Ci sono viaggi che scegli e viaggi che, a un certo punto della vita, senti che ti stanno aspettando. Il viaggio in Egitto a Natale, per me, apparteneva alla seconda categoria. Non come una meta da spuntare su una mappa, ma come una promessa antica. Questa avventura, vissuta tra Natale e Capodanno, è stato il modo più naturale per realizzare due voci della mia personale lista delle 100 cose da fare prima di morire:
n.31 vedere le Piramidi, l’unica meraviglia del mondo antico rimasta in piedi,
n.51 fare una crociera sul Nilo, il fiume che da millenni racconta sempre la stessa storia e ogni volta la cambia.
Alla fine, più che un elenco completato, è stata una lezione di tempo. Di quello che passa e di quello che resta.
- Perché scegliere l’Egitto a Natale
- Crociera sul Nilo
- Abu Simbel: quando l’uomo sfida l’eternità
- Il Cairo, le Piramidi e Saqqara
- Faq e consigli pratici
Perché scegliere l’Egitto a Natale
Scegliere un viaggio in Egitto a Natale significa regalarsi una pausa dall’inverno europeo e ritrovarsi, nel giro di poche ore di volo, in un paese dove le temperature sono primaverili, le giornate luminose e il ritmo rallenta. A dicembre il clima è secco e piacevole: di giorno si viaggia comodamente tra i 18 e i 25 gradi, condizioni ideali per visitare siti archeologici all’aperto come Luxor, Abu Simbel e le Piramidi di Giza, evitando il caldo intenso dei mesi estivi.
È anche uno dei periodi migliori per una crociera sul Nilo, quando il sole scalda senza opprimere e le serate sul fiume restano fresche ma gradevoli. Viaggiare in Egitto durante le festività natalizie significa inoltre spezzare l’inverno, scambiare cappotti e sciarpe pesanti con abiti leggeri e vivere un Natale diverso, lontano dalle tradizioni abituali ma incredibilmente rigenerante.
Non c’è atmosfera natalizia nel senso classico, ed è proprio questo il bello: l’Egitto a Natale offre luce, spazio e tempo, tre cose che spesso mancano nei nostri mesi invernali.
Crociera sul Nilo
Nel viaggio classico lungo il Nilo la rotta può avere due direzioni naturali, e ognuna racconta una storia diversa. Si può arrivare volando su Luxor, l’antica Tebe sulle rive del fiume, e da lì discendere verso Aswan, lasciandosi alle spalle il paesaggio lunare del deserto e scoprendo, tappa dopo tappa, templi che sembrano affiorare dalla memoria. Oppure si può fare il percorso inverso, volare su Aswan, a volte chiamata “la porta d’oriente” per il suo legame millenario con il commercio e i caravanserragli del deserto, e risalire verso Luxor, accumulando tempio dopo tempio come capitoli di un romanzo antico.
Le crociere non partono tutti i giorni e seguono calendari rigidi legati alle rotazioni delle navi. Per questo motivo il nostro itinerario è stato, in un certo senso, “al contrario”: prima Luxor e la crociera sul Nilo, poi il Cairo. Siamo atterrati a Luxor il giorno di Natale. Mentre in Europa si chiudevano pranzi e regali, noi siamo saliti a bordo della nave Steigenberger Minerva. La crociera è cominciata così, nel cuore della notte lungo un fiume calmo e silenzioso.
Navigare il Nilo non è solo un modo per spostarsi da un sito archeologico all’altro, ma un’esperienza che rallenta il tempo. Le rive offrono un paesaggio che è sempre lo stesso, eppure sempre diverso: piccoli villaggi, palmeti, coltivi bagnati dal limo del fiume, orizzonti che cambiano colore con il sole.
Ed è difficile parlare di crociere sul Nilo senza evocare la letteratura e il fascino che questo viaggio ha esercitato su viaggiatori e scrittori. “Assassinio sul Nilo”, il famoso giallo di Agatha Christie, ha contribuito a sedimentare nell’immaginario collettivo un’idea elegante e misteriosa di queste navigazioni: Hercule Poirot si imbarca proprio su un battello, la nave Karnak, per un viaggio che unisce paesaggi, storia e intrighi, rendendo l’esperienza sul fiume evocativa, quasi cinematografica.
Così, che si salga o si scenda lungo il corso del fiume, la crociera sul Nilo resta uno dei modi più suggestivi per attraversare l’Egitto: un ponte tra passato e presente, tra storie antiche e umanità senza tempo.
Luxor e la Valle dei Re
Luxor non è una città, è una concentrazione di memoria. La Valle dei Re ti insegna subito una cosa: la morte, per gli antichi egizi, non era una fine ma un trasloco. Le tombe sono corridoi, non epiloghi. Nella Valle dei Re non c’è monumentalità in superficie: tutto è nascosto sotto terra. Come se il vero potere, qui, avesse sempre preferito sottrarsi allo sguardo piuttosto che esibirsi. Davanti al tempio di Hatshepsut – una donna che governò come un faraone e che la storia ha cercato di cancellare – capisci quanto sia fragile il potere e quanto sia testarda la pietra.
Karnak
Karnak non è un tempio, è un cantiere durato duemila anni. Ogni faraone ha aggiunto qualcosa, come se nessuno avesse mai avuto il coraggio di dire: ora basta. Camminandoci dentro si capisce che, per gli egizi, l’eternità non era un’idea astratta, ma un progetto concreto.
Edfu e Kom Ombo
La nave è scivolata verso Edfu e Kom Ombo. Il tempio di Horus ci è apparso come una geometria perfetta, quasi moderna. È uno dei templi meglio conservati d’Egitto perché per secoli è rimasto sepolto sotto la sabbia e le case del villaggio. A volte, per salvarsi, bisogna scomparire.
Kom Ombo, invece, è doppio: due divinità, due simmetrie, come a ricordare che anche gli dei avevano bisogno di equilibrio. Sobek, il dio coccodrillo, proteggeva e divorava. Nei rilievi compaiono strumenti chirurgici sorprendentemente simili a quelli moderni. Qui la religione conviveva con la medicina: pregare e curare non erano azioni in conflitto, ma parti dello stesso gesto umano.
Abu Simbel: quando l’uomo sfida l’eternità
Per arrivare ad Abu Simbel siamo partiti alle 3:45 da Aswan. Tre ore di deserto che sembrano una purificazione. Poi, all’improvviso, l‘imponente tempio dedicato a Ramses II e quello più intimo dedicato alla sua amata regina Nefertari, emergono dalla roccia. Non sembrano costruiti: sembrano comparsi.
Il complesso, oltre a essere una delle visioni più impressionanti dell’antico Egitto, nasconde storie che non tutti conoscono. La costruzione della Grande Diga di Aswan negli anni ’60 avrebbe sommerso l’area, provocando due straordinari traslochi, di cui Abu Simbel è il più celebre (quello di Philae sarà approfondito più avanti). Le acque del nuovo lago artificiale avrebbero inondato l’area storica: per salvarli, l’UNESCO organizzò una delle più grandi operazioni di salvataggio archeologico mai compiute. Le strutture furono tagliate in oltre mille blocchi da decine di tonnellate e spostate su un’altura artificiale, 65 metri più in alto e oltre 200 metri dal sito originale, per essere ricostruite pietra su pietra.
Un’altra curiosità riguarda il fenomeno astronomico legato ad Abu Simbel: originariamente, in due giorni dell’anno (il 21 ottobre e il 21 febbraio), i raggi del sole penetravano fino al santuario interno, illuminando tre delle quattro statue all’interno (oltre a quella di Ramses anche quelle delle divinità Amun-Re e Ra-Horakhty mentre il dio dell’ombra Ptah resta avvolto nel buio). Dopo la ricollocazione, questo fenomeno si verifica il giorno successivo rispetto alle date tradizionali, un piccolo segno di come perfino la modernità possa lasciare un’impronta sulla storia millenaria.
Accanto al grande tempio, il più piccolo dedicato a Nefertari — la sposa amata di Ramses — è un’altra meraviglia. Sulla sua facciata, una dedica scolpita nella pietra riassume tutto il sentimento che animava quel progetto: «Ramses, amato da Amon, ha fatto questo monumento per la sua grande sposa reale Nefertari, per la quale splende il sole.» È una dedica potentissima perché nell’Egitto dei faraoni il sole splendeva per gli dei e per il sovrano, non per una donna. Qui invece Ramses dichiara pubblicamente che l’universo stesso ruota anche intorno a lei. Abu Simbel è la prova che l’uomo può sfidare il tempo due volte: quando costruisce, e quando decide di salvare ciò che ha costruito.
Abu Simbel dista circa 300 km da Aswan e si raggiunge solo via terra. Le partenze all’alba (spesso con sveglia intorno alle 3) servono a coprire il lungo tragitto, arrivare all’apertura del sito, evitare il caldo intenso e soprattutto le grandi ondate di visitatori che arrivano più tardi. Probabilmente è il modo migliore per vivere Abu Simbel con più silenzio, luce migliore e meno folla.
Aswan è una soglia. L’obelisco incompiuto racconta meglio di mille manuali che anche le civiltà più potenti si fermavano davanti all’errore.
Il tempio di Philae, dedicato a Iside, come dicevamo si trovava originariamente su un isolotto che sarebbe stato sommerso dalle acque del Lago Nasser con la costruzione della Grande Diga di Aswan. Negli anni ’60 fu smontato e ricostruito su un’altra isola vicina, preservandolo dall’inondazione.
Raggiungerlo richiede pochi minuti di navigazione, ma quei minuti diventano un rito: il tempio appare lentamente tra l’acqua e le palme, come se volesse ricordarvi che la storia, a volte, può essere spostata, ma non cancellata.
Il Cairo, le Piramidi e Saqqara
Il passaggio dal ritmo del fiume al battito caotico di una megalopoli come Il Cairo è mitigato dalla felice scelta dell’hotel, più periferico e vicino a Giza: il meraviglioso Hyatt Regency Cairo West.
Le piramidi di Giza non sorprendono. Ed è proprio questo il miracolo. La hai viste mille volte, eppure quando sei lì, davanti a Cheope, Chefren e Micerino, capisci che l’immaginazione non ha mai esagerato. La piramide di Cheope è rimasta per quasi quattromila anni l’edificio più alto mai costruito dall’uomo. Eppure non trasmette superbia, ma una calma assoluta. Come se avesse già visto passare tutte le civiltà che pensavano di essere eterne. La Sfinge osserva tutto con l’aria di chi sa già come andrà a finire.
Andate presto. Non solo per evitare la folla, ma per vedere le piramidi con una luce più onesta, meno teatrale.
Saqqara, è la piramide a gradoni di Djoser che sembra un’idea appena abbozzata ma che ha cambiato la storia. Vale la pena ricordare che i faraoni non sono sempre stati seppelliti nelle piramidi: inizialmente venivano tumulati sotto terra o in semplici tombe scavate nella roccia. Saqqara rappresenta il primo tentativo di costruire una piramide cui seguirono altri esperimenti prima di arrivare alle tre grandi piramidi di Giza. Non è dunque la più bella, ma è la più onesta: mostra il momento esatto in cui l’uomo ha iniziato a pensare in grande. Ogni civiltà che ha fatto la storia comincia con un tentativo imperfetto.
Il Cairo: tra museo e minareti
Il nuovo Museo Egizio GEM non è solo uno spazio espositivo: è un viaggio dentro 5000 anni di storia. Oltre a organizzare le collezioni in ordine cronologico e tematico, offre percorsi multimediali, ambienti interattivi e un’illuminazione studiata per valorizzare i dettagli dei reperti. Dai tesori di Tutankhamon ai papiri, dalle mummie alle statue, ogni sala invita a fermarsi e osservare senza fretta.
Interessante anche la visita alla Cittadella di Saladino, dove si trova la Moschea di Alabastro. Guardare la città dall’alto vi farà capire che l’Egitto non è solo passato: è un presente rumoroso, contraddittorio, vivo.
Cosa resta di questo viaggio
Questo viaggio mi ha insegnato che il tempo non è una linea retta, ma un fiume. A volte lo navighi, a volte ti attraversa. Ho visto le piramidi. Ho navigato il Nilo, con in testa Agatha Christie e il suo delitto elegante, ma con addosso una consapevolezza più semplice: certi luoghi non si visitano, si incontrano.
E quando sono ripartita, con l’anno nuovo davanti, ho capito di non essere stata io a chiudere un capitolo della mia travel wishlist. È l’Egitto che ne ha aperto uno dentro di me.
FAQ e consigli pratici
È un buon periodo fare un viaggio in Egitto a Natale? Che clima si trova?
Sì, il Natale è uno dei momenti migliori per visitare l’Egitto. A dicembre il clima è secco e piacevole: le temperature diurne oscillano tra i 18 e i 25 gradi, ideali per le visite archeologiche e la crociera sul Nilo. Le sere possono essere fresche, soprattutto sul fiume e nel deserto, ma senza mai risultare rigide.
Cosa mettere in valigia per un viaggio in Egitto a Natale?
Meglio vestirsi a strati. Durante il giorno bastano abiti leggeri e traspiranti, mentre la sera sono utili una felpa, una giacca leggera e una sciarpa. Scarpe comode sono indispensabili per i siti archeologici. Da non dimenticare: cappello, occhiali da sole, crema solare e un foulard, utile sia contro il vento sia per l’ingresso nei luoghi di culto.
Che documenti servono per entrare in Egitto?
Per i cittadini italiani è necessario il passaporto con validità residua di almeno sei mesi oppure la carta d’identità valida per l’espatrio (con due fototessere). Il visto turistico si ottiene all’arrivo in aeroporto oppure online tramite il sito ufficiale del ministero del turismo https://www.visa2egypt.gov.eg/eVisa/Home. Il costo per il singolo visto è di 25$. Diffidate dai numerosi portali online che per lo stesso servizio applicano tariffe maggiorate. È sempre consigliabile verificare le condizioni aggiornate prima della partenza.
Perché per Abu Simbel si parte così presto?
Abu Simbel dista circa 300 km da Aswan e si raggiunge via terra. Le partenze all’alba permettono di coprire il lungo tragitto, arrivare all’apertura del sito, evitare il caldo e soprattutto visitarlo con meno folla e una luce più suggestiva. È una sveglia faticosa, ma ampiamente ripagata.
È sicuro viaggiare in Egitto a Natale?
Sì, soprattutto nelle principali aree turistiche come il Cairo, Luxor, Aswan e lungo il Nilo. Come in ogni viaggio, è importante affidarsi a operatori seri, seguire le indicazioni delle guide locali e usare il buon senso negli spostamenti. Durante le festività natalizie la presenza di viaggiatori internazionali è molto alta. Questo viaggio è stato organizzato da un’agenzia locale, che si è occupata di tutta la parte burocratica, inclusi i visti, e ci ha affiancato con guide parlanti italiano.
Il tour è stato pensato per un gruppo ristretto (solo 6 partecipanti), permettendoci di vivere molte visite in forma quasi privata. Qualche sbavatura è capitata ma il referente ha saputo assisterci con professionalità e rapidità. Se state pensando a un viaggio in Egitto e cercate un’organizzazione locale seria, con un buon equilibrio tra struttura e libertà, posso condividere volentieri i contatti e qualche informazione pratica su costi, hotel e itinerario: scrivetemi nei commenti. Nel prossimo articolo, invece, vi racconterò cosa non fare in Egitto: errori comuni, false convinzioni e piccole trappole da evitare per godersi davvero il viaggio.












