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Lo Scaffale di TDM: alla deriva…

Nelson Ship Bottle London
"Ship in a bottle", Trafalgar Square, Londra

“Ship in a bottle”, Trafalgar Square, Londra foto | givingnot@rocketmail.com

 
La storia di oggi casus belli di questo articolo, è una tra le più conosciute al mondo: Moby Dick. Se non tutti, quasi tutti, conoscono la vicenda del celebre cetaceo bianco e, del suo acerrimo nemico con una gamba sola. A volte sembra non abbia importanza l’aver letto un libro; quello che è importante, invece (dicono alcuni), è che si condivida un patrimonio, una storia, tale da metterci in comunicazione gli uni con gli altri. Eppure qui sta il punto dolente. Quanti sanno, davvero, di cosa parla questo libro? Perché non corroborare la trama che si ha “in memoria” con tutto il resto del libro?  

Non vorrei ci trovassimo a dire che: Ismael, l’io narrante della storia, può essere un dettaglio. Tutto sommato le descrizioni Melvilliane delle baleniere, delle ciurme di uomini, dei pesci, degli usi e costumi a bordo, non sono che lungaggini. A ben pensare, i travagli ed i confronti dei vari caratteri dei personaggi, potrebbero essere lasciati da parte senza nuocere alla trama.

Insomma, dettaglio qui, dettaglio là… la balena bianca “cattiva” fugge per gli oceani la “giusta” vendetta del capitano. A bordo ci sono coraggiosi, tra i quali un indiano che fuma la pipa, e codardi pentiti, il primo ufficiale. Il viaggio è lungo e difficile. Alla fine muoiono tutti tranne uno, sarà questo a raccontare la storia della caccia alla balena più famosa del mondo. Ecco fatto, abbiamo distrutto uno dei libri capitali della letteratura americana! Storia mirabile di un viaggio tragico compiuto dentro se stessi ed, al contempo, in giro per il mare. Lo so, non si può leggere ogni cosa, per carità! Ma come si fa a non mettere sullo scaffale del viaggiatore opere come questa? 
Melville, lo si può leggere a bordo di un aereo o di un traghetto (a bordo di una nave è, naturalmente, il cacio sui maccheroni), in treno, accanto a chi guida l’auto; non escluderei però tutti i luoghi di attesa dalla stazione alle poste, fino ad un caffè torinese, sito in via Po, sui cui divani rossi il caro Herman transitò. Più o meno parliamo di una “quattrocentina” di pagine che valgono la pena, è pubblicato ormai da una lista notevole di case editrici, suggeriamo l’edizione Newton Compton, “economicissima”, proprio per questo difficile dirle di no! Inoltre, l’economia faciliterà la lettura in viaggio, dato che non si dovrà badare alla tenuta in secula del volume! Per chi cercasse di più: Owen Chase, Il naufragio della baleniera Essex. Edito, meritoriamente, da SE. Si tratta di un agile volume, che raccoglie i resoconti originali redatti dai superstiti del naufragio della citata baleniera. È una lettura davvero avvincente, di cui dirò solo questo: ciò che capitò alla Essex (affondata dall’attacco di un capodoglio) fu la base reale alla quale Melville si ispirò per la sua Moby Dick! Quando un viaggio si trasforma in avventura e, l’avventura reale diventa mito letterario… I diari di bordo sono un genere particolare, spesso difficile da digerire per chi non sia un vero appassionato, in questo caso possiamo tranquillamente liberare il tavolo dai pregiudizi: i diari del naufragio della Essex sono per tutti (direi che questo libro può essere una godibile lettura autunnale, fatto salvo che ci troviamo innanzi ad un materiale altamente drammatico)! A proposito… un avviso ai naviganti: se siete impressionabili, non leggete il libro a bordo di imbarcazioni di legno! Alla prossima. M.I.

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