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Lo Scaffale di TDM: Primavera!

Spring is here
Conoscete l’usanza del caffè sospeso a Napoli? NO? “…quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo…” da Il caffè sospeso, romanzo di Luciano De Crescenzo. Ebbene, è partita l’iniziativa #librosospeso! Lasciate un libro pagato in cassa per un altro lettore e liberate la cultura! Noi abbiamo dei libri da suggerire…

È tempo di primavera, di rinascita. Il mondo, intorno ai viaggiatori di TDM, si ravviva. I fiori sbocciano, le rondini ritornano e trallallero… ritornano anche le allergie ai pollini! Da noi, la Pasqua alle porte, simbolo di rinascita anch’essa (per i credenti, è ovvio) suggella il momento con sacralità. In altri luoghi, in altre latitudini, riti di fertilità ed iniziazione, feste, festival e pellegrinaggi, o più semplicemente momenti d’incontro tra amici e parenti. Tutti sotto il segno della “bella stagione”. Ecco i barbeque in campagna, le passeggiate, l’intensificarsi delle gite e dei viaggi. All’insegna delle trasformazioni, da crisalide a farfalla (forse è tirata un po’ per i capelli ma dato che ci troviamo… butto là, a beneficio d’inventario “stagionale”, che la meravigliosa parola greca: Psukè, vuol dire sia anima sia farfalla) ci piace mettere nello scaffale della settimana un paio di cosette strane, come è strano ogni cambiamento. “Ritornai in rue Saint-Honoré. Quella notte non dormii. La mattina dopo ero di servizio con la mia compagnia: dovevamo fare ala lungo il boulevard, alle cinque del mattino. Risalii fino a Place Vandome, dove con altri aspettavo notizie su…” Più volte abbiamo parlato di quanto sia errato giudicare, come è solito dire, un libro dalla copertina. Il virgolettato precedente ne è un esempio. Che romanzo sarà? Potrebbe essere un racconto di genere, forse un poliziesco? Data l’ambientazione parigina, si tratta di un noir? Frasi brevi, scrittura essenziale, con così poco è difficile giudicare, ma con buona approssimazione potremmo azzardare: scrittore contemporaneo. Un francese, forse. La compagnia di cui fa parte l’io narrante è di polizia, dei vigili del fuoco o di chissà cosa… Fine del quiz. L’autore si chiama Restif De La Bretonne e le notizie che attendeva erano relative alla condanna di Luigi XIV. Già! Ne Le notti rivoluzionarie, Restif ci fa la cronaca, a volte ora per ora, di quel che accadde in quel periodo unico e fondamentale che fu la Rivoluzione Francese. Quello che racconta il nostro è particolarmente interessante perché, il suo, è uno sguardo “dal basso verso l’alto”, dalla strada, dalla vita quotidiana delle persone, e sopratutto dalle loro notti, come avverte il titolo dell’opera. Un’ottima riduzione, tascabile, ben tradotta è edita dalla SE di Milano. Avevamo detto, letture stravaganti. Ecco perché, usando il tema della trasformazione, siamo partiti da un libro che ci immerge nella trasformazione politica e sociale più importante di sempre. Come anticipato, non facciamoci trarre in inganno da periodo ed autore. Il libro è agevole, si legge con piacere; non è privo, tra l’altro, di episodi ora piccanti, ora divertenti. Un classico poco conosciuto, dal quale cinema e letteratura pescano a piene mani da sempre. Salto temporale e spaziale! Il miglior amico dell’uomo, anche lui in questa stagione cambia, chi possiede un cane lo sa. La muta del pelo è là a ricordare che la primavera è giunta, anche se fuori è ancora pioggia e freddo. “U-u-u-u-u-hu-huu!” con questo ululato ha inizio uno dei racconti più belli di Bulgakov, Cuore di cane (davvero comodo nell’edizione BUR tascabile). Questo libro è, meritatamente, famosissimo. Bello da leggere in viaggio; un capitolo prima di partire, un paragrafo durante un’attesa, un po’ di più la sera prima di addormentarsi (e poi, probabilmente finirà lì, poiché si tratta di un opera più vicina al racconto lungo che al romanzo). Filip Filipovic, Sarik, Zina ed altri personaggi vi faranno compagnia in una storia di cui non si può dire altro. Troppo breve, troppo bello, troppo da leggere, per rischiare di svelarne la trama! In ogni caso, dato l’autore, si può star tranquilli. Ecco, ora avrei dovuto “scaffalare” un altro libro, ma non ce la faccio, sarà per la prossima volta. Michail ha preso il sopravvento. Lui è, come si sarà capito, uno di quelli che ci piacciono parecchio! Dunque, spendiamo il tempo che ci rimane in sua compagnia. Leggere Bulgakov, innanzi tutto è come andare a teatro. Un ritmo scandito da dialoghi e battute, personaggi che entrano e che escono, descrizioni utili, mai pesanti o leziose. Oltre ciò con Micha, c’è il “tra le righe”, che è sempre un gustoso altro romanzo nel romanzo, tutto da scoprire. Il titolo da mettere in tasca, romanzo postumo, pubblicato una trentina d’anni dopo la morte dell’autore, nonché sua summa poetica è: Il Maestro e Margherita. Uno spettacolo pirotecnico composto con carta e inchiostro, un capolavoro. Nella speranza di alimentare la curiosità di un nuovo, possibile, adepto Bulgakoviano citerò qualcosa solo dal capitolo due, dove si racconta della giornata (decisamente in tema con pasqua e primavera, così chiudiamo il cerchio in bellezza) nella quale Ponzio Pilato si trovò a decidere sulla sorte del Nazzareno: “O numi, numi, per quale ragione mi castigate? … non c’è dubbio è lei, l’invincibile, orrenda malattia… l’emicrania, per cui mi duole la testa…” Non sarà stata, per caso, la terribile emicrania, che affliggeva il procuratore di giudea, il motivo per cui Joshua finì sulla croce? Questo, è solo uno dei momenti di un opera varia, che difficilmente si dimentica. 

Alla prossima! M.I.

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