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Biennale 2017: cosa vedere alla mostra d’arte di Venezia

Biennale  Padiflione Filippinejpg

Com’è la Biennale 2017? Vale la pena andare a vederla? Quali sono le opere più belle? Fino a quando è possibile visitarla? Quanto costa?

A giugno siamo andati a vedere la 57esima Biennale di Venezia dal titolo “Viva Arte Viva” curata dalla francese Christine Macel. Gli artisti, di 51 paesi diversi, sono 120 e – pensate – 103 erano alla loro prima esperienza in Biennale. Mancano grandi nomi e questo, unito a delle scelte un po’ particolari della curatrice, ha provocato qualche perplessità.

Prima di dirvi se e cosa ci è piaciuto della Biennale, vogliamo suggerirvi – seguendo il consiglio della Macel che purtroppo abbiamo letto dopo – di iniziare la visita dai Giardini anziché dall’Arsenale perché la  mostra si articola in 9 “capitoli”: i primi due nel padiglione centrale dei Giardini, dove troverete anche la maggior parte dei padiglioni nazionali (86 paesi coinvolti con tre nuovi ingressi: Antigua, Nigeria e Kiribati), e sette dall’Arsenale al Giardino delle Vergini. Capitoli che dipanano un racconto in cui l’arte torna a fare l’arte.

La guida (di non esperti) per non esperti: come districarsi tra i padiglioni della Biennale e capire qualcosa.

Padiglione centrale, degli Artisti e dei Libri

Il padiglione centrale dei Giardini potete riconoscerlo dai grandi drappi colorati di Sam Gilliam, un esponente del movimento artistico Color Field. All’interno, troverete una serie di installazioni che interpretano l’azione e l’otium. Molto molto interessante lo spazio in cui vengono realizzate con materiale riciclato lampade verdi progettate dall’artista danese, Oliafur Eliasson. I partecipanti al workshop sono un’ottantina di rifugiati e richiedenti asilo che provengono da paesi coinvolti da significativi flussi migratori, a cui può unirsi anche il pubblico. Le lampade saranno vendute e il ricavato devoluto ad associazioni che si occupano di rifugiati. Il progetto si chiama Green Light.

Padiglione delle gioie e dei dolori.

Per noi, approccio difficile alle installazioni presenti in questo padiglione così intimo e introspettivo quindi non siamo riusciti a trovare uno spunto interessante (e le gioie non le abbiamo comprese).

Padiglione dello spazio comune.

Creativo, stimolante e interattivo! In questo spazio collettivo, che inaugura il percorso che si snoda nell’Arsenale ci è piaciuto “The mending project” l’opera di Lee Mingwei grazie alla quale è possibile rammendare dei capi a una postazione in cui molti indumenti sono ancora collegati al filo di cotone che si dipana nello spazio fino a tornare al suo rocco applicato alla parete. Onirico ma non troppo.

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Le colonne di sale e la parete di scarpe nel Padiglione della Terra

Padiglione della Terra.

Dicono il più scenografico. Nelle ampie sale si cammina tra colonne di sale in cui che hanno ingoiato il litio, dell’artista Julian Charrière; falene realizzate con tessuti kossovari dell’artista Petrit Halilaj;  e una parete di vecchie scarpe da ginnastica fiorite incastonate in una cornice luminosa. Un’opera viva, quella di Michel Blazycome il titolo di questa mostra.

Padiglione delle tradizioni.

Come interpretare la tradizione? Con prodotti locali da reinventare per comunicare un messaggio che ci è caro, profondamente legato alla nostra cultura. Ci colpisce A mirror before you della portoghese Leonor Antunes. Trasparenze e intrecci realizzati in cuoio e legno.

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L’installazione di Ernesto Neto nel Padiglione degli Sciamani

Padiglione degli sciamani.

Bellissima l’installazione di Ernesto Neto: una “tenda” di poliammide, sospesa nella navata principale dell’Arsenale, in cui entrare – togliendosi le scarpe – per partecipare a un rituale di guarigione. Un incredibile senso di benessere, che ci crediate o no.

Padiglione dionisiaco.

Un padiglione di artiste dedicato al corpo femminile e non solo. Tra tutte le opere che evocano la sessualità femminile (ma anche il sesso in senso stretto: c’è una vagina!), ci è piaciuta l’idea della saudita Maha Malluh che ha incastonato centinaia di cassette – in cui dovrebbero essere registrate le raccomandazioni dei predicatori sulla condotta che le donne devono avere – in piatti tradizionali della sua città, Riyad.

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La squillante parete realizzata da Sheila Hicks nel Padiglione dei Colori

Padiglione dei colori.

Gioioso e creativo: colore e materia protagonisti indiscussi. Adorabile la parete su cui si addossano gomitoli creati con fibre colorate, nate dall’estro creativo di Sheila Hicks.

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Il labirinto di Alicja Kwade nel Padiglione del Tempo e dell’Infinito

Padiglione del Tempo e dell’Infinito.

Tra le opere installate, ci lasciamo rapire da un labirinto di specchi e cornici vuote della polacca Alicja Kwade, in cui ci si perde per effetto della distorsione degli spazi, spesso solo riflessi e non reali. Abbiamo letto che, a sorpresa, delle performer gemelle contribuiscano a confondervi creando dei doppi (stavolta reali). Entrate e disorientatevi tutti.

Finita qui? Assolutamente no! Ben 23 sono gli eventi collaterali organizzati nel centro storico di Venezia (a Palazzo Fortuny, Fondazione Cini, Peggy Guggenheim, Palazzo Benzon, Palazzo Grimani solo per citarne alcuni) ma noi siamo stati solo un weekend a Venezia e quindi non abbiamo potuto approfondire.

Cosa ci è piaciuto della Biennale?

Il titolo mantiene le promesse, innanzitutto. Viva Arte Viva perché le perfomance live sono tante e coinvolgenti. I materiali utilizzati sono tanti e naturali, altro richiamo alla vita. Il fatto che ci fossero tanti “debuttanti” con idee nuove: ossigeno all’arte senza troppe sofisticazioni (incomprensibili per noi, scusate).

Tra le installazioni, abbiamo amato indubbiamente queste tre:

1- La tenda sciamana di Ernesto Neto

2- Il labirinto di specchi e cornici vuote di Alicja Kwade

3- La parete di scarpe da ginnastica floreali di Michel Blazy

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Visitatori che interagiscono con le installazioni del Padiglione austriaco, seguendo le istruzioni dell’artista

Tra i padiglioni delle nazioni, quello che ci ha entusiasmati di più, è stato il Padiglione Austria perché abbiamo interagito con le opere, seguendo le istruzioni fornite dall’artista, per fruire del suo prodotto, esattamente nel modo in cui lo aveva immaginato. Perché l’arte può comunicare anche attraverso un sorriso. Intrigante anche il Padiglione delle Filippine in cui uno dei due artisti in mostra, Lani Maestro, ha realizzato due scritte in neon (una rossa e una blu) capaci di evocare sentimenti abbastanza contrastanti (ansia, turbamento, sofferenza eppure un inspiegabile attrazione).

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L’Imitazione di Cristo di Roberto Cuoghi nel Padiglione Italia

E il Padiglione Italia? Curato da Cecilia Alemani, Il mondo Magico è stato affidato a tre artisti. Ci è piaciuto entrare fisicamente nel tunnel di Roberto Cuoghi da cui si accede a “stanze” laterali in cui corpi di composto organico sono soggetti a naturale decomposizione. L’opera si chiama l’Imitazione di Cristo. Noi abbiamo visto un esperimento legato alla morte, voi non so. Quest’opera, con i video di Adelita Husni-Bey, ci hanno distratti abbastanza da farci equivocare l’installazione di Giorgio Andreotta Calò: pare che “La fine del mondo” fosse fascinosa ma sconsigliata a chi soffre di vertigini. Peccato, io ci sarei salita se fosse stato indicato meglio il percorso. E invece sono uscita in cerca di luce.

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La scultura iperrealista di una bagnante di Carola A. Feuerman

Ma ci sono altre due tappe imperdibili. in concomitanza con la Biennale. Ai Giardini della Marinaressa (Riva dei Sette Martiri, ingresso gratuito tutti i giorni fino al 5 dicembre) si trovano le sculture iperrealiste della pioniera Carola A. Feuerman  che ci hanno letteralmente conquistati! Protagoniste, bellissime nuotatrici e bagnanti realizzate in resina, dipinte a mano e come-se-respirassero!

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L’installazione Support di Lorenzo QUinn sul Canal Grande

Per restare in tema “corpi giganti”, ci sono piaciute tanto anche le fotografatissime mani che, emergendo dal Canal Grande, sostengono il trecentesco palazzo in cui oggi si trova il Ca’ Sagredo Hotel. L’installazione, di Lorenzo Quinn, si chiama Support e vuole puntare i riflettori sul surriscaldamento globale e i rischi ad esso connessi (rischi a cui una città come Venezia, che combatte quotidianamente con le acque, è particolarmente esposta). Perché le mani? Perché le mani possono costruire e distruggere. A noi la scelta. Se vi trovate sulla sponda dell’hotel, prendete la gondola che parte proprio accanto all’installazione e, in 10 secondi, approdate di fronte, dove si trova il mercato di Rialto. Potrete scattare una foto dall’acqua prima di approdare e scattarne altre diecimila (costo 2€).

Avete ancora pochi giorni per vedere la mostra Philip Guston and the Poets: noi ci siamo stati e ve la raccomandiamo!

Cosa avremmo voluto “vedere” (se lo avessimo saputo)?

Tra gli eventi collaterali, l’opera di Antoni Abad per il Padiglione catalano. Qualche anno fa, Abad ha inventato BlindWiki, un network che consente ai disabili visivi di registrare e ascoltare descrizioni geomappate dei luoghi più significativi di alcune città con un semplice click. Partendo da quell’idea, l’artista ha coinvolto in un progetto di audiodescrizione degli ambienti urbani una cinquantina di persone cieche che ha mappato un centinaio di luoghi rappresentativi di Venezia. Per i viaggiatori con disabilità visive, un’app preziosa per visitare la città grazie al contributo di chi, vedendo con altri sensi, ha creato una straordinaria mappa sensoriale. A Venezia, in occasione della Biennale, l’app è diventata performance live. In barca tra i canali, 6 partecipanti possono ascoltare dal vivo una di quelle voci che racconta ciò che certi luoghi riescono a trasmettere. Bellissimo, non trovate? Info —> Base Camp Cantieri Navali. Fondamenta Quintavalle, Castello 40.

Quando: fino al 26 novembre 2017.  Orari: 10-18; 10–20 sede Arsenale – venerdì e sabato fino al 30 settembre. Chiuso il lunedì (escluso lunedì 14 agosto, 4 settembre, 30 ottobre e 20 novembre). Prezzi: 20€ intero con acquisto in biglietteria; 23,50€ intero con acquisto online. Il biglietto è valido per un solo ingresso in ciascuna sede espositiva (Giardini e Arsenale) ed è utilizzabile anche in giorni non consecutivi. Se volete accedere più volte alla mostra nell’arco di un weekend, ad esempio, vi conviene acquistare il pass intero 48h al prezzo di 31,50€. Ovviamente sono previste riduzioni per studenti, over 65 e pacchetti in abbonamento con cinema, teatro e musica.

Il nostro consiglio: se non siete mai stati alla Biennale, sappiate che sia i Giardini che l’Arsenale sono grandi e discretamente distanti gli uni dall’altro quindi c’è da camminare e tanto. Mettetevi scarpe comode e portate con voi una bottiglietta d’acqua se non volete acquistarne una in uno dei punti ristoro all’interno.

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4 commenti

Claudia 29 Agosto 2017 - 17:33

Bellissima la guida dei non esperti per non esperti. Articolo scritto d’istinto, mi è piaciuto 😉

Rispondi
Monica Nardella 29 Agosto 2017 - 18:06

Grazie mille! Lo abbiamo specificato per esser letti con la giusta dose di comprensione dagli esperti e con curiosità da chi, come noi, non rinuncia a una mostra come quella della Biennale pur sapendo di non capirla fino in fondo!

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giacinta 28 Agosto 2017 - 12:50

Bel reportage. Grazie! 🙂

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Monica Nardella 28 Agosto 2017 - 14:39

Grazie a te per la lettura!!!

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