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#Unusualibiza: alla scoperta della vera anima dell’Isla Blanca!

Dalt Vila Eivissa Ibiza

Isla Blanca (o Illa blanca) è solo uno dei nomi con cui è conosciuta Ibiza. Tutti pensano al colore delle case: fuochino, le case c’entrano, ma non il colore.

Ibiza: la Isla Blanca

Si parla di Isla Blanca perché le case sono sparse in un territorio incredibilmente vasto, come se gli ibizenchi (e non solo loro) inseguissero una solitudine che non fa rima con isolamento ma con una piacevole lontananza dal mondo per ritrovare se stessi. La nostra “unusual Ibiza” ci ha mostrato il lato malinconico, spirituale, hippy, pacato di un’isola che paga – con pregiudizi duri a scalfire – l’eco dei party estivi.

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Sa Caleta

Il nostro primo assaggio dell’altra Ibiza è Sa Caleta, la deliziosa baia scelta dai Fenici per la fondazione del primo insediamento a sud dell’isola (circa VII secolo a.C). Ci si arriva agilmente (è molto ben segnalato) e non si deve pagare alcun biglietto d’ingresso: uno spettacolare “museo a cielo aperto” tutto per voi! Lasciate l’auto nel parcheggio – vi consigliamo di arrivare presto per evitare di incrociare bagnanti e avventori del ristorante – e oltrepassate la corda che sembra impedire il transito. 
La maggior parte dei turisti rimane al di qua, accontentandosi del bellissimo scorcio godibile dalla spiaggia, ignorando il tesoro che ammirerebbe se facesse un piccolo sforzo! Salite sulla collinetta e abbracciate con lo sguardo la vera baia di Sa Caleta e, se ci riuscite, immaginate un operoso villaggio fenicio alle prese con l’estrazione del sale, la pesca e la salatura del tonno in prossimità del mare e il clangore degli strumenti per la lavorazione del ferro a monte. Purtroppo solo 1/3 dell’insediamento è attualmente visibile, peraltro limitato alle sole fondamenta! 
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L’insediamento fenicio di Sa Caleta

I Fenici, dopo solo 50 anni hanno abbandonato Sa Caleta per fondare un villaggio in una baia strategicamente più sicura e in un porto naturale più grande: Eivissa. Speriamo che, come ci ha spiegato la guida, tutte le strutture militari realizzate sulla collina negli anni ’60 vengano presto convertite in un polo museale che racconti ai visitatori la maturità del popolo a cui gli ibizenchi devono davvero molto!
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Panorama sulla spiaggia da Sa Caleta

Spostatevi quindi verso il piccolo villaggio di Es Cubells: questo gioiellino aggrappato su di una roccia, si stringe attorno a una piazzetta, una chiesa tutta bianca e molto spartana e un ristorantino. Aggirate Mare de Déu del Carme, ammirate il panorama sul mare e, se vi interessa, scendendo qualche gradino sulla sinistra, date un’occhiata al luogo di eremitaggio di Padre Palau, il frate carmelitano che si ritirava qui, in preghiera o nella mistica Es Vedrà
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Es Cubells

Il profilo maestoso di questo “scoglio” avvolto nel mistero facente parte del parco di Cala d’Hort vi si parerà davanti all’improvviso, mentre sarete diretti a Ses Paisses. Fermatevi ad ammirarlo in tutta la sua “altezza” (380 metri) e dopo qualche minuto vi convincerete che è davvero uno dei simboli di Ibiza! Luogo di leggende (paragonato al Triangolo delle Bermude a causa delle bussole che impazziscono, dei cerchi di luce che materializzano all’improvviso e delle “apparizioni” inspiegabili) è disabitato MA vi si può avvistare la bellissima lucertola blu con impercettibili puntini gialli!
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Es Vedrà

Dopo questa esperienza, giungete a Ses Paisses de Cala d’Hort. Il cartello non è facilmente visibile ma basterà prestare un po’ di attenzione lungo la strada tra Cala d’Horte e Cala Vadella (l’ingresso è sulla destra). Il sito non è tutelato come ci si potrebbe aspettare da una tenuta di campagna fenicia (V sec. a.C.), usata anche dai cartaginesi e dai romani e con annessa necropoli ma, ovviamente, vale la pena di fermarsi per visitarla. Potrete innanzitutto confermare l’ottimo gusto dei fenici nella scelta dei propri insediamenti. Le fondamenta della casa rurale vi racconteranno le destinazioni di ciascuna stanza (oltre all’unità abitativa, infatti, si individuano dei magazzini, un mulino e una cisterna) e la vista… vi lascerà senza fiato!
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Ses Paisses

 

Nel bel mezzo della foresta, infatti, si apre un varco sul mare e, sorpresa, su Es Vedrà! Inerpicatevi quindi sulla collina, esattamente alle spalle di un osservatorio: vedrete delle fosse tra la vegetazione tipicamente mediterranea: si tratta di due necropoli, una certamente punica e l’altra bizatino-romana di difficile datazione fortunosamente scampate alle incursioni vandaliche.
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Can Berru Vell

La passeggiata prosegue. Lungo la statale da Sant Josep a Sant Antoni, sulla sinistra, troverete la scritta Capella d’en Beja. Se volete, imboccate a stradina per ammirare una piccolissima cappella devozionale (con dentro un crocifisso e qualche immagine della Vergine) con accanto un agave enorme! Uscite dallo sterrato e dirigetevi a Sant Agustì des Vedrà, una comunità di artisti dove troverete l’omonima chiesta, un negozio multifunzione (tabacchi, bar, alimentari e persino ufficio postale!), casette tipiche, una importante scuola di musica, il Bar Berri e il ristorante Can Berri Vell
Quando si dice trovarsi nel posto giusto al momento giusto: proprio mentre spiavamo nel giardino del ristorante (chiuso) è passato Vicente Tur, il proprietario, che ci ha permesso di dare un’occhiata all’interno. Questa struttura storica (proprio quest’anno celebra i 30 anni di attività) è ubicata in una deliziosa casa coloniale, propone una cucina che si ispira agli esperimenti di Ferran Adrià. Aperto solo dal 1 aprile al 1 novembre, al Can Berri Vell conviene prenotare, soprattutto d’estate e se volete assicurarvi una cenetta romantica in un incantevole terrazzino vista piazzetta dove si trova un solo tavolino… 
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Santa Gertrudis

Le prelibatezze descritte da Vicente ci hanno fatto venir fame e ci siamo diretti nella sorprendente Santa Gertrudis
Il paese, pur essendo situato nell’entroterra, preserva un spirito modaiolo che ci sorprende. Negozietti, locali, viuzze acciottolate ci parlano di una realtà vivace, moderna e vocata a un bel turismo. Il must sarebbe un pranzo da “Costa”, in grande locale in pieno centro, famoso per gli affettati e per la straordinaria – e preziosa – galleria di quadri esposti alle pareti – ma non abbiamo voluto metterci in fila e quindi ci siamo infilati nel locale adiacente. 
Santa-Gertrudis-Ibiza

Santa Gertrudis

Scartata l’opzione “menù turistico” abbiamo optato per le classiche e sempre vincenti tapas. Se però preferite un localino più glamour, potete sperimentare Musset: oltre a un menù davvero ricco con un occhio di riguardo ai vegetariani, potrete pranzare su un pavimento di vetro in cui si intravede una singolare serie di sculture in argilla! 
Stanchi? Ma no! Fatto il pieno di energie, dirigetevi a Sant Miquel
La tappa che vi consigliamo di pianificare è sicuramente l’omonima chiesa che mostra un’antica cappella in cui sono state riportate alla luce, del tutto casualmente, le antiche decorazioni. 
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Sant Miquel

Tutti i simboli rinvenuti negli affreschi sono riconducibili a Gesù Cristo (checché qualcuno insinui altri significati più oscuri). Noi abbiamo trovato adorabili anche i disegni che rievocano temi marinari o agricoli all’interno della chiesa “nuova”. 
Non sempre è aperta: caso mai fosse chiusa, tentate con il negozio di souvenir che possiede la chiave. Nella vicina Balafia, invece, non dovete assolutamente perdervi le case-fortezza di Sant Llorenc de Balafia!
Sant-Llorenc-de-Balafia

Sant Llorenc de Balafia

Questa visita – che si esaurisce in realtà a un sopralluogo esterno – vi permetterà di ammirare cinque case rurali fortificate con due torri e croci bianche dipinte per proteggerle dagli attacchi nemici. La location è semplicemente idilliaca: in piena campagna, tra cacti, fichi d’india, fiori profumati e alberi carichi di limoni non sembra proprio di essere a Ibiza né tanto meno su di un’isola!
A conclusione del tour on the road (che si è svolto dalle 10 del mattino alle 18 circa) alla scoperta di #UnusualIbiza, abbiamo visitato Santa Eularia des Riu, la splendida cittadina arroccata sulla collina attraversata dall’unico fiume dell’isola, con la chiesa fortezza, il ponte romano e la leggenda degli gnomi, il mulino ad acqua e il museo etnografico installato nella casa di Can Ros! 

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1 commento

Anonymous 10 Giugno 2014 - 21:47

gentile signora, ho letto con molto interesse “unusualibiza” anche perché a fine mese andrò proprio “lì” ospite di un’amica!! Visiteremo sicuramente i siti da Lei segnalati!! Mi farebbe piacere leggere anche il Suo articolo relativo al Mulino di Santa Eulalia ed al museo etnografico, ma……….dove li trovo?? Grazie se mi potrà rispondere e complimenti di cuore…brava!!! la mia mail: shadilil @ virgilio . it . Cordiali saluti e…buona vita!!!! liliana

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