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Alla riscoperta delle Banlieue con i Greeters!

Saint Denis
foto di djof

Se dico Banlieue, a cosa pensate? Alla Francia, ovviamente. E poi agli scontri, alle violenze, al degrado, ai giovani protagonisti di una vera e propria battaglia contro le forze dell’ordine nel 2005 (e negli anni a seguire). Ed è un peccato che alla Banlieue si associ un’idea di ghetto, perché in realtà parliamo di zone periferiche, rispetto alla metropoli che fa da fulcro, che avrebbero molto da raccontare a un viaggiatore. Con questo spirito di valorizzazione e riscoperta è stato importato a Saint-Denis (neanche a dirlo, da New York) il progetto “greeters” (dall’inglese to greet: accogliere). I greeters sono persone del luogo, gente che, a titolo gratuito, accompagna i turisti in un percorso cittadino studiato appositamente, per far scoprire un mondo che è molto diverso da quello che il pregiudizio ha fatto radicare nelle nostre menti. 


Saint-Denis, ad esempio, dovrebbe essere famosa per l’omonima Cattedrale dove sono sepolti tutti i Re di Francia e non per essere stata teatro di scontri! Ma Saint-Denis (a soli 10 km da Parigi) è tanto altro ancora:il Musee d’Art et d’Histoire, il Musee Bouilhet Christofle, la Maison d’Education de la Legion d’Honneur e la Fabrique de la Ville. Per quest’ultima, consigliamo la visita guidata (gratuita) organizzata dal comune: si tratta di un complesso di edifici dal XV al XX secolo attorno i quali si sviluppano dei ponteggi da percorrere per farsi un’idea della Saint-Denis archeologica, architettonica e urbanistica. Per eventuali prenotazioni o informazioni, consultate questa scheda tecnica. Se volete assicurarvi un itinerario speciale, quindi, accompagnati da un greeter ufficiale (reclutato dall’Ufficio del Turismo) a Parigi e nel Dipartimento di Saint-Denis, compilate l’apposito form su Parisien d’un jour.

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9 commenti

Exodus 20 Dicembre 2011 - 23:21

Sto bene qui, e poi basti tu a farmi viaggiare, hai mia visto un koala triste perché sta’ lontano dall’albero suo? Il mio gatto, buonanima, percorreva il quartiere come se fosse l’Egitto antico, ecco, voglio imitarlo!!!

Mi diverto troppo dove mi trovo, per adesso, per aver voglia di andare in giro!!!

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TuristadiMestiere 20 Dicembre 2011 - 16:59

@exo: e vorrei vedere, dovessero farti traslocare di nuovo!!! P.S. però ogni tanto…

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Exodus 18 Dicembre 2011 - 21:23

Già… dieci anni a Parigi, nove ad Agrigento, dieci a Palermo. Poi, due aerei a settimana per girare l’Italia per lavoro, tutte le grandi città. Un anno in alta Savoia. Anche qui in Lombardia, quattro traslochi, ma pochi km. Adesso tengo stretto il ramo!!!

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TuristadiMestiere 18 Dicembre 2011 - 20:21

@ambra: e pure economica!
@exo: ma guarda tu dal suo rametto cosa è capace di fare quest’uomo!!! Complimenti per l’integrazione ^.^ è un piacere leggere di un posto dove sei stato!
@adri: infatti, il senso è proprio quello!!!
@giacy: appunto! Riscopriamo le periferie, lì spesso c’è l’anima vera della città!
@vele: sono contenta di aver aperto uno spiraglio sulle banlieue!

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Vele Ivy 17 Dicembre 2011 - 11:35

Grazie per questo approfondimento… in effetti anche per me la parola banlieu era associata ai pensieri che hai riportato tu. Però non è solo così, hai ragione!

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giacy.nta 16 Dicembre 2011 - 23:23

grazie, cara. Le cinture urbane non sono meno interessanti del centro città. 🙂

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Adriano Maini 16 Dicembre 2011 - 21:18

Mi sembra un’iniziativa ancora più valida quando risulterà ancor più significativo il valore storico di Saint-Denis!

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Exodus 16 Dicembre 2011 - 18:54

Io ho vissuto nella Banlieue di Nanterre e la adoro, la banlieue non ha i vincoli urbanistici del centro storico, è nuova, moderna, vivibilissima e con servizi spesso tagliati su misura e inclusi nel piano regolatore. Certo, avendo anche costi più accessibili rispetto al centro, arrivano anche famiglie meno abbienti con giovani a rischio degrado, ma non è la banlieue il problema. La questione francese è che è un paese ex coloniale, con una nutrita presenza di cittadini francese di etnia africana ma di cultura veramente francese, che hanno studiato la lingua, la storia, la cultura francese a scuola, nei cui paesi si parlava francese, che hanno prestato servizio nelle forze armate francesi, ma che una volta trovatisi a vivere in Francia capiscono che davvero francesi non li considereranno in fondo mai. Parlo di paesi come Algeria, Tunisia, una volta Indocina (vietnam), Guadaloupe, le colonie Dom-Dom e altro.

L’Italia ha in confronto quattro extra-comunitari in croce e sembra il titanic.

Adesso, con il suo permesso, mi permetto di completare il discorso della Mia insegnante di Turismo senza Confini, così la finisce di darmi del bradipo, io che sono felice come un koala sul suo ramo, in quanto ha omesso alcune delizie di Saint Denis (linguaccia):

(spero di non sbagliarmi altrimenti è capace di segarmi il ramo)

Saint-Denis è un’isola. Un’isoletta fluviale della Senna. Infatti nel passato tutta la sua attività era legata al fiume: pesca, trasporto, etc…

Dovete visitare il parco di Seine-Saint Denis, che praticamente occupa tutta la larghezza dell’isola con una notevole biodiversità. E’ il solo sito Naturale del progetto Natura 2000 ad essere completamente integrato in zona urbana. All’interno trovano riparo credo dodici specie di uccelli considerati in via di estinzione e quindi protetti. I francesi quando vogliono…

E poi c’è lo Stadio di Saint Denis, che però subisce la concorrenza del Parco dei Principi, ma se vi piace il rugby…

La’, bella Turista, come sono andato? (Nel senso che in passato ci sono andato, ora non ho voglia! 🙂

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Ambra 16 Dicembre 2011 - 14:07

Beh un’ottima iniziativa. Ottima e intelligente.

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