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Lo scaffale di TDM: storie da “esplorare”

Endurance ship
Veliero 3 alberi Endurance, incastrato nei ghiacci

Veliero 3 alberi Endurance, incastrato nei ghiacci foto scattata da Frank Hurley, uno dei partecipanti alla spedizione ora nella collezione della State Library of New South Wales

Chi è che non conosce Bruce Chatwin? Bruce, uno dei padri nobili dell’arte di raccontare il viaggio! Nel tempo intercorso dalla sua prematura scomparsa (era il 1989), la sua fama è cresciuta sempre di più fino a noi, oggi, dove è raro che qualcuno non abbia almeno uno dei suoi libri nella propria libreria; a maggior ragione quando si parla degli appassionati di viaggi e turismo.
Lo scaffale di oggi, però, prenderà la strada più lunga. Dunque non parleremo, ancora, dell’opera di Chatwin, bensì di altri viaggiatori, quegli uomini e donne che hanno il privilegio (in vero, non privo di oneri molto salati) di essere chiamati esploratori.
Le esplorazioni geografiche, partite in grande stile dalla fine del Quattrocento con Colombo, non si sono mai arrestate fino a quando non è stato rivelato al mondo l’ultimo pezzetto di terra. Concluso il ciclo delle esplorazioni, non avendo più spazi sulle mappe con su scritto “hic sunt leones” o “terra incognita”, sono iniziati i viaggi.
Ogni esplorazione della terra e del mare è stata portata avanti con immani fatiche, molte volte chi intraprese tali avventure non riuscì a conseguire l’obbiettivo che si era dato, altre volte tutto terminò in tragedia. Solo dove la preparazione, la capacità di leggere il contesto, una buona dose di fortuna e molto coraggio si sono intersecati favorevolmente, il risultato è stato: la scoperta di… oppure, la conquista di…
Chatwin lesse i libri dei grandi esploratori; come lui, anche noi abbiamo questa opportunità per scoprire le storie dei nostri “nonni” in giro per il mondo.
Iniziamo con un viaggio esplorativo andato male. Si malissimo, eppure entrato nella storia come una delle più grandi imprese mai compiute.
E. H. Shackleton, per presentare quest’uomo è sempre utile citare una frase detta su di lui “Datemi Scott a capo di una spedizione scientifica, Amundsen per un raid rapido ed efficace, ma se siete nelle difficoltà e non intravedete via d’uscita inginocchiatevi e pregate Dio che vi mandi Shackleton”. In una sola frase tre dei più grandi esploratori del secolo scorso, gente davvero mitica!

Nell’agosto del 1914 (esatto! Proprio nei terribili giorni che segnarono l’inizio della Grande Guerra, e poco prima che entrasse nel conflitto il Regno Unito), il nostro, partì con la spedizione Endurance alla volta dell’Antartide, per compiere la prima traversata del continente, passando per il polo.

Tutto andò bene, fin quando la nave non si incagliò tra i ghiacci. Come ho accennato in precedenza, la missione, a causa di questo inconveniente, fallì.
È da questo fallimento che nasce il mito. Perduta la nave, e persa ogni speranza… Shackleton, riuscì a prezzo di durissime fatiche a salvare tutti i suoi uomini e se stesso.
Come vi riuscì? Beh… scopritelo leggendo il racconto dalla voce del protagonista: “Sud. La storia dell’ultima spedizione di Shackleton 1914-1917“, pubblicato da diverse case editrici (con altrettanti, eterogenei, prezzi); la sola raccomandazione è di scegliere proprio il libro scritto da Shackleton, sembra ovvio, ma sono molti gli autori che si sono cimentati nel raccontare la sua avventura. Per sostituire un libro ormai a brandelli, la mia scelta è caduta sull’edizione Mursia che offre un’ottima traduzione.
Cambiando totalmente direzione, genere, tempo… salpiamo l’ancora e partiamo a bordo dell’Endeavour, sotto il capace comando di James Cook. Già, ancora un britannico, questa volta sono loro che tengono banco!
I viaggi di Cook hanno fatto storia, tra il 1768 ed il 1789 (anno della Rivoluzione Francese! Nonché della dipartita del capitano) ne compì tre. A lui si deve l’esplorazione del Pacifico, delle sue isole, delle coste dell’Australia. Tanto per intenderci, il capitano Cook, è per i britannici quello che per gli italiani è Colombo (naturalmente, fatte le dovute differenze).
Davvero meritoria è la pubblicazione da parte della TEA edizioni dei: “Giornali di bordo nei viaggi di esplorazione, Volumi I e II”, scritti proprio da Cook. In una parola: l’avventura in tasca!
Quante storie ancora da “esplorare”… purtroppo il nostro tempo è finito, ma se ne avrete piacere continueremo con l’epopea delle esplorazioni, come suole dirsi: in un’altra puntata. Alla prossima.
M.I.

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1 commento

Nella Crosiglia 2 Agosto 2013 - 8:19

Non male progettare una vacanza avventurosa con uno di loro se ciò fosse possibile…
Sognare costa così poco…
Buon w/e amica mio!

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