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Un libro che va letto su carta tra Buenos Aires e Parigi

Paris

Uno di quei viaggi che non scorderai mai. Ci sono dei libri che vanno letti come si faceva una volta, sulla carta. C’è poco da fare. Con buona pace del mondo che corre su schermi sempre più efficienti. Il motivo è semplice, certe opere sono state concepite per essere stampate e lette “alla maniera di Gutenberg”. È ovvio che prima del digitale ogni opera sia stata scritta per essere contenuta nel vecchio libro, e che oggi possiamo scegliere altri mezzi di lettura. Lo sappiamo bene, non siamo Amish o luddisti! Tuttavia, lasciatemi dire: ci sono delle eccezioni al “leggilo pure su qualsiasi supporto”. Rayuela di Julio Cortazar è una di queste eccezioni. Julio è molto famoso, un pezzo da novanta della letteratura latinoamericana, un grande della letteratura di ogni tempo. Questo “non romanzo” è la sua opera più conosciuta; un’opera che raggiunge alte vette. Ma facciamo un passo indietro. Perché, dicevamo, sarebbe preferibile leggere questa storia sulla carta? Perché non è una storia normale. Il lettore la governa (almeno in parte). Il lettore può scegliere attivamente come procedere nella lettura del libro. Ce lo spiega Julio all’inizio: dal capitolo 1 al capitolo 56, lasciando il resto “senza rimorsi”, perché quella è la fine del libro (ovvero di un modo di leggerlo). Oppure, si può partire dal capitolo 73 e continuare seguendo l’ordine indicato alla fine di ogni capitolo. Il libro è dei primi anni ’60 ed è stato uno dei più innovativi mai scritti fino a quella data (ma in verità non ha tempo, e potrebbe essere stato scritto anche il mese passato). Ora, non so cosa ne pensate voi, ma smaterializzare un’opera del genere costringendola dentro uno schermo, mi dà l’impressione che… ecco, che si perda qualcosa. In una lettera Cortazar spiega: “Basta dire che il libro è ambientato metà a Buenos Aires e metà a Parigi … ma che spesso gli episodi si svolgono in una no man’s land che la sensibilità del lettore dovrà situare”. Dunque facciamo il punto. Rayuela è una parola che indica il gioco della campana, sapete, quello con le caselle sulle quali si salta (in spagnolo è detto anche “il gioco del mondo” che da noi è diventato il sottotitolo del libro). Primo, non è un romanzo classico. Secondo, lo si può leggere in almeno due modi. Già, infatti per procedere si può anche scegliere una strada più personale, pescando a caso! Terzo, quella che abbiamo tra le mani non è una sola storia, sono almeno tre diverse storie che traggono linfa da tre ambientazioni differenti. Niente paura però, tutto è sapientemente intrecciato ed il protagonista (Horacio Oliveira) che si muove da una parte all’altra dell’Atlantico, è un personaggio che non si dimentica. Divertente e drammatico, fresco e profondo e grottesco. Una storia di quelle che davvero ti cambiano la prospettiva sul mondo. Horacio e la sua vita, ciò che pensa, quello che prova, sono un enorme specchio nel quale scrutare. Poi c’è il propulsore del mondo, Eros, l’amore. Horacio e la Maga, che è il suo amore. Stanno insieme, si lasciano ma… Non è il caso di dire altro. Una storia così, un libro così bello lo si deve scoprire da soli, raccontarne la trama potrebbe sciuparlo. Cari TdM se siete ancora in partenza (beati voi), mettete Cortazar in valigia! Leggetelo in auto, treno, aereo, in barca, sotto l’ombrellone. Non ve ne pentirete! Alla fine, Rayuela è uno di quei viaggi che non scorderete mai! L’ottima edizione in lingua italiana è pubblicata da Einaudi. Riprendendo quanto dicevamo all’inizio, mi diverte chiudere con una famosa battuta di Bogart: “è la stampa bellezza! E tu non ci puoi fare niente!” (viene dal film di Brooks, L’ultima minaccia, del 1951). Ok… il film parla di giornali e libertà di stampa, ma la battuta è troppo bella per lasciarsela scappare. E con il caldo imminente (pare proprio che l’estate non sia finita, per fortuna), anche se non c’entra poi molto, la trovo rinfrescante! Alla prossima M.I.

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