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Lo Scaffale di TDM: letture praghesi.

Castello di Praga
“Era tarda sera, quando K. arrivò.” Con questa semplice frase ha inizio una delle avventure più incredibili della letteratura europea. Il castello (Das Schloss) di Franz Kafka. “Il villaggio era immerso in una spessa coltre di neve”. Dunque, un uomo dal nome misterioso (lapalissianamente evocante l’autore), un villaggio, tanta neve, una serata invernale e Franz continua descrivere… “Non si riusciva a vedere la collina, nebbia e oscurità la circondavano, neanche il più debole bagliore di luce indicava il grande Castello”. Appare tutto innocuo, a chi legge, nulla di straordinario, eppure siamo già entrati, dopo queste poche righe, in un territorio diverso, strano, alterato, a volte disturbante, sicuramente velato d’onirico, in un termine solo: kafkiano. Il castello che dà il titolo al libro, non è quello di Praga, eppure è difficile pensare che non vi sia una connessione. Quell’imponente castello che Franz conosceva bene e che, ancora oggi, sovrasta ogni abitante ed ogni viaggiatore in transito nella capitale Ceca. Città magica, Praga. Con Torino e Parigi è messa, da tempo, a vertice del così detto “triangolo occulto”, già questo dato, così strano (in primis, ai pragmatici), rende affascinante l’approccio ad una città straordinaria sotto ogni aspetto. 
Passeggiare per le strade del centro storico, bere una pivo (una birra) artigianale nel quartiere di Mala Strana, cenare in trattoria con oca arrostita come piatto principale, tutte cose che oggi come ieri (nonostante tutti i cambiamenti del caso), donano al praghese “della domenica”, insomma al viaggiatore, al turista, le sensazioni ed i sapori che visse il nostro Franz. Ogni cosa facciate, ogni luogo visitiate, sopra le vostre teste ci sarà sempre il castello, anche quando per distanza o prospettiva non lo si vede, ebbene, lui sorge sulla collina e, di lassù, vi domina. K. agrimensore di professione, deve lavorare per il castello, ma lo vedrà mai? Riuscirà ad esservi ammesso? Chi vive, poi, nel castello? Le storie di Kafka sono magistrali nel descrivere le difficoltà dell’uomo moderno, la sua lotta per non soccombere in un mondo difficile, mondo che viene rappresentato attraverso la trasfigurazione onirica. È stato acutamente suggerito da una critica che la tipicità dell’incubo kafkiano non è quella di terrorizzare bensì di opprimere il respiro fino alle “soglie dell’asfissia”. Eppure nonostante ciò, anzi proprio per questa sua “tipicità”, la scrittura di Franz è grande. La pagina è chiara, scorrevole e, di frase in frase, Franz costruisce un mondo che non si dimenticherà facilmente e nel quale troveremo, come accade solo con i grandi, molti riferimenti anche alla nostra epoca, alle nostre vite. Un viaggio nella bella e romantica Praga, vale la pena. Con un buon libro in tasca è ancora meglio! “Il castello” è edito da tante case, ce n’è davvero per tutti i gusti, noi suggeriamo quello, economico e ben tradotto, pubblicato da Einaudi nei tascabili.
Alla prossima! M.I.

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