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Il bordello galleggiante

McMahons Point Wharf Sydney

Ecco il posto: McMahons Point Wharf, ovvero la punta della Lavender Bay. Pochi, a parte chi c’è stato o vi abita, sanno di cosa parlo.

 

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McMahons Point Wharf [photo credit Theo G N]

Eppure è un luogo importante. Siamo affacciati sulla bella baia di Sydney, Australia! L’importanza del luogo è il panorama che offre. Avete presente Sydney? La prima cosa che salta in mente è la bianca ed imponente costruzione dell’Opera House, affacciata sulla baia. Ecco, quell’immagine otto volte su dieci è scattata da quel punto di osservazione. Luogo dunque che merita una visita, anche solo per godere dal vivo “della cartolina” più famosa del nuovissimo continente.

Allora, si parte! Il viaggio è lunghissimo, uno dei più lunghi al mondo, poi finalmente si atterra a Botany Bay. Non è tanto per dire, le piste dell’aeroporto di Sydney sono in parte costruite sulla famosissima baia; quella delle rarità botaniche mai viste in Europa e, naturalmente, dei galeotti mandati a scontare la pena nelle nuove terre dell’allora “pimpante” Rule Britannia. Probabilmente, già in volo ci sarà stato il tempo di iniziare a leggere qualche pagina. Il sedile è comodo (speriamo), il tempo non manca. Cosa leggere per entrare in contatto con questa terra immensa per dimensioni, così estrema? Dobbiamo rivolgerci alla grande narrazione ed alla storia. Per entrare in contatto, come direbbe Stendhal, con “il tessuto nervoso” del paese, serve guardare dietro la copertina. Cos’è questo luogo? Chi l’ha costruito?

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Opera House [photo credit Matthew Paulson]

A presentarci “il paese” è Robert Hughes, questo autore (morto da poco) ha scritto uno dei migliori e più completi saggi sulle origini dell’Australia. Un libro scomodo perché affronta senza edulcorazioni le tragiche radici sulle quali si è sviluppato il paese attuale. È un saggio storico sociale, ma scritto con così tanta intelligenza da arrivare ad essere romanzo, La riva fatale è pubblicato dalla Adelphi. Già dalle prime pagine scopriamo cose interessanti come il fatto che gli australiani vivono nella rimozione del passato, un passato scomodo che si distende tra due fatti oscuri.  Il primo è la nascita della nazione sui deportati che ne costituirono gli insediamenti iniziali degni di nota, il secondo è l’emarginazione e lo sterminio degli aborigeni. La storia è oscura ed il fardello pesante, dicevamo, ecco perché nel giro di poche decadi tutto è caduto nell’oblio. Però, grazie ad autori come Hughes, abbiamo la possibilità di lustrare gli specchi nei quali ci riflettiamo, noi come europei (ex colonialisti) gli australiani come popolo. Allora si vede che quella storia oscura, non è più così tanto pesante sul cuore, perché può essere narrata – pur nel rispetto dei fatti – come una grande avventura. E quando guardiamo da quella parte del mappamondo l’avventura è la prima cosa che viene in mente. Anche se oggi non ci imbarchiamo su un tre alberi ma prendiamo un più rapido aereo.

All’inizio, questa terra magnifica e lontana fu sopratutto considerata come il luogo migliore dove riversare tutti gli emarginati, criminali e non, che vivevano in Gran Bretagna. Così nacque la colonia penale australiana. Le voci dei deportati e dei coloni liberi, insieme a quelle degli aborigeni sono il pennello con cui Hughes dipinge un affresco gigantesco e memorabile, una vera epopea. L’epopea della nascita di una nazione. Il libro è importate per il tema che affronta ma è proprio bello da leggere, pagina dopo pagina non ci si stanca. Ed ora arriviamo al nodo iniziale: Il Bordello galleggiante, è un romanzo scritto dall’inglese Siân Rees, pubblicato dalla Garzanti Libri. Immaginate di imbarcare su una nave 237 donne, così dette “di malaffare”, prostitute, ladre, donne disonorate in vario modo. La nave si chiama Lady Julian, la sua rotta è la seguente: Londra, Indie Occidentali (le Americhe), Australia. Non è finzione: benché si tratti di un romanzo, la storia in esso narrata è vera. La incredibile ma vera avventura di donne mandate ai confini del mondo per svolgere “il mestiere più vecchio” e contestualmente dare un futuro alla colonia appena nata. Una lettura intensa e coinvolgente. Perché l’Australia non è solo canguri, koala, e spiagge magnifiche. Alla prossima M.I.

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