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A Vienna con il Doppio Sogno di Arthur Schnitzler

Vienna Panorama
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Panorama dal Stephansdom, la Cattedrale di Santo Stefano [photo credit Miroslav Petrasko]

Fiumi di alcol bevuto al ritmo del charleston, vite bruciate tra le volute azzurrognole di migliaia di sigarette. Il capitalismo che corre ad un ritmo forsennato verso l’inevitabile crack. La grande Hollywoodland! Negli Stati Uniti, gli anni venti… the roaring twenties! Intanto in Europa, si cercava di ricostruire qualcosa di buono dalle macerie della Grande Guerra. Per quanto riguarda gli esiti di tali tentativi, sappiamo come andò la storia.

In questo contesto – delineato a grosse e rozze pennellate – Arthur Schnitzler, uno dei grandi autori a cavallo del XIX e XX secolo, pubblicò nel 1926 Traumnovelle, per noi Doppio sogno. Per avvicinarci un poco di più, va detto che Arthur scriveva del suo tempo, certo, ma anche della sua città: centro dell’Impero asburgico, snodo culturale di imprescindibile importanza, avamposto dell’europa occidentale verso est. Dolce, piena di musica e di bellezza. Wien, meravigliosa città!

Sono pochi i luoghi del mondo che hanno il vanto di essere stati cruciali per il progresso umano, senza dubbio tra questi c’è proprio Vienna. A cavallo tra il XIX ed il XX secolo, al fasto del potere imperiale, immutabile, si sostituisce il declino e la fine di un intero mondo. Finis Austriae, la caduta dell’impero è il segno che marcherà irrevocabilmente il passato, affidandolo ai libri di storia.

Nel frattempo però, dai cafè viennesi passavano alcune delle più grandi figure della cultura e della scienza. Cosa sarebbe l’arte senza la Secessione, senza Klimt? Woody Allen senza Freud? Il mondo senza il concerto di Capodanno? Parigi senza croissant? Milano senza la sua cotoletta? Ops! Scherzetto! Amici meneghini…  non arricciate il naso. Lo sanno tutti che la cotoletta è l’originale ed antica ricetta. La schnitzel ne è la copia, fatta in “Cacania” (la parola viene dal genio di Musil).

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Caffè a Vienna [photo credit J.A. Alcaide]

Uno dei luoghi simbolo della città sono i suoi storici caffè. Il dottor Fridolin, personaggio principale del nostro libro, è in un caffè che incontra un amico dei tempi dell’università e trova l’inizio di una avventura notturna: “s’infilò in una caffetteria dall’aria modesta, permeata della tradizionale intimità viennese”. Poi, più in là nella storia, sceglierà un tavolino in un caffè “di quelli migliori”. Non sappiamo di quali locali si tratta, Arthur in questo è stato avaro – forse lo fece per non scontentare nessuno, chissà? Il solo caffè che nomina è il Vindobona, che è il nome latino della città. Un indizio in più che l’autore, gran frequentatore di locali, volesse cantare l’amore per la caffetteria viennese tout court. Oggi, il TDM in visita, troverà comunque un locale (caffè e cabaret) che porta questo nome, ma non è quello d’epoca -. Tuttavia seguendo i passi di Fridolin possiamo ricostruire nella città attuale il suo percorso, scoprendo cose interessanti.

La prima è che New York non può competere con Vienna; la seconda che Tom Cruise non può essere il dottore del racconto, mentre la Kidman va benissimo come la moglie Albertine. Ovviamente parlo di Eyes Wide Shut il film che Stanley Kubrik girò nel 1999, tratto da questo libro.

Tutta la storia si svolge all’interno del Ring (il centro della città). Fatta eccezione per una scappata in una villa in campagna, oltre l’Ottakring, che segnerà Fridolin in modo determinante; ed una corsa in carrozza che lo porterà a Leopoldstadt, un quartiere dall’altra parte del “bel Danubio blu”; per tutta la storia resteremo ben piantati all’ombra del Hofburg, il palazzo imperiale.

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Rathaus [photo credit Erin Johnson]

Fridolin abita con sua moglie nel quartiere a ridosso dell’università, lo Josefstadt.

Da qui parte e, dopo le sue peregrinazioni, è qui che torna. Tra i due punti, più volte attraverserà la piazza del municipio nuovo, il famoso Rathaus. E’ qui vicino che abbiamo scovato (non senza orgoglio) il caffè “di quelli migliori” dove si ferma a prendere un rinfresco e sfogliare il giornale: il Cafè Landtmann. Difficile che vi sia errore, infatti seguendo le tappe di Fridolin si capisce che il suo giro non lo portò fino al Central (quello dove passarono anche Lenin e Trockij), ed il Central è il solo altro Cafè, ubicato nei pressi, che poteva essere aperto nel ’26.

Dunque, fermiamoci al Landtmann. Facciamo come i viennesi, un caffè con panna ed uno strudel: meraviglia! Questo è il luogo dove prendere tempo, dico prendere e non perdere! Già, la tipica invenzione austriaca è quella di vivere il luogo Cafè senza fretta. Così per noi turisti non sarà una fatica decidere il piano d’assalto alla città. Da dove siamo ora, con quindici, venti minuti, a piedi possiamo arrivare ovunque conti. Giardini, palazzo imperiale, la secessione, musei, la cattedrale, l’opera, ancora musei, gli altri caffè. Quattro passi in più e… il mercato di Vienna è uno dei più belli dove mangiare prelibatezze! Del resto il centro di una capitale imperiale (ok… ex!) è pur sempre uno dei centri del mondo, non è difficile avere ogni cosa a portata di mano. Oh Wien! E per dormire? Arthur ci passa due nomi uno è l’Hotel Bristol, splendido ancora oggi, affaccia sulla piazza del Wiener Staatsoper. L’altro, un poco più a sud, è l’Erzherzog. Però… avviso ai naviganti, vivere sui luoghi originali del libro, in questo caso, costerà un poco, sono hotel costosetti.

Leggere Schnitzler è sempre bello, questo libro in particolare; ottimo per tutti i viaggiatori, anche per chi ha poco tempo (è una novella, un racconto lungo poco più di un centinaio di pagine). L’onirico che emerge con forza dalle pagine, la potente suggestione di cui è capace l’autore, conducono in diretto contatto con l’anima di un mondo ed un tempo, passati è vero, ma che sono vivi ancora oggi. Come sono vivi Musil, Schiele, Freud e Klimt (e pure Mozart và! Quest’ultimo però è un’altra storia). Doppio sogno è pubblicato da Newton Compton Editori. Auf Wiedersehen! M.I.

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5 commenti

Mauro 27 Maggio 2016 - 17:00

E lo stesso vale per “la” Wiener Staatsoper… opera è femminile anche in tedesco 😉

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Monica Nardella 31 Maggio 2016 - 17:56

Se non ci fossi, Mauro, bisognerebbe inventarti!!! Correggo subitissimo 😀

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Mauro 31 Maggio 2016 - 19:28

Al di là del contenuto… finalmente imiei commenti non finiscono più direttamente nello spam 😉

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Monica Nardella 2 Giugno 2016 - 17:50

Ahhahahahahahaha perché mi hai dato consigli da non cestinare 😀

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Mauro 27 Maggio 2016 - 16:54

lo Josefstadt

Piccola correzione: “la” Josefstadt. “Stadt” (cioè città) è femminile sia in tedesco che in italiano.

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