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Vivian Maier, la tata fotografa

Vivian Maier Rolleiflex

Quando si dice il caso. John Maloof nel 2007 partecipa ad un’asta e acquista i cartoni contenuti in un box di proprietà di un’anziana nanny. Li apre e trova rullini e negativi. A centinaia. No, a migliaia. Ne fa sviluppare una parte e quando vede il lavoro, crede di avere per le mani gli scatti di Henri-Cartier-Bresson. Per dire. Si informa meglio e scopre una storia è talmente incredibile da non sembrare vera. Quelle centomila foto sono il prezioso punto di vista di una tata a passeggio per Chicago e New York nei suoi momenti liberi. C’è vita in quei bianco e nero. Vita di strada colta con una sensibilità unica.

Vivian Maier, self portrait

Vivian Maier (autoritratto) – foto | squishyray

Bambini, clochard, donne eleganti, uomini con sigarette all’angolo della bocca, marinai, operai, attori. Abbracci, litigi, pianti, sorrisi intrappolati prima da una economica Kodak Brownie e poi da una tecnologica Rolleiflex. Parliamo di Vivian Maier, un’americana di madre francese e padre austriaco che oggi viene considerata come una delle più grandi street photographer del ‘900. Della sua vita non si sa moltissimo: una giovinezza in Europa, una vita come tata in America, una morte in povertà che le costò la perdita del suo archivio personale composto da negativi, rullini, ritagli di giornale. Ma pochissime foto sviluppate, ci credereste? Questo ha indubbiamente accresciuto il mito: non le interessava vederle ma piuttosto scattarle. E immortalarsi anche. Ma non selfie moderni. Vivian si ritraeva attraverso riflessi. Specchi, vetrine, ombre ci restituiscono una donna sempre seria, con un caschetto mascolino e la macchina appesa al collo. Non vi sembra abbastanza per credere a un romanzo inventato per creare una curiosità crescente verso questo personaggio? La cittadina francese di Tours, fino al 1 giugno, ospita la mostra “Vivian Maier: a photographic revelation” dedicata a una tata capace di estrapolare la vita che palpitava in strade affollate, immortalando un solo dettaglio con la luce giusta. Nel castello – o in quello che ne resta – potrete ammirare i suoi scatti ed entrare nel mondo di Vivian Maier. La chicca: un week end a Tours, classificata come Ville d’Art et d’Histoire e inserita nel 2000 nel Patrimonio dell’Umanità Unesco. La città, nonostante sia stata devastata dai bombardamenti alleati per colpire lo strategico ponte Wilson, è stata oggetto di un restauro da parte del sindaco Jean Royer talmente ben fatto da ispirare addirittura la legge Malraux sulla preservazione dei centri antichi.

 
Cosa vedere a Tours: oltre al Castello (Château), l’antico centro storico caratterizzato da abitazioni a graticcio e ben condensato in piazza Plumerau, la Cattedrale di San Graziano (Cathédrale de Saint-Gatien), il Chiostro della Psalette (Cloître de la Psalette), il Palazzo Goüin (Hôtel Goüin) e il Palazzo  Beaune-Semblançay (Hôtel Beaune-Semblançay).
Indirizzo: Castello di Tours, 25 avenue André Malraux
Orari: dal martedì al venerdì dalle 14 alle 18
          sabato e domenica dalle 15 alle 18
Prezzi: entrata gratuita

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