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La fuga. Delitto in Bretagna. Un libro e un viaggio

La Fuga Delitto in Bretagna Recensione

Un libro che inizia dalla fine, di fronte alla vastità della Manica, costringendoti a seguire con il fiato sospeso, ogni sequenza di un racconto talmente potente che si fa immagine.

Un noir, un giallo, un romanzo: “La fuga. Delitto in Bretagna” (Giraldi Editore) è tutto questo ma qualcosa in più. Ogni capitolo introduce un personaggio (o una coppia, più spesso) e la trama si infittisce a mano a mano, quando vite apparentemente lontane si incrociano, si scontrano, si amalgamano in una storia ricca di flashback che ruota attorno al furto del bottone di Cristo, un omicidio efferato, una fuga rocambolesca, inseguimenti affannosi con un unico sottofondo: la musica di Tchaikovsky.

Quimper-Bretagna

Quimper [photo credit Jürgen Mangelsdorf]

La scrittura di Schiavon è rapida e scorrevole quanto gli spostamenti frenetici di Michelle e Julien a bordo di una vecchia Citroen Diesse e pacata e riflessiva nei momenti di introspezione di fronte a una o due bottiglie di Macallan del commissario Bertot, irriverente uomo di giustizia pronto a fare qualcosa di illegale alla prima occasione. E poi ci sono la dolce e minuta Marie che abbracciava le sequoie e l’imponente ex pugile Jean-Claude; Elena, una prostituta che ha fatto breccia nel cuore di Bertot e Tarek Racim, un cocainomane sfregiato soprannominato Camomilla. E poi c’è lei, la Bretagna, bella, malinconica, silenziosa: un altro personaggio, quasi, perché non è solo cornice della storia, ma viva e palpitante tanto quanto Michelle o Julien o Lucien. Il lettore corre dietro i fuggitivi eppure si ferma ad ammirare il fascino antico e suggestivo di Quimper, con le viuzze acciottolate e le case a graticcio; a sbirciare la profondità del mare sulla scogliera della Pointe du Raz, “dove la terra si arrendeva all’Oceano”; a sfogliare qualche libro a Bécherel, la “Città dei libri”.

Pointe du Raz Bretagna

Pointe du Raz [photo credit Net Circlion]

A pagina 211, quando ci si immerge nei titoli di coda con la stessa voracità con cui si è letto “La fuga” (come se in quella manciata di righe si volessero rimettere in ordine tutti i tasselli di un puzzle) ho capito che la cartolina che ho trovato nel libro, una mappa per seguire i protagonisti nel loro frenetico on th road, dovrà diventare un viaggio reale, il mio, l’ennesimo ispirato dalla penna di uno scrittore. E che Bretagna, dopo il viaggio in Colombia e il week end Parigi, sia.

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