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Lo Scaffale di TDM: Diari, corpi, famiglie.

Aforisma Pennac

Egalitè, uguaglianza. Parte del motto repubblicano per eccellenza ed aspirazione al progresso delle relazioni umane, forse, utopica. È davvero opportuno che sia un autore francese ad affrontare l’argomento, proponendoci un viaggio inaspettato. Iniziamo con il dire due cose, la prima è che l’egalitè a cui ci si riferisce non è il tema del viaggio, bensì un suo riflesso; la seconda è che Pennac (famosa firma d’Oltralpe) ha realizzato una delle opere più umaniste degli ultimi anni; ma, come si dice, andiamo al sodo.

 

Journal d’un corps, tradotto in italiano per la Feltrinelli con il titolo Storia di un corpo è il diario di un uomo, letteralmente, del corpo del protagonista. Chi conosce Pennac, non resterà deluso da questa prova, anzi ritroverà quell’ironia e quella capacità di sorprendere così tipiche dell’autore di Malaussène. In ogni caso, questa volta ci troviamo a viaggiare per un’altra terra (dicevamo, umanista: infatti una storia che mette in scena, dall’infanzia alla morte, la vita del corpo di un uomo, è quanto di più umanista, terreno ed incredibilmente egualitario si possa trovare in giro), i paesaggi descritti sono quelli dei bisogni, delle necessità, delle peripezie, degli alti e bassi, dei godimenti e dei travagli che segnano il corpo; anche, però, le relazioni del corpo con gli uomini e donne che lo circondano e con cui procede nell’esperienza umana. È un viaggio universale poiché la materia che lo costituisce è comune a tutti. Prima di partire per un viaggio, in qualche modo, si ha sempre un immagine pre-costruita di ciò che incontreremo, ecco, non lasciamoci fuorviare da questa, il libro in questione è divertente, dinamico, non privo di momenti realisticamente drammatici (non sarebbe potuto essere altrimenti), inoltre è un libro che può essere, davvero, letto come un diario, nonché seguendo i famosi “dieci comandamenti del lettore” stilati proprio da Pennac. Si può, ad esempio, leggere scegliendo di non seguire la successione cronologica, spulciando, saltando da una giornata del 1940 ad una degli anni ’80, nessun problema. Addirittura, quasi per venire incontro ad una delle esigenze di noi viaggiatori intenti ad aspettare un treno, aereo, traghetto… alla fine del volume un comodo indice analitico è utile per scegliere con quale tema legato al corpo, o parte di esso, abbiamo voglia di passare un po’ di tempo per ammazzare l’attesa, trasformando il romanzo in un pratico “libro da fila” (..e chi ci ama ci capisce!)
Una delle speranze dell’autore, e di noi lettori, è che prima o poi venga scritto e pubblicato anche un journal d’un corps femminile, scritto da una donna; allora il viaggio sarebbe completo.
Nell’attesa che questo “secondo diario” sia scritto, voliamo dalla Francia all’Ungheria. Peter Esterhazy, sarà il nostro Cicerone alla scoperta del mondo incredibilmente vario rinchiuso nella sua opera maggiore, Harmonia Caelestis, anche questo libro pubblicato dalla cara Feltrinelli nell’economica. Passiamo dalla storia di un corpo, alla storia di una famiglia, gli Esterhazy (famiglia da cui discende Peter), un viaggio che abbraccia diversi decenni e luoghi, mettendo in scena le vite di personaggi che pur nelle loro peculiarità diventano rappresentativi di un’intera epoca della storia d’europa.
Il racconto è diviso in due parti distinte, nella prima sono elencate 371 frasi (ovverosia aneddoti, aforismi, microstorie) collegate da due grandi principi ordinatori: la voce di chi scrive, la figura del “buon padre”; nella seconda si narrano “le confessioni di una famiglia”. Un viaggio, un’avventura, un’ottima lettura da tenere in valigia o sul comodino. Anche, come ogni romanzo che si rispetti, una fonte di inesauribili possibilità; frase numero uno: “È di una difficoltà cane mentire senza cognoscere [sic!] la verità”.

 

Alla prossima. M.I.

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