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Aggiornamento sulle nuove frontiere di viaggio: il poorism

favela
poorism
Rocinha, favela di Rio, Brasile
foto di Thiago Trajano

 

Una tipologia di viaggio che sta riscuotendo un incredibile successo (insieme al turismo macabro, tipo le “escursioni” nella centrale nucleare di Cernobyl o i sopralluoghi nelle aree dove sono stati commessi efferati delitti) è il poorism. Nato dalla commistione di poor (povero) e tourism (turismo), il poorism indica la visita guidata nelle baraccopoli, nelle favelas, negli slums.

E di “locations” come queste, ce ne sono (purtroppo) molte e sparse per tutto il mondo: Rio, Johannesburg, Mumbai. Così turisti benestanti, dopo un bagnetto nel mare cristallino e una visita al museo, possono pure entrare in contatto con la “realtà del posto”.
Questa è la giustificazione di chi vende pacchetti simili e di chi li acquista: l’incontro tra culture diverse. Interscambio. Ma quale interscambio? Noi condividiamo l’opinione di chi lo considera puro voyeurismo, senza alcun interesse reale per le persone che fotografa neanche fossero un fenomeno da baraccone. In attesa di scovare un tour operator che mostra la povertà per raccogliere fondi da devolvere a progetti umanitari nell’area dell’escursione, restiamo molto molto scettici nei confronti del poorism.
La chicca: qualcuno potrebbe obiettare che non si tratta di un turismo recente, ma che addirittura risalirebbe alla fine dell’800 (1884 per esser precisi) quando i cittadini benestanti di Londra si recavano nei quartieri di Whitechapel e Shoreditch per “capire” come vivevano “gli altri”. E che l’impennata negli ultimi anni è arrivata dopo il film “The millionaire”, per l’affetto e la simpatia verso i protagonisti. Noi ribadiamo: mostrateci che questi Reality Tours servono ad aiutare. Allora, solo allora, li prenderemo in considerazione.

 

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5 commenti

TuristadiMestiere 1 Luglio 2011 - 8:51

@scix: purtroppo, c’è anche questo…
@dreamy: ecco, appunto. Una cosa è la cronaca, la volontà di denuncia, un sincero intento di scoperta e confronto. Altro sono i “pacchetti turistici”.
@klod: io infatti ci andrei in un posto del genere, studiando però un itinerario con una persona locale o tramite un’agenzia specializzata (alle quali si rivolgono, ad esempio, gli stessi giornalisti), certo non tramite un tour operator che “sforna” pacchetti per riccastri che vogliono togliersi lo sfizio di vedere “come vivono gli altri”.
@adri: i tipi che si fanno fotografare sui luoghi di efferati delitti sarebbero da rinchiudere!

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Adriana 29 Giugno 2011 - 12:11

Avevo già sentito parlare di queste nuove forme di turismo; mi inquietano 🙁

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Klod 29 Giugno 2011 - 11:34

Pellegrinaggio in luoghi del delitto per pura curiosità è agghiacciante…
Mi hanno raccontato di persone che andavano a farsi le foto sorridenti davanti la casa di Cogne…pazzesco!

Però, il fatto di andare a visitare Favelas, Slum, ecc…non la trovo una cosa così abominevole…è un modo per rendersi conto della realtà di un paese che, sicuramente, non è sempre fatta dei comfort del villaggio turistico a 5 stelle all-inclusive…
Fare il turista non è proprio immergersi nelle abitudini e nella vita del posto?

Poi dipende sempre lo spirito con cui una persona va a visitare certi luoghi…

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Dreamy Melrose 29 Giugno 2011 - 10:52

Il pellegrinaggio verso mete in cui sono avvenuti delitti è davvero da imbecilli!Cioè…si manca di rispetto alla morte!A meno che uno non vada in un posto con valenze storiche, in cui ce l’intento di capire meglio la realtà dei fatti, nei casi recenti di morti violente è solo gusto per il macabro!
Mi piace di più se una persona, ha intenti di documentazione, fotografica o testuale e quindi va nelle ex centrali nucleari o baraccopoli, con lo scopo di mostrare ciò che non va e non con lo scopo di guardare per puro divertimento.

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Scix 29 Giugno 2011 - 9:39

non conoscevo affatto qst tipo di “attività”…un abbraccio

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