonna chiusa con un nodo? Quella!

Lungo un sentiero fiancheggiato dal noccioleto col sottofondo di chiassose cicale, siamo arrivati a piedi nell’area pic nic. Volendo, potete optare per le bici messe gratuitamente a disposizione dall’azienda agricola.

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le bici per raggiungere la zona pic nic nell’azienda Agricola Durando

Abbiamo aperto la tovaglia e scoperto il nostro pranzetto a base di prelibatezze a km0 rigorosamente di stagione (c’è anche la versione vegetariana!). Il vino, se preferite, potete portarlo da casa ma noi consigliamo quello della casa. Il prezzo del fagotto? Soli 25€!

Il castello di Govone

La scoperta del Monferrato non può che proseguire con una chicca: un concerto in occasione del Festival “Oriente” in una location unica, il Castello Reale di Govone!

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L’ingresso del castello Reale di Govone

La medievale fortezza, ridisegnata dall’architetto Guarino Guarini  per volontà della famiglia Solaro, si staglia su una collina in posizione panoramica. E’ possente, opulenta nei decori e nelle guarnizioni. Lo scalone d’onore è a dir poco scenografico.
Le nostre sale preferite? Le sale cinesi, così chiamate per le tappezzerie quasi sicuramente prodotte in Cina da artisti cinesi con soggetti tipici (artigianato della porcellana, della seta, del riso, del tè).

Negli anni ha subito numerosi rifacimenti e passaggi di proprietà. Dal 1997 il Castello viene annoverato tra le residenze sabaude piemontesi che l’Unesco ha inserito nella lista del patrimonio artistico mondiale.

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La mostra di Luisa Valentini a cura di Maria Teresa Roberto nelle sale del Castello reale di Govone

Orari: da marzo a dicembre ogni venerdì, sabato e domenica dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 15 alle 18. Prezzi: Intero €5, ridotto € 4 (oltre 65 anni). Ingresso gratuito per under 14 e diverse categorie professionali (consultate il sito ufficiale).

Cocconato, la riviera del Monferrato

Dall’alto dei suoi quasi 500 metri di altitudine, il borgo – inserito nel novero dei più belli d’Italia – gode di un clima mite che fa fiorire una vegetazione di tipo mediterraneo. Ragion per cui viene definito la “Riviera del Monferrato”.

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Tra le vie di Cocconato

La passeggiata parte dalla piazzetta principale lungo stradine che si inerpicano verso la sommità del paese dove svetta la chiesa parrocchiale. Colpiscono le botteghe dalle insegne vintage (tra cui una Farmacia che non è quel che sembra…) e i sorprendenti portici di Palazzo Comunale, un raro esempio piemontese di edificio civile in stile gotico.

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I portici del Municipio di Cocconato

Oltre alla Chiesa, spingetevi verso la torre di Cocconato, non tanto per l’edificio in sé (visto che se ne scorge solo una piccola parte essendo inglobata in una proprietà privata) quanto per la scenografica visuale sul borgo che si gode dalla base della torre stessa.

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Panorama sul borgo di Cocconato

Il souvenir goloso: acquistate la famosa robiola di Cocconato, un formaggio dal sapore dolce e delicato a base di latte vaccino a pasta molle, senza crosta, con un cuore cremoso simile alla crescenza.

L’acquisto della robiola vi farà venire un discreto languorino che potrete spegnere con una degustazione di vini eccellenti presso l’Azienda vitivinicola e di invecchiamento Bava.

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La cantina Bava con foto e bottiglie storiche

La famiglia coltiva vigne in zona fin dal 1600 e nel 1911 costruì a Cocconato la sua prima cantina in concomitanza con l’inaugurazione della stazione ferroviaria. Oggi Bava conta vigneti tra Langhe e Monferrato preservando criteri di produzione rispettosi dell’ambiente (a tal proposito, leggete il loro manifesto green).

La cantina è bellissima! Potrete ammirare le botti in barrique, i fusti in acciaio e uno storytelling innovativo della famiglia fatto di foto, ricette e bottiglie d’annata.

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Degustazione di Bianc ‘ d bianc Giulio Cocchi

Non è da meno l’enoteca, dove potrete degustare eccellenti vini Bava e le specialità di Giulio Cocchi. Noi ad esempio siamo stati deliziati dapprima da un Bianc ‘d Bianc Alta Langa Giulio Cocchi (100% chardonnay), un Nizza PianoAlto di Bava (100% Barbera) e, a seguire, dallo Storico Vermouth di Torino (da provare con ghiaccio, acqua tonica e scorza di limone).

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Degustazione di vermouth e baci di dama

Una chicca:  il vigneto storico della famiglia Bava è all’ombra della Pieve romanica dedicata alla Madonna della neve. Qui, in autunno, vengono organizzate delle degustazioni a base di prodotti tipici e 5 calici di vini top.

Dove dormire in Monferrato?

In occasione di questo tour, siamo stati ospiti della Locanda Antico Ricetto a Portacomaro (borgo salito alla ribalta per aver dato i natali ai nonni di Papa Francesco). La struttura si trova in una posizione dominante sull’abitato e offre agli ospiti un panorama splendido sulle colline circostanti.

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La Locanda Antico Ricetto

La mia stanza al secondo piano, molto luminosa grazie ai due balconcini, è stata per tre giorni il mio rifugio dopo le lunghe camminate a caccia delle eccellenze di Oro Monferrato. Consigliata anche per la colazione, ricca di gustosi dolci fatti in casa (da provare quelli alla nocciola ça va sans dire!).

Il nome della Locanda non è casuale. Il ricetto indica una struttura fortificata medievale tipica del Piemonte e dell’Italia settentrionale, caratterizzata da case recinte da torri e mura in cui si rifugiavano le popolazioni agricole in caso di periciolo.

Altro appeal: la locanda è a due passi dall’Azienda dei Fratelli Durando quindi nella pianificazione avreste già una tappa dietro l’angolo da inserire del vostro weekend!

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