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Lo scaffale di TDM: la Svizzera poco neutrale di Monsieur D.

Neuchatel Svizzera

foto | Tambako the Jaguar

 
Autunno! Ed anche quest’anno sembra essere un “autunno caldo”. No, non mi riferisco al clima. Piuttosto ai fatti (politici, economici, sociali) del mondo che ci circonda. Pensando alla situazione, quanto meno “affaticante”, non è stato facile decidere cosa mettere in valigia per il week end. Chi viaggia, più di altri, ha a cuore la sorte del mondo e delle persone, allora serve qualcosa… la giusta “medicina” per lo spleen autunnale, e per l’horreur du domicile (per dirla con Baudelaire) che ci spinge alla partenza.
Caustico ed irriverente, profondo e leggero ad un tempo, Friedrich Dürrenmatt, lo svizzero meno neutrale che conosco, è senza dubbio la scelta migliore per assicurarsi una compagnia di viaggio difficile da dimenticare. Detto l’autore, diciamo subito qualche titolo: per una lettura divertente (magari fatta a due voci, così per passare il tempo) “La morte di Socrate“. Se siete in attesa, qualsiasi attesa in qualunque luogo… “Romolo il grande“, siamo certi vi saprà intrattenere nel modo migliore. Di cosa trattano i due volumetti (esili di pagine, corposi per il contenuto), beh! Uno, di Socrate, ovviamente, ma non del filosofo che conosciamo, bensì di un Socrate amante del vino e del “far niente” e di un Platone tutt’altro che “platonico”. L’altro, dell’ultimo imperatore targato SPQR… un tipo ben poco regale. 
Sono due testi teatrali (anche se solo il secondo lo è davvero) ma, per carità, non tiriamo giudizi sommari tipo: leggere il teatro è noioso. Qui non si propone né Ibsen, né Pirandello che, a leggerli in viaggio, non sono il massimo (salvo non si sia cultori del genere). Queste due pièce di Dürrenmatt, pubblicate (in curati volumetti) da Marcos Y Marcos, si leggono bene come racconti e scorrono via felici fino alla fine: consigliatissime!
In ogni caso, o come dicono alcuni, puntando su tutte le ruote… c’è un libro, con cui è difficile sbagliare: “I racconti“. Editi da Feltrinelli nei tascabili. Dico che è difficile sbagliare perché è forse nei racconti che c’è il meglio del meglio di questo grande autore svizzero del novecento.  Però questi svizzeri?! Non so… Va bene, va bene.  Se c’è un’eccezione alla famosa chiosa di Orson Welles, ricordate: “…la Svizzera ha prodotto solo orologi e cioccolatini…” allora, questa eccezione è il caro Monsieur D. del quale – confessio- siamo grandi fans! Dicevamo, i racconti. Avete poco tempo o poca voglia. Oppure state gustando un aperitivo e volete qualcosa da leggiucchiare di non troppo impegnativo. “La Salsiccia””, è un racconto lungo due paginette sottili. Cercate qualcosa che vi impegni mentre il treno sta compiendo il suo tragitto… avete solo l’imbarazzo della scelta, e parlo della lunghezza dei racconti, poiché la qualità è sempre altissima. Dürrenmatt, anche chi non lo conosce, avrà sentito parlare della pièce: “I fisici“, assai famosa. Oppure del romanzo “Il giudice e il suo boia“; o ancora, dell’altrettanto famoso, racconto: “La panne“. Chi non ne ha mai sentito parlare, non si preoccupi, il bello dei libri è che non scappano via, c’è sempre tempo per abbordarli! Tanto per dire meglio di chi parliamo, oltre che drammaturgo e scrittore, anche pittore, Friedrich ultimamente è un autore molto in voga anche al cinema (per inciso, F.D. è morto nel novanta): Sean Penn ha tratto dal libro “La promessa” il suo omonimo film con Jack Nicholson. I grandi sono sempre trasversali. Anche il nostro Alberto Sordi in compagnia del grande Michel Simon si è cimentato in un personaggio Durrenmattiano ne La più bella serata della mia vita, film di Ettore Scola tratto da La Panne.
Al fine, in attesa di castagne, vino e maglioni di lana… un ottimo autunno “Durrenmattiano” a tutti. Alla prossima! 
M.I.
 
La chicca: a Neuchâtel, città svizzera adagiata sull’omonimo lago dove l’autore ha lungamente vissuto, è stato istituito nel 2000 il Centre Dürrenmatt Neuchâtel, luogo di esposizione permanente delle sue opere pittoriche, ma anche di incontri, dibattiti, conferenze, concerti e, soprattutto, mostre di giovani artisti che, come lui, hanno utilizzato le arti visive per raccontare ciò che la parola, da sola, non riusciva a dire. Il centro è stato realizzato nella villa acquistata da Dürrenmatt sapientemente restaurata da Mario Botta. 

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