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Caro Lucio ti scrivo

Caro lucio ti scrivo

Tra le strade di una Bologna fredda e ancora sonnacchiosa c’era un grande fermento sotto i portici di via Nosadella.  Una troupe, guidata da ripetuti e stentorei “Azione!” di Riccardo Marchesini stava girando una scena ispirata a “Come è profondo il mare” la canzone d’esordio (felice) del Dalla paroliere. Una canzone con intimi riferimenti autobiografici, come quel “Babbo che eri un gran cacciatore di quaglie e di fagiani“, che un ritmo da cantilena ti fa risuonare a lungo nelle orecchie fino a impigliarsi definitivamente nel cuore. Vedevo quel babbo pedalare sotto i portici mentre fischiettava il motivetto e mi sembrava un’immagine perfetta e invece no, il regista non era contento.

Il babbo torna indietro, la troupe ferma un paio di auto, chiede ai pedoni di non invadere la scena. Eccolo che pedala fischiettando sotto i portici una, due, tre, quattro volte o forse più. All’improvviso, mentre lo guardo avvicinarsi alla telecamera attraverso lo schermo del regista, Dalla si materializza. Io non sono più io ma divento noi: “Siamo gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri”. Gente comune, gente che non arriva a fine mese, gente che ha paura delle cose che non conosce eppure ha un pensiero che ha il diritto di manifestare. E Bologna non è più solo Bologna, diventa il mondo intero, quel mare che è vita eppure lo stiamo uccidendo.

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Sul set di Caro Lucio ti scrivo

Ecco. I protagonisti delle canzoni del cantautore bolognese rivivono attraverso “Caro Lucio ti scrivo” il docu-film di Giostra Film sponsorizzato da Unipol Banca, basato sullo spettacolo teatrale scritto da Cristiano Governa, e in uscita nelle sale a marzo 2017. Fil rouge di una trama tessuta di parole e volti è Egle Petazzoni, la postina che si ritrova per le mani le lettere che Anna e Marco, Meri Luis, Futura e il Caro Amico avrebbero scritto a Lucio.

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Il babbo

E proprio la canzone “Meri Luis” è diventata il canovaccio perfetto per un’altra scena girata nella storica trattoria Da Vito, quella dove si riunivano gli artisti (Guccini, che non a caso cantava “Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta”,lo stesso Dalla, Morandi, Ron) e dove oggi si va, se si vuole trovare la Bologna più autentica e genuina, nel menù come nelle atmosfere.  Seduti a un tavolo, tovaglia a quadri, sedie di paglia, foto ingiallite appese alle pareti, lavagna coi piatti del giorno, c’erano tutti.  “Il regista aspettava la star al ristorante/sembrava un morto con in mano un bicchiere/il ragazzo lavorava in un bar ed aspettava/che il padrone se ne andasse, per potersi sedere (…)/ il taxista al posteggio aspettava qualcuno da portare. Chi l’ha vista la ragazza con le grandi tette/ che tutte le sere alle sette un quarto aspettava l’autobus…”

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Da Vito con i protagonisti di Meri Luis

La telecamera, oltre a inquadrare i loro volti è riuscita a inquadrare anche la loro vita, raccontandola come ha fatto Lucio “un po’ umida di pianto con i giorni messi male/vista dall’alto sembra un treno che non finisce mai“.  Tra tutti, inevitabilmente spiccava lei, Meri Luis, che spezza la monotonia del quotidiano – esattamente come fanno gli altri, ognuno a modo suo – e “finalmente ha deciso che l’amore è bello“. Questo brano è talmente poetico che persino nel backstage, nulla ha perso della sua intensità. Merito di Dalla che non fu solo voce, ma anche uno straordinario “sceneggiatore” perché nello spazio di un brano è riuscito a scrivere storie estremamente cinematografiche. In un’intervista radiofonica, il regista ha spiegato che le canzoni scelte per il docu-film con il co-sceneggiatore Governa sono quelle del Lucio più follemente creativo. Otto pezzi che dicono molto di Lucio, del periodo storico in cui sono stati scritti (tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80), della città delle Due Torri.

Non avevo mai assistito alle riprese di un film. Bergman disse “Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima”. Non oso immaginare l’eccitazione di appassionati e non, alla proiezione di Caro Lucio ti scrivo. Perché all’arte del cinema si sommerà la poesia di Dalla.

Box info: “Da Vito”, Via Mario Musolesi 9. Il menù ha prezzi d’altri tempi per piatti della più tipica tradizione emiliana (antipasto 7,50€, primi a 7/8€, secondi a 7,50/9€, dolci a 4€). Ritagliatevi una mezza giornata per una Bologna insolita, con il Torri Tour e la visita della Torre Prendiparte.

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