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Qatar e Emirati: parte la campagna Respectful Clothing

Respectful Clothing
Respectful Clothing

Respectful Clothing – foto | Cyber Monkey

Chi di voi, entrando in una chiesa, non ha letto un monito ad entrare solo se si indossa un abbigliamento consono oppure non ha approfittato delle stoffe leggere raccolte in una cesta dai sacerdoti, per coprire le spalle? In effetti quando si viaggia d’estate e la meta non è la spiaggia, si dovrebbe mettere in conto la visita di una chiesa e provvedere a un abbigliamento rispettoso del luogo di culto ma chi penserebbe mai di vestire con spalle e gambe coperte (almeno fino al ginocchio) entrando in centri commerciali, bar e ristoranti? Nessun occidentale. Ed è per questo che in Qatar e negli Emirati Arabi da un po’ di tempo campeggiano all’entrata di queste strutture dei cartelli con simbolo di divieto e una bella t-shirt nera al centro.
La scritta? “Please Wear: RESPECTFUL CLOTHING”. Pare che la campagna contro un abbigliamento troppo succinto sia partita proprio dalle donne e che abbia subito incontrato i favori della popolazione locale, stanca di vedere i turisti occidentali indossare capi inconcepibili per la loro cultura. “Paese che vai, usanza che trovi”, mi dico, nella speranza che l’iniziativa non venga estremizzata (con la richiesta al turista di vestire con la tunica!) e con l’auspicio che, senza divieti ma solo con un po’ di buongusto, anche in Italia si diffonda una vera educazione nell’abbigliamento (basta costumini striminziti in giro per la città, basta torsi nudi – depilati o villosi – al ristorante o al bar, basta capi più vedo che non vedo). O no?

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2 commenti

TuristadiMestiere 4 Settembre 2012 - 21:29

@adri: purtroppo. Ma dobbiamo credere nelle nuove generazioni!

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Adriano Maini 10 Agosto 2012 - 11:50

Ma di estremismo, non solo là, ne permane sin troppo…

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