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Tutti a Parigi, nonostante i parigini (e i cliché)

parigi

Presto, scorrendo i giornali, di carta e non, scopriremo dove andranno in vacanza gli italiani.

Ormai è un cliché, come ad agosto, con i titoli tipo “il grande esodo” e via dicendo. A volte ci si chiede se non sarebbe l’ora di cambiare solfa, mah… in fondo non si tratta di una caratteristica esclusivamente nostrana. Lo fanno anche nel resto d’Europa, in America (in Cina, non credo!) mal comune mezzo gaudio [gulp! Cliché], ci troviamo in buona compagnia.

Spesso gli articoli di questo genere hanno frasi ben rodate da decenni di utilizzo, come: “anche quest’anno molti italiani passeranno almeno un weekend a…” (weekend. è abbastanza nuovo in effetti, prima si usava dire: fine settimana).

In genere la frase si conclude con alcune, appunto, solite mete, tre su ogni altra (in ordine Ovest-Est) New York, Londra, Berlino. In ogni caso, sarà sempre in cima alla lista, sempre, inossidabile cittàsognodivacanza: Parigi.

Sembra, stando così le cose, che sia stato detto proprio per noi: “Parigi val bene una messa!”

Ecco, Parigi sembra proprio che la valga questa famigerata “messa” ma i parigini? Già, i nostri cari cugini d’oltralpe, che spesso ce ne dicono tante – purtroppo non a torto – sono buoni ospiti?

Chi scrive, lo dico per liberare il campo da equivoci, ama profondamente la cultura francese, l’arte, le città, la cucina e si è sempre trovato molto bene con quasi tutti i gallici che ha incontrato. Ma questa posizione personale non toglie che siano davvero molti gli scontenti. Anche ultimamente ho sentito dire da una coppia di giovani viaggiatori che “Parigi è splendida ma… la gente no!” (Detto tra parentesi: anche i francesi dicono la stessa cosa di Roma e chi la abita).

Ormai lo dovremmo sapere che ogni persona ha il suo benedetto carattere ed ogni popolo ha, fuori dagli stereotipi (che non sono mai eleganti), dei tratti caratteristici. Noi, loro, tutti.

Per quanto riguarda i nostri, inutile a dirlo, non gli toccate il francese, anzi, ai parigini non toccate il parigino. Infatti se ci si improvvisa azzecca-garbugli della lingua dove il Oui suona, i cugini galli mostreranno tutto il loro disappunto.

L’errore che spesso si commette è pensare da italiani (ma guarda un po’!). Se incontriamo un francese a Piazza Navona che balbetta la nostra lingua, è facile che lo incoraggiamo e, certamente, non lo lasceremmo di sasso là dove si trova mostrando un certo fastidio. Loro, invece sono proprio così. Non lo fanno per cattiveria, è così e basta.

La giovane coppia di turisti di cui sopra, dopo qualche giorno si chiede: “insomma, questi ce l’hanno proprio con noi?” In ogni modo terrà duro dicendosi razionalmente “che no, non può essere, è il loro modo di fare…” Solo che il parigino è ostico ed i parigini ostinati. Non ti perdonano di usare l’accento a casaccio! Alla fine, di fronte alla quotidiana ostinazione dei nostri ospiti si capitola. “Sì, ce l’hanno con noi altri” punto e stop. (A questo punto, come ovunque nel mondo, se parli inglese, ti salvi).

In ogni caso la domanda è necessaria: perché? Perché sempre con questo “Ah, les Italien!” ? 
Sarà per le scelte politiche e/o elettorali? Per le partite di calcio? Per “la pugnalata alle spalle” del 1940? Perché non badiamo e tuteliamo l’arte come dovremmo? Perché Napoleone era mezzo italiano? Per colpa di Carlà? Forse a causa di Monicà? Perché non mettiamo gli accenti in ogni benedetta parola? Perché per dire un numero devi prima fare un master in matematica? Perché gira che ti rigira, alla fine mangiano la pasta che è l’alimento: meno caro e più equilibrato dell’intero sistema solare. Mentre noi, possiamo fare più che tranquillamente a meno della baguette e della soupe a l’oignon (gratiné o non gratiné che sia)? Non sarà mica, come dice Paolo Conte “che le balle ancora gli girano” a causa di Bartali?! No, ecco, forse dipende dal fatto che loro credono di essere i maestri della cucina intergalattica, poi se gli levi il burro e il fegato scoppiato di povere paperette ubriache hanno chiuso boutique! Invece noi: dacci aglio, olio, peperoncino, uno spaghetto e ti solleveremo il mondo! Per questo o per quello? Opperchissàcosa?

E per fortuna che si era detto fuori dagli stereotipi! Sorry… pardon.

Ma che volete è quasi Natale, anche allo Scaffale vogliamo divertirci. Amiamo molto la Francia, moltissimo Parigi ed anche i parigini. Giocare con qualche stereotipo è divertente, per un viaggiatore lo è il doppio, perché credo che tutti almeno una volta, durante qualche viaggio, siano incappati dentro: un perfetto stereotipo.

… anche quest’anno, la meta più gettonata dai macaronì sarà la capitale del paese di Asterix. Buon viaggio a tutti!

Beh… ci vuole un autore da relax. Infaticabile creatore di perfetti “libri da fila”, nonché di deliziose storielle prese dalla quotidianità di tutti noi, poi sublimate con raffinata maestria. Consigliatissimo nelle giornate storte, ma anche in quelle dritte: Philippe Delerm. Pubblicato da Frassinelli, tra i vari libri di questo scrittore si può tranquillamente scegliere a caso cosa mettere in tasca (e perché no, sotto l’albero), ogni sua pagina è tempo ben speso.

Prima di chiudere… un libro che diverte dalla prima all’ultima pagina, dedicato – ovviamente – alla Francia. Com’è dolce Parigi… o no!? Divertissement di Antonio Capranica, un libretto da leggere in aereo prima di atterrare al Charles de Gaulle.

Au revoir, M.I.

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2 commenti

Claudia 12 Dicembre 2014 - 19:07

ma no, poveri francesi e poveri parigini! Li dipingono per quello che non (sempre) sono!. Nonostante il mio pessimo francese (mai studiato, imparato sul campo ma ogni tanto un “nous volevons saper” alla Totò scappa, li ho trovati sempre così affabili e disponibili, questo novembre anzi mi sono sembrati ancor meno ostici nei confronti degli italiens. Sarà che la crisi economica ha fatto abbassare le penne un po’ anche ai galletti? 🙂

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Monica Nardella 13 Dicembre 2014 - 9:34

Ecco Claudia: credo che abbiano abbassato le pretese vista la nostra assoluta incapacità di pronunciare persino il più semplice “oui”!!! Comunque resta una meta speciale (anche se continuiamo a sostenere che le medio-piccole realtà siano sempre infinitamente più attrattive per noi!)

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