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Quattro tazze di tempesta: un libro per scoprire il Gard

Quattro tazze di tempesta recensione

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Quattro amiche del liceo si riuniscono ogni anno per cinque giorni a La Calmette, un villaggio immerso nei profumi e nei colori della Provenza a due passi da Nîmes.

L’occasione è il compleanno di Viola, ex modella e attuale proprietaria di Thé et Toi, un tè-atelier in cui si possono acquistare infusi provenienti da tutto il mondo.

Poi ci sono Alberta, architetto in carriera; Mavi avvocato, moglie e madre stressata e Chantal, centralinista frustrata, mancata artista e insegnante di yoga. Le amiche non possono mancare all’appuntamento perché quest’anno l’occasione è davvero speciale: la bella ma inconsolabile Viola (vittima di un fatto tragico che l’ha fatta rifugiare a La Calmette, tre anni prima) festeggia quarant’anni!

La storia si snoda (anche) tra sorsi di tè che sembrano infondere conforto e non solo (a fine romanzo una lista di tè per ogni stato d’animo: scaccia-pensieri, porta-gioia, sveglia-passione, leva-paura) e piatti gourmet sempre a base di tè (come lo strudel di verdure al tè Genmaicha, i tramezzini al salmone e darjeeling, l’insalata di gamberetti al tè verde long jing o il tiramisù al tè verde Matcha).

Le protagoniste di “Quattro tazze di tempesta” raccontano le donne odierne, (anti)eroine alle prese con il compimento di un’età che “chiama” bilanci,  mette di fronte a rimorsi o peggio ancora a rimpianti e stimola ad accelerare decisioni che cambino la vita, se necessario. L’amore tra donne, l’amore per uomini più giovani, il lutto, la mancata maternità: temi forti, attuali, coraggiosi eppure trattati con la penna leggera di Federica Brunini.

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Foto del centro storico di La Calmette [photo credit Lacalmette.fr]

Complice forse la cornice in cui si muovono le quattro donne (più una cagnolina, Chai), a partire dalla casa di Viola, conosciuta nel villaggio come La Parisienne, solo perché cinquant’anni prima era stata costruita per la giovane moglie parigina del medico locale.

Una casa sulla collina “con la sua sagoma tonda ed eccentrica in mezzo ai tipici mas squadrati della zona, le sue pietre a vista e i suoi pinnacoli bianchi montati come panna fresca sopra il tetto di ardesia” immersa in “campi gialli e verdi”.

Un po’ isolata ma pur sempre a due passi da La Calmette, con il suo centro storico perfettamente circolare in cui non manca il bistrot delle sorelle Gaultier “più affollato di candele che di avventori” dove i clienti “ingollavano ottime annate e ottimi manicaretti in un ambiente intimo e accogliente come un salotto d’altri tempi”, la boulangerie  di Vivienne e il negozio di sidro di Leopold.

E mentre la decapottabile, nella “giornata della gita”, corre veloce con le quattro donne a bordo, ognuna persa nei propri pensieri (molte quarantenni – compresa la sottoscritta – si ritroveranno nell’una o nell’altra o, probabilmente un po’ in tutte) il lettore scopre Aigues-Mortes, il cuore della Petite Camargue, coi suoi bastioni fortificati che si ergono “in tutta la loro gialla prepotenza contro gli stagni bluastri, come un miraggio, e il mare (…) una tenda azzurrognola stesa sul fondo dell’orizzonte”.

Aigues-Mortes-Camargue

Aigues-Mortes [photo credit Andrea Schaffer]

La Brunini ci fa salire sul battello con Viola, Alberta, Mavi e Chantal per addentrarci nella laguna e raggiungere il Mas de la Comtesse “per assistere allo spettacolo dello sbrancamento e della tradizionale marchiatura a fuoco dei tori camarghi”.

Un territorio puntellato di villaggi provenzali e città dal ricco patrimonio storico e culturale. Oltre a quelli citati dalla scrittrice  ricordiamo anche Uzès e Beaucaire,  il ponte del Gard -inserito dall’Unesco nel patrimonio dell’umanità- e il Parco Nazionale delle Cevenne.

La trama ha il suo culmine proprio la sera della festa di compleanno: un tradimento svelato (o forse due?), la rabbia, la disperazione, la voglia di voltar pagina, il bisogno di approdare in un porto sicuro dopo la tempesta. C’è tutto questo ed altro ancora nel romanzo. E allora, donne al giro di boa dei quaranta, basta aspettare! Buttatevi nella vita: sbagliate, pentitevi, gioite, amate, litigate. Ora o mai più perché, come si legge nel romanzo, “la cicatrice non è mai una colpa, qualcosa di cui vergognarsi, ma un simbolo da esibire con fierezza”.

E visitate questa zona del sud della Francia, magari con le vostre più care amiche in un’occasione speciale. Anzi no. Ogni giorno può essere speciale, basta solo ricordarlo!

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