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Roma: il giro delle sette chiese, San Lorenzo

Il giro delle sette chiese: San Lorenzo

San Lorenzo Roma Giubileo

Il pellegrino che avesse un paio di giorni per girare la città, dovrebbe prendere in considerazione una bella passeggiata storica e spirituale che da secoli (almeno da cinque secoli!) prende il nome di “Giro delle sette chiese di Roma”.

Ovvero: sette chiese, sette quartieri (cioè, quasi sette, oppure anche otto, nove… insomma dipende dal giro), sette luoghi ognuno distinto dall’altro da caratteristiche che affondano le loro radici nella millenaria storia della città.

Il “giro” è uno dei modi più belli (possiamo ben dire che si tratta di un tour classico!) per visitare Roma, scoprendone alcuni tra i suoi vari aspetti: la città della fede e quella dell’arte, la città del cibo, e quella del popolo, delle persone che la abitano, i tanti e diversi, rioni e quartieri.

Il fatto che rende straordinario questo “girare” è che ogni piano s’interseca all’altro; andare per Roma, nei fatti, significa essere dentro un universo.

La città è come un grande mosaico, solo da una certa distanza si può ammirare il quadro generale; ma attenzione, ogni tassello è unico e meraviglioso, solo guardando da vicino si può goderne a pieno.

Ecco “le sette chiese”:

Il nostro tragitto è idealmente diviso in due percorsi. Entrambi muovono dall’esterno della città, “da fuori le mura”, verso il centro. I punti chiave sulla nostra strada saranno le basiliche di San Giovanni in Laterano (già sede papale) e quella di San Pietro. Quest’ultima, “la tomba di Pietro”, sarà il centro del Giubileo, umbilicus urbis per il pellegrino e, fine del nostro girovagare.

Prima tappa: San Lorenzo fuori le mura e il Tiburtino.

Sembra di trovarsi in una cittadina, piccola per la verità, ma popolata come se fosse assai più grande di quello che è. Lo sferragliare delle ruote sui binari, i fischi dei treni in partenza ed arrivo dalla stazione Termini, uniti al caos, alla frenesia tipica di un grande mercato.

Colori del mondo sulle facce di chi incrociamo, musica dalle finestre delle case, crocchi di persone fuori dai locali che si aprono per le vie. Non siamo a contatto con i fasti architettonici di Piazza di Spagna, non c’è il panorama che si gode dal Pincio. Siamo a San Lorenzo, cuore del quartiere Tiburtino.

SanLò è un luogo da prendere per il verso giusto. Uno di quei posti che, c’ è poco da fare, o li ami o li odi. La sua storia è quella del piccolo borgo addossato alle grandi mura romane che cingono la città (le mura aureliane). Borgo che ne ha fatta di strada durante la sua storia!

Luogo di transito per le merci (la ferrovia è parte del suo paesaggio). Quartiere popolare, operaio ed artigiano. Fortezza dell’antifascismo romano.

Quartiere universitario per vocazione (addossato com’è alla Sapienza), oggi è meta del divertimento notturno che si muove tra i tanti locali fioriti negli anni. SanLò, durante l’ultima guerra, fu il posto più devastato dalle bombe alleate (ricordate la canzone: “cadevano le bombe a San Lorenzo..”?).

Ancora oggi è possibile girare per le sue strade e scoprire i segni della guerra, palazzi che conservano gli sventramenti delle bombe, come severo monito per il viandante (fino a qualche tempo fa, su uno di questi muri – ben visibile dalla ferrovia – svettava la scritta “eredità del fascismo”).

Il baricentro del “paese San Lorenzo” è composto da due piazzette vicine, quasi a formare un solo spazio, quella della chiesa dedicata all’Immacolata, e quella del mercatino rionale. Sacro e profano. Interessante pensare come quest’accoppiata di piazze, rimandi, in modo casuale, al binomio che innerva il quartiere e la città.

Tutt’intorno poi, locali, qualche negozietto, ma soprattutto locali. Per bere, mangiare al volo, seduti al ristorante, sentire musica… divertente SanLò!

A proposito di ristoranti. Pier Paolo Pasolini consumò il suo ultimo pasto in un ristorante del quartiere, quando era ancora un posto assai operaio. Oggi sono soprattutto gli studenti a viverci ed una certa anima popolare è andata inevitabilmente perduta. Tuttavia, la forza con la quale la cultura e l’arte si sono riappropriate di spazi nel cuore del quartiere, dimostra come spesso i mutamenti che sembrano portino solo rovine, invece spingono verso il miglioramento.

Ora, prendiamoci un po’ di tempo, magari per un caffè. La scelta, come si diceva, non manca. Tra i tanti luoghi, noi ci fermiamo sempre volentieri sotto la pergola del Bar Marani. Da queste parti, un’istituzione. Si tratta di una terrazza al centro dell’andirivieni del quartiere. Non aspettatevi il Caffè Greco in via Condotti! Tuttavia, la sosta vale la pena.

Qui, seduti ad un tavolo con il nostro caffè, possiamo rilassarci: aprire un giornale, un libro, la mappa della città, oppure consultare lo smartphone in tranquillità. L’architettura intorno a noi è modesta ma attraversando la Tiburtina, due passi e sbuchiamo in una piazzetta meravigliosa.

Di fronte a noi le imponenti mura di mattoni costruite da Aureliano s’interrompono in un varco: Porta Tiburtina. Ecco da dove passavano gli antichi romani per entrare nell’Urbe. Questo era il tracciato originale della consolare che univa Roma e Tivoli.

È un posticino da non lasciarsi sfuggire! Ma ecco che giungiamo al cuore del nostro giro. Se a Parigi c’è il Pere Lachaise, a Roma c’è il cimitero monumentale del Verano. Se a Parigi non avete esitato a farvi un giro tra le tombe dei personaggi illustri, entrate e visitate anche il grande cimitero di Roma.

Il Verano è uno dei confini del quartiere, ed è anche la meta del nostro girare, infatti è qui che sorge San Lorenzo fuori le mura. La chiesa non vi lascerà senza ricordi. Uno su tutti, la famosa graticola, con sangue, sulla quale Lorenzo fu martirizzato.

Cari TdM la nostra prima tappa giunge al termine ma prima di continuare, ci vuole qualcosa… Trovato! Un libro magari. Ecco, noi abbiamo un libro davvero giusto. La Storia di Elsa Morante, un grande romanzo, un classico contemporaneo che inizia così: “Un giorno, … godendo di un pomeriggio … si trovava … a girovagare nel quartiere di San Lorenzo, a Roma.” Mentre ci lasciamo alle spalle SanLò trovo divertente leggere di qualcuno che vi giunge.

Ad majora! M.I.

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