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Uganda ad agosto: gorilla, scimpanzé e safari

Uganda Bwindi Forest SilverBack e famiglia

La prima cosa che colpisce durante un viaggio in Uganda ad agosto è il verde. Un verde quasi esagerato, che accompagna il viaggio per centinaia di chilometri e cambia continuamente forma: piantagioni di tè sulle colline, banani, campi coltivati, foreste fitte e impenetrabili, piantagioni di pini e cipressi sui pendii delle montagne, erba alta e savana. È un’Africa molto più lussureggiante di quella che spesso ci si immagina prima di partire.

Non è un caso che l’Uganda venga chiamato la “Perla d’Africa”. Il soprannome risale a Winston Churchill, che visitò il Paese nel 1907 e ne rimase colpito proprio per la varietà dei paesaggi, la vegetazione e l’abbondanza di fauna. Nel libro My African Journey, pubblicato nel 1908, lo definì appunto “the Pearl of Africa”. A più di un secolo di distanza, dopo averlo attraversato, viene abbastanza naturale capire perché.

Piantagioni di te Uganda

Una delle piantagioni di tè lungo l’on the road verso la Kibale Forest

Poi ci sono i colori. Quelli degli abiti delle donne incontrate nei villaggi, quelli dei mercati, delle bancarelle di frutta, delle stoffe. E quelli, soprattutto, dei bambini che appena sentono arrivare un’auto si fermano a guardare e quasi sempre salutano. Un gesto semplice, ripetuto per centinaia di chilometri: una mano alzata, un sorriso e quel chiassoso “Hi!” lanciato verso i finestrini.

Gli ugandesi sono generalmente gentili e disponibili, anche se spesso più riservati di quanto ci si potrebbe aspettare. Non hanno l’insistenza che si incontra in altre parti dell’Africa e, soprattutto fuori dalle zone più turistiche, si avverte una certa timidezza nel rapporto con lo straniero. Basta però un sorriso o un saluto per accorciare la distanza.

E poi c’è il cibo. Anche questo è una delle sorprese del viaggio. La cucina ugandese è semplice, sostanziosa e molto legata ai prodotti locali: matoke, riso, patate dolci, cassava, fagioli, carne, pesce e frutta tropicale. Nei lodge pensati per i viaggiatori internazionali la cucina diventa naturalmente più varia, ma anche nei pasti più semplici si mangia bene e spesso meglio di quanto ci si aspetti da un viaggio costruito intorno a safari e trekking.

Gli animali, però, rimangono il cuore di questo viaggio.

L’Uganda è uno dei pochi Paesi in cui è possibile costruire un itinerario che metta insieme, nello spazio di pochi giorni, rinoceronti, scimpanzé, gorilla di montagna, golden monkey, leoni, elefanti, ippopotami, coccodrilli, bufali e giraffe di Rothschild.

E gli incontri con i primati sono qualcosa di diverso dal semplice avvistamento di un animale durante un game drive. Nella foresta bisogna camminare, ascoltare, seguire le tracce e affidarsi alle guide. Quando finalmente gli scimpanzé compaiono tra i rami o un gorilla si lascia vedere a pochi metri di distanza, l’emozione arriva anche per chi, fino a quel momento, pensava di essere partito soprattutto per fare fotografie.

Lake Nyabikere Uganda

Panorama sul Lake Nyabikere al tramonto

Il nostro viaggio dura dodici giorni e attraversa alcune delle aree più importanti dell’Uganda occidentale e meridionale: da Entebbe a Murchison Falls, poi Kibale, Queen Elizabeth, Bwindi, Mgahinga e infine Lake Mburo, prima del rientro a Entebbe.

È un itinerario intenso, con molti chilometri, game drive, navigazioni, trekking nella foresta e diversi cambi di paesaggio.

E proprio perché l’Uganda non è soltanto gorilla e safari, vale la pena raccontarlo anche attraverso tutto quello che succede mentre ci si sposta da un parco all’altro.

L’itinerario: 12 giorni in Uganda

Giorno 1 — Entebbe

Arriviamo a Entebbe e la prima giornata è volutamente semplice.

Un trasferimento dall’aeroporto, il check-in in un hotel periferico per non addentrarci inutilmente nel centro città. Dopo un volo lungo non c’è bisogno di inventarsi attività per riempire la giornata. Entebbe è il punto di partenza del viaggio e, soprattutto, il momento in cui bisogna cominciare a cambiare ritmo. Domani si parte presto, direzione nord.

Giorno 2 — Ziwa Rhino Sanctuary e Murchison Falls

Si parte presto da Entebbe, direzione Murchison Falls. La prima tappa, però, è lo Ziwa Rhino Sanctuary, circa a metà strada verso il parco.

Non è una semplice sosta lungo il percorso. Ziwa ha un’importanza particolare nella conservazione della fauna ugandese: qui, dal 2005, è attivo un programma di reintroduzione del rinoceronte bianco meridionale, dopo che il rinoceronte era scomparso dall’Uganda negli anni Ottanta a causa soprattutto del bracconaggio e dell’instabilità politica. La popolazione di Ziwa è cresciuta nel tempo e oggi il santuario è anche il punto di partenza per nuovi progetti di reintroduzione in altre aree del Paese.

Uganda Ziwa Rhino Sanctuary

Mamma rinoceronte col piccolo nello Ziwa Rhino Sanctuary

La visita si fa a piedi, accompagnati da guide e ranger, cercando i rinoceronti all’interno della riserva. È un’esperienza diversa dal game drive che ci aspetta a Murchison: qui non si osserva la fauna dal finestrino della jeep, ma ci si muove nel suo ambiente a piedi, seguendo le indicazioni di chi conosce il territorio.

Terminato il trekking, si riparte verso il Murchison Falls National Park.

Qui arriva anche una delle prime sorprese geografiche del viaggio: il Nilo.

Siamo abituati a pensarlo come il grande fiume dell’Egitto, quello che attraversa Il Cairo e sfocia nel Mediterraneo. Ma il suo viaggio comincia molto più a sud. Il ramo che attraversa l’Uganda è il Nilo Bianco: esce dal Lago Vittoria nei pressi di Jinja, attraversa il Paese verso nord e, dopo aver attraversato Sud Sudan e Sudan, arriva infine in Egitto.

A Murchison il Nilo attraversa la savana e, prima di continuare il suo lungo viaggio verso nord, viene costretto dentro una stretta gola: è qui che forma le Murchison Falls.

Uganda Murchison Falls

La sommità delle cascate del Murchison Falls Park

Nel pomeriggio raggiungiamo la sommità delle cascate. L’acqua sembra quasi sparire nella gola prima di riapparire con una forza impressionante più in basso.

La giornata si chiude con il primo game drive del viaggio.

È un passaggio simbolico: fino a quel momento abbiamo seguito una strada. Da qui in avanti cominciamo a seguire il fiume e la fauna che vive intorno ad esso.

Giorno 3 — Murchison Falls e il Nilo

La mattina è dedicata a un altro game drive. Le prime ore sono quelle in cui conviene essere sulla pista: la luce è ancora bassa, la temperatura più piacevole e il parco comincia lentamente a muoversi.

Tra gli avvistamenti della mattina c’è anche la gru coronata grigia, il national bird dell’Uganda, tanto importante per l’identità del Paese da essere raffigurata sulla bandiera. È un uccello elegante e inconfondibile, con quella caratteristica corona di piume dorate che spicca anche a distanza.

Uganda Murchison Falls Park gru coronata grigia

La gru coronata grigia, l’uccello simbolo dell’Uganda

La incontriamo nel suo ambiente naturale, tra la savana e le zone umide del parco: un incontro breve, ma che ci fa prestare un’attenzione diversa anche agli uccelli, che durante un safari rischiano facilmente di passare in secondo piano rispetto ai grandi mammiferi.

Uganda Murchison Falls Park elefante con bufaga beccorosso

Un bellissimo elefante con la bufaga beccorosso sul dorso

Uganda Murchison Falls Park giraffa Rothschild

Una giraffa di Rothschild a spasso nel parco

Uganda Murchison Falls Park leonessa

Una leonessa tra gli alberi del parco

Nel pomeriggio cambiamo prospettiva. Si sale su una barca per raggiungere la base delle Murchison Falls.

Il fiume diventa la strada attraverso cui osservare il parco: ippopotami nell’acqua, coccodrilli sulle rive, elefanti che arrivano a bere e uccelli praticamente ovunque. È una delle attività che meglio spiegano quanto sia vario un safari in Uganda. Non c’è soltanto la jeep.

Uganda Murchison Falls Park coccodrilli

Coccodrilli lungo le sponde mentre raggiungiamo la base delle Murchison Falls

La sera è possibile aggiungere un night game drive, per chi vuole vedere la savana quando cambia completamente il modo di muoversi e di ascoltare.

Giorno 4 — Da Murchison a Kibale

Lasciamo Murchison Falls e ci dirigiamo verso Kibale Forest National Park.

È una giornata soprattutto di trasferimento, ma sarebbe un errore considerarla semplicemente una parentesi tra due parchi. Il paesaggio cambia gradualmente. La savana lascia spazio alle colline, alle coltivazioni, ai laghi vulcanici. Attraversiamo la regione dei crater lakes e arriviamo a Kibale. Domani torneremo qui, con un obiettivo preciso: gli scimpanzé.

Giorno 5 — Kibale Forest e gli scimpanzé

Kibale è uno dei momenti più interessanti del viaggio per chi vuole andare oltre il safari tradizionale. La foresta ospita infatti una delle più alte densità di primati del continente e, oltre agli scimpanzé, si possono incontrare colobi, cercopitechi e altre specie di scimmie.

È anche qui che si comincia a capire che in Uganda il safari non significa necessariamente jeep e savana: a volte significa alzare gli occhi tra le chiome della foresta. Dopo una mattinata di relax, il primo pomeriggio è dedicato proprio al chimpanzee trekking.

Uganda Kibale Forest scimpanze

Uno scimpanzè adorabile nella Kibale Forest

Gli scimpanzé possono essere rumorosi, veloci, difficili da seguire. Oppure possono concedersi qualche minuto di calma scendendo dagli alberi per riposare tra le foglie o per spulciarsi meticolosamente l’un l’altro. È un’esperienza completamente diversa da quelle trascorse nella savana.

Non solo primati

A Kibale abbiamo avuto anche uno dei contatti più piacevoli con la comunità locale. La visita, organizzata nell’ambito della Bigodi Community Walk, comprende diverse tappe dedicate alla vita e alle attività dell’omonimo villaggio. Ci siamo fermati in una piccola coffee house dove ci hanno mostrato come viene lavorato e preparato il caffè, per poi incontrare un gruppo di donne che realizza a mano cesti, borse e altri oggetti con fibre e materiali naturali.

È stata una visita semplice, senza la sensazione di trovarsi davanti a una rappresentazione troppo costruita per i turisti. Abbiamo visto persone al lavoro, assaggiato il loro caffè e parlato con loro; e naturalmente, alla fine, abbiamo comprato qualcosa. È uno di quei momenti in cui il viaggio esce dal parco e permette di conoscere, almeno per qualche ora, le persone che vivono intorno alla foresta di Kibale.

Dopo tanti giorni passati a cercare animali nella foresta e nella savana, è stato un modo diverso di conoscere l’Uganda: non attraverso quello che il Paese protegge nei suoi parchi, ma attraverso le persone che vivono accanto a quei parchi.

Visita coffee house Bigody Community Uganda

Alla scoperta del caffè ugandese in una coffee house nella Comunità di Bigodi

Giorno 6 — Da Kibale a Queen Elizabeth

La mattina è più tranquilla. Colazione con calma e poi trasferimento verso il Queen Elizabeth National Park. Nel pomeriggio si torna alla jeep.

Il game drive pomeridiano è il primo assaggio del parco e serve anche a preparare il terreno per la giornata successiva, quando avremo più tempo per esplorarlo.

È una delle caratteristiche di questo itinerario: raramente si arriva in un posto per restarci soltanto qualche ora. Si entra in un ambiente, lo si osserva e poi si riparte.

Giorno 7 — Queen Elizabeth National Park

Game drive al mattino poi, nel pomeriggio, una bella esperienza che regala questo parco: la navigazione sul Kazinga Channel. Il canale collega il Lago George al Lago Edward e concentra lungo le sue rive una quantità impressionante di fauna. Dalla barca si vedono soprattutto ippopotami, bufali, elefanti, coccodrilli e uccelli. È una scena che ha poco bisogno di essere spettacolarizzata. Si sta sull’acqua, si guarda la riva e si aspetta.

Uganda Kazinga Chanel ippopotami

Un branco di ippopotami affiora dall’acqua, con solo occhi, orecchie e narici fuori dalla superficie

Per chi vuole aggiungere un’esperienza particolare, al Queen Elizabeth c’è la Lion Tracking Research Experience. Non è il classico game drive in cerca di leoni: si esce insieme a ricercatori e tracker che seguono alcuni esemplari dotati di collare radio o GPS, raccogliendo dati sui loro spostamenti e sui loro comportamenti. L’esperienza è legata al lavoro dell’Uganda Carnivore Program, impegnato nello studio e nella conservazione dei grandi predatori del parco in collaborazione con l’Uganda Wildlife Authority.

Il prezzo, però, è importante — circa 250-330 dollari a persona — e, soprattutto, l’esperienza prevede l’avvistamento dei leoni. Noi abbiamo scelto di non farla. Non perché i leoni non ci interessassero, ma proprio per il contrario: venivamo da un viaggio nel Masai Mara, l’anno precedente, durante il quale ne avevamo visti moltissimi. Questa volta abbiamo preferito lasciare che fosse il safari a decidere. Anche accettando la possibilità di non vedere leoni affatto, o di incontrarli soltanto in lontananza.

In fondo, una parte del fascino del safari sta anche lì: nel non avere la certezza di ciò che si vedrà.

Giorno 8 — Ishasha e Bwindi

Partiamo presto. La prima parte della giornata è dedicata al settore di Ishasha, famoso per i leoni arboricoli. Non tutti i leoni amano arrampicarsi sugli alberi, ma qui alcuni gruppi hanno sviluppato questa particolare abitudine e trascorrono parte della giornata appollaiati sui grandi fichi e acacie. Vederli lassù, a diversi metri da terra, è uno degli avvistamenti più caratteristici dell’Uganda. Noi purtroppo non siamo stati fortunati e non siamo riusciti a immortalarli!

Arriviamo a Bwindi nel pomeriggio. Domani è il giorno del gorilla trekking nel Bwindi Impenetrable National Park quindi cerchiamo di riposare: la sveglia sarà presto e non sappiamo ancora quanto dovremo camminare per raggiungere il nostro gruppo.

Giorno 9 — Bwindi: il trekking dei gorilla

La giornata che probabilmente ha motivato l’intero viaggio. Si entra nella foresta con guide e ranger e si comincia a camminare. Quanto durerà? Non lo sappiamo.

Dipende da dove si trova il gruppo di gorilla quel giorno. Il trekking può durare diverse ore e il terreno non è sempre facile.

Poi succede una cosa strana. Dopo aver passato ore a cercarli, quando finalmente i gorilla sono davanti a noi, il tempo sembra improvvisamente diventare molto breve.

Uganda Bwindi Forest gorilla Silverback

Un silverback pensieroso nella Foresta Imprenetrabile di Bwindi

gorilla trek uganda

Il pranzo di un gorilla di montagna!

Un adulto seduto tra la vegetazione. Un giovane che si muove. Una madre con il piccolo.

Non c’è bisogno di avvicinarsi per capire quanto sia particolare il momento.

Il contatto con i gorilla è regolamentato proprio per proteggere gli animali e limitare l’impatto della presenza umana. Il tempo di osservazione è limitato a un’ora e le regole dei ranger vanno seguite senza eccezioni.

Giorno 10 — Bwindi e Lake Mulehe

Dopo la giornata dei gorilla, il ritmo cambia.

Lasciamo Bwindi e raggiungiamo il Lake Mulehe, dove arriviamo nel pomeriggio. È una giornata utile anche per recuperare energie.

Dopo diversi giorni di safari e trekking, il lago rappresenta una pausa naturale prima dell’ultima parte del viaggio.

Giorno 11 — Mgahinga e Lake Mburo

Ancora una foresta, ancora un trekking, ma questa volta gli animali che cerchiamo sono le golden monkey. Siamo nel Mgahinga National Park, nell’area dei monti Virunga.

Uganda Mgahinga Park Golden Monkey

Una graziosa golden monkey nella vegetazione

Uganda Mgahinga Park Vulcano

Uno dei vulcani della catena dei Virunga nel Mgahinga Park

Poi lasciamo le montagne e ci dirigiamo verso Lake Mburo National Park.

Arriviamo nel pomeriggio e usciamo per un ultimo game drive notturno.

È un parco diverso dai grandi ambienti di Murchison e Queen Elizabeth, ma proprio per questo interessante.

Giorno 12 — Lake Mburo, Equatore, Entebbe

L’ultimo mattino è dedicato a un lento rientro verso Entebbe.

Prima dell’aeroporto c’è una delle fotografie che quasi ogni viaggiatore in Uganda porta con sé: quella sulla linea dell’Equatore con un piede nell’emisfero nord e uno in quello sud. È una delle poche occasioni in cui una tappa dichiaratamente turistica ha anche un suo piccolo fascino geografico: l’equatore attraversa davvero l’Uganda, passando poco a sud di Kampala e attraverso la parte meridionale del Paese.

È un finale quasi simbolico.

Cosa vedere in Uganda

L’Uganda permette di costruire itinerari molto diversi. Per un primo viaggio dedicato alla fauna, queste sono le aree che prenderei maggiormente in considerazione.

Murchison Falls National Park

Il parco più grande dell’Uganda e uno dei punti forti per il safari classico: il giardino dell’Eden io lo immagino così.

Kibale Forest National Park

È il parco da scegliere soprattutto per i primati: l’esperienza principale è infatti il chimpanzee trekking.

Queen Elizabeth National Park

Ci ha delusi perché gli animali sono pochissimi e le ore in jeep sono state

Bwindi Impenetrable National Park

La destinazione fondamentale per il gorilla trekking visto che il parco ospita circa metà della popolazione mondiale di gorilla di montagna ed è diviso in quattro principali settori di trekking: Buhoma, Ruhija, Rushaga e Nkuringo.

Mgahinga Gorilla National Park

È l’altra area ugandese dove si possono fare trekking per i gorilla e offre anche l’esperienza delle golden monkey. Si trova nei Virunga, nell’angolo sud-occidentale del Paese.

Lake Mburo National Park

Più piccolo rispetto ai grandi parchi del nord e dell’ovest, ma interessante soprattutto per la possibilità di combinare safari in auto e safari a piedi.

Quando andare in Uganda

Per chi vuole fare safari + gorilla + scimpanzé, il periodo più semplice da consigliare è quello delle stagioni relativamente secche.

La stagione più lunga va indicativamente da giugno a settembre, mentre un’altra finestra generalmente favorevole è dicembre-febbraio. Il periodo giugno-settembre è considerato alta stagione turistica, con condizioni generalmente più favorevoli per safari e trekking.

Uganda ad agosto

Agosto è un ottimo mese per questo itinerario. È piena stagione secca, le condizioni dei sentieri sono generalmente migliori e nelle aree di savana gli animali possono essere più facili da individuare perché tendono a concentrarsi maggiormente intorno all’acqua.

Ma c’è una precisazione importante. “Stagione secca” non significa “niente pioggia”. Bwindi, Kibale e Mgahinga sono ecosistemi forestali e possono ricevere pioggia anche nei mesi più asciutti (noi abbiamo trovato sole sempre).

Cosa mettere in valigia per un safari in Uganda ad agosto

La valigia deve essere pensata per due viaggi diversi nello stesso viaggio: safari nella savana e trekking nella foresta a quote elevate (oltre i 2000m).

  • pantaloni lunghi leggeri + tshirt
  • pantaloni tecnici + camicie o maglie a maniche lunghe
  • felpe leggere per il mattino presto o per la sera
  • giacca impermeabile
  • scarponcini da trekking già rodati
  • zainetto tecnico (o comunque impermeabile)
  • cappello
  • calzini lunghi per i trekking
  • costume da bagno

Qualcuno aveva con sé guanti leggeri, utili per proteggersi dalla vegetazione e bastoncini da trekking (il nostro lodge nel Bwindi ce li ha prestati e nel centro informazioni del Mgahinga Gorilla National Park c’erano diversi bastoni a disposizione degli ospiti). 

I trekking possono durare da circa 2 a 7 ore e richiedono una preparazione fisica moderata. Se pensate di non riuscire ma volete assolutamente partecipare, comunicatelo alla guida e farà in modo di assegnarvi a una famiglia di gorilla raggiungibile con un cammino meno impegnativo.

In valigia per un viaggio in Uganda ad agosto vanno messi assolutamente:

  • adattatore
  • crema solare
  • repellente per insetti
  • piccolo kit personale di pronto soccorso
  • disinfettante per le mani

Dotatevi di un kit medicinali completo perché l’itinerario prevede aree remote, lunghi trasferimenti e trekking nella foresta. Io ho portato con me

  • tachipirina (o comunque paracetamolo in caso di febbre)
  • moment (o comunque ibuprofene in caso di dolori e infiammazioni)
  • imodium (o comunque loperamide in caso di diarrea)
  • zitromax (o comunque antibiotico ad ampio spettro sotto prescrizione medica)
  • normix (o comunque antibiotico intestinale sotto prescrizione medica)
  • gocce oculari lubrificanti monodose, meglio senza conservanti (lo scorso anno ho avuto l’orzaiolo e sono state salvifiche)
  • termometro

Da giugno 2026 il vaccino per la febbre gialla non è più obbligatorio (ma monitorare sempre i siti ufficiali per eventuali modifiche). Consultare il proprio medico per la profilassi malarica. Io ho assunto il Malarone ma altri viaggiatori consigliano il Lariam: attivatevi con largo anticipo per procurarsi questi medicinali perché a ridosso delle partenze scarseggiano).

Ebola in Uganda: cosa sapere prima di partire

Nel maggio 2026 l’Uganda ha dichiarato un focolaio di malattia da virus Ebola Bundibugyo, collegato a casi e trasmissioni provenienti dalla vicina Repubblica Democratica del Congo. In Uganda sono stati registrati 20 casi confermati e 2 decessi; non sono stati segnalati nuovi casi dal 21 giugno. L’ultimo paziente è stato dimesso il 16 luglio e da quel momento il Paese ha iniziato il periodo di 42 giorni di sorveglianza rafforzata previsto prima della dichiarazione ufficiale della fine dell’epidemia.

Per chi stava organizzando un viaggio in Uganda nell’estate 2026, questo significava semplicemente una cosa: controllare la situazione fino all’ultimo momento. Abbiamo seguito gli aggiornamenti dell’OMS e del Ministero della Salute ugandese, ma soprattutto quelli di Viaggiare Sicuri, il portale ufficiale del Ministero degli Affari Esteri italiano.

Al momento della nostra partenza non era presente sul sito un’indicazione di sconsiglio al viaggio e abbiamo quindi deciso di partire. Ci siamo inoltre registrati sul portale Travel Health dell’Uganda, ottenendo il QR code richiesto per le procedure sanitarie di ingresso e uscita dal Paese.

Come facciamo sempre per i viaggi di questo tipo, abbiamo sottoscritto un’assicurazione sanitaria con una copertura ampia, che comprendesse anche eventuali emergenze e necessità di assistenza durante il viaggio.

La situazione epidemiologica può naturalmente cambiare rapidamente. Per questo, più che affidarsi a una singola informazione trovata al momento della prenotazione, è importante ricontrollare le indicazioni ufficiali nei giorni immediatamente precedenti alla partenza e verificare gli eventuali requisiti sanitari richiesti in quel momento.

Gorilla trekking in Uganda: cosa sapere

Il gorilla trekking si svolge nel Bwindi Impenetrable National Park e ne Mgahinga Gorilla National Park.

Non è un’escursione turistica tradizionale.

Il percorso dipende dalla posizione del gruppo di gorilla e può richiedere diverse ore. L’UWA indica una durata possibile di circa 2-7 ore e un’ora di osservazione una volta raggiunta la famiglia habituated.

Le regole fondamentali

  • non partecipare al trekking se si è malati o si hanno sintomi di malattie infettive
  • indossare una mascherina per evitare di trasmettere o ricevere malattie ai primati
  • mantenere la distanza prevista dai ranger
  • non mangiare, bere o fumare durante l’osservazione
  • non utilizzare il flash
  • non indossare abiti colorati

I permessi

Il permesso per il gorilla trekking va organizzato con largo anticipo, soprattutto per agosto. Per i visitatori stranieri non residenti, l’Uganda Wildlife Authority indica che i permessi per gorilla e chimpanzee tracking vengono gestiti tramite tour operator autorizzati dall’Uganda Tourism Board. È importante verificare che l’operatore sia regolarmente autorizzato e richiedere la documentazione ufficiale della prenotazione. Il costo è molto elevato e si aggira attorno agli 800 dollari a persona.

Chimpanzee trekking: cosa aspettarsi

Il trekking degli scimpanzé a Kibale è meno impegnativo, almeno concettualmente, rispetto a quello dei gorilla, ma rimane un’attività nella foresta.

La differenza maggiore è nel modo di osservare. Per i gorilla si entra nella foresta sapendo che prima o poi si arriverà davanti a un gruppo preciso. Con gli scimpanzé bisogna essere molto più attenti ai rumori e ai movimenti nella vegetazione. Potrebbero non scendere dagli alberi e quindi l’osservazione sarà a distanza. Noi siamo stati fortunati e gli scimpanzé sono scesi e si sono concessi generosamente alle nostre macchine fotografiche.

Anche qui valgono regole precise: distanza dagli animali, niente flash, niente cibo durante il tracking e nessun trekking se si è malati. L’UWA indica inoltre un’età minima di 12 anni per il chimpanzee tracking.

Come sono i safari in Uganda

E’ importante partire con aspettative realistiche. Un buon driver-guide può aumentare enormemente le probabilità di avvistamento dei felini perché conosce territorio, piste e comportamenti degli animali, ma la parte imprevedibile rimane. Ed è anche il motivo per cui due safari nello stesso parco possono essere completamente diversi. Noi abbiamo avvistato a distanza un branco di leoni e un leopardo ma se il vostro obiettivo sono i predatori, scegliete il Kenya o la Tanzania.

Quanto tempo dedicare all’Uganda

Per un primo viaggio naturalistico, 10-14 giorni rappresentano una buona durata. Il rovescio della medaglia sono i trasferimenti.

L’Uganda non è un Paese da attraversare velocemente. Le distanze possono essere lunghe e le condizioni delle strade incidono parecchio sui tempi.

Se avete più giorni a disposizione, la prima cosa che farei non è aggiungere altre destinazioni: aggiungerei tempo. Ad esempio, col senno di poi, avrei dovuto aggiungere un giorno in più al Lake Mburo National Park sia per visitare il parco che per godermi il bellissimo lodge. 

Come organizzare un viaggio in Uganda: tip pratiche

Prenotare per tempo

Soprattutto se si viaggia in agosto. Il gorilla trekking è l’attività che condiziona maggiormente la pianificazione, quindi partirei dai permessi e costruirei il resto dell’itinerario intorno a quella data.

Tour operator o fai da te?

Un viaggio in Uganda si può organizzare anche in autonomia, ma per un itinerario come questo noi consigliamo senza esitazioni un tour operator locale con driver-guide.

Il primo motivo è pratico: per esperienze come gorilla trekking e chimpanzee tracking, i permessi per i visitatori stranieri non residenti vengono gestiti tramite tour operator autorizzati dall’Uganda Tourism Board. Ma il vantaggio di affidarsi a un operatore locale va ben oltre la prenotazione dei permessi.

In Uganda è importante avere qualcuno che sappia gestire gli imprevisti e modificare il programma in corsa. L’ultimo giorno, per esempio, trovandoci alle prese con un traffico molto intenso durante il trasferimento verso Entebbe, il nostro driver ha cambiato percorso e ci ha portati verso un traghetto che non conoscevamo. Siamo stati l’ultima jeep a salire: quello successivo sarebbe partito due ore dopo.

La stessa flessibilità ci è tornata utile quando un ristorante previsto nel programma era pieno: il driver ne ha trovato un altro, rivelatosi una piacevolissima sorpresa. E durante il viaggio abbiamo potuto aggiungere attività opzionali, come il night game drive, semplicemente verificandone la disponibilità sul posto.

Insomma, il valore non è avere qualcuno che guida la jeep, ma avere qualcuno che conosce il Paese e sa trovare soluzioni. Un buon driver-guide conosce le strade, i parchi, i tempi degli spostamenti e spesso anche le alternative quando qualcosa non va come previsto.

Per questo, se ci chiedete se rifaremmo questo viaggio fai da te, la risposta è no. Investiremmo il budget in un buon operatore locale e in un driver-guide affidabile.

Se volete il contatto della nostra agenzia, scrivetecelo nei commenti e ve lo indicheremo volentieri.

Dove dormire 

Non cito volutamente i nomi delle strutture in cui abbiamo soggiornato: la scelta dei lodge fa parte della progettazione del viaggio ed è stata curata dal nostro tour operator. Preferisco quindi non pubblicare quello che considero parte del suo lavoro di ricerca e selezione. Se siete interessati a sapere dove abbiamo dormito, sarò naturalmente felice di rispondere privatamente: scrivetelo nei commenti e vi darò volentieri le informazioni.

In termini generali, però, consiglio di orientarsi su lodge di fascia medio-alta o alta. Non soltanto per una questione estetica o di comfort: in un viaggio di questo tipo la qualità della struttura incide concretamente anche su igiene, cura degli ambienti, qualità e sicurezza del cibo, servizio e attenzione ai dettagli. Naturalmente, a tutto questo si aggiungono la bellezza dell’architettura, il modo in cui è inserita nel paesaggio e, quando possibile, viste e posizioni davvero spettacolari.

Insomma, il lodge non va considerato semplicemente come il posto dove si dorme: è parte integrante dell’esperienza e, in alcune tappe, può fare una differenza sostanziale nella qualità complessiva del viaggio. Da verificare anche il trattamento incluso: nei lodge di fascia medio-alta e alta spesso non sono compresi soltanto i pasti, ma anche le bevande; in alcuni casi si tratta di soft drink e acqua, in altri sono incluse anche alcune bevande alcoliche. È quindi importante controllare cosa comprende effettivamente la tariffa, perché può fare una differenza significativa sul costo finale del soggiorno.

Contanti

La valuta locale è lo scellino ugandese (UGX). Le carte sono accettate soprattutto nelle strutture più grandi, ma durante un viaggio itinerante è prudente avere una disponibilità di contanti. Il dollaro statunitense è ampiamente utilizzato nel settore turistico; per il cambio è importante avere banconote in buone condizioni e affidarsi a operatori autorizzati.

I dollari servono anche per le mance, che in Uganda rappresentano una consuetudine importante nel settore turistico. Come riferimento, noi abbiamo considerato circa 10 dollari a persona al giorno per il driver/guida che ci ha accompagnato durante il viaggio (noi eravamo in 4 nella jeep e quindi abbiamo raccolto 400 dollari totali). Nei parchi abbiamo lasciato circa 20 dollari ai ranger che accompagnano i trekking e 10 dollari ai tracker, cioè le persone che precedono il gruppo nella foresta e si occupano di individuare e seguire le tracce degli animali, in particolare durante gorilla e chimpanzee trekking.

Nei lodge, a fine soggiorno, abbiamo lasciato generalmente 20 dollari per il personale di sala (di solito viene assegnato un cameriere al tavolo) e circa 10 dollari a chi si occupa dei bagagli.

Porter durante i trekking: durante i trekking nella foresta è possibile ingaggiare un porter, una persona del posto che vi accompagna lungo il percorso e vi aiuta a portare lo zaino, ma anche nei passaggi più impegnativi, dando una mano durante salite e discese. È un servizio particolarmente utile nei percorsi più faticosi e rappresenta anche un modo concreto per far arrivare direttamente una parte della spesa alle comunità locali. In questo caso la mancia è di fatto parte del costo del servizio e va considerata almeno 20 dollari a porter.

Internet e telefono

La copertura è buona nei principali centri, ma può diventare più incostante nelle aree remote. Io ho risolto con una eSIM da 10 giga acquistata su Mobimatter al costo di 29 dollari (sono tornata con 6 giga disponibili).

Visto

Il visto turistico ugandese si richiede online tramite il portale ufficiale dell’immigrazione https://visas.immigration.go.ug/. Il visto turistico single entry può essere concesso per un soggiorno fino a tre mesi; l’autorità indica un costo di 50 USD. Il passaporto deve avere almeno sei mesi di validità e sono richiesti copia del documento e itinerario a supporto della domanda.

Quanto costa un viaggio in Uganda

Questa è una delle domande a cui è difficile rispondere con una cifra unica.

Il costo dipende soprattutto da:

  • categoria dei lodge (da scegliere medio alti o alti)
  • numero di giorni
  • numero di persone a bordo della jeep (il costo giornaliero della jeep è fisso e la quota a persona varia in base ai partecipanti)
  • numero di game drive
  • permesso parchi dei primati
  • attività opzionali
  • stagione

Il gorilla trekking incide in maniera significativa sul budget e agosto, essendo alta stagione, non è generalmente il momento più economico per organizzare il viaggio.

Quando si confrontano due preventivi, quindi, non bisogna guardare soltanto il totale. Bisogna confrontare cosa comprende davvero il prezzo finale.

Ingressi ai parchi? Permessi? Pasti? Barca? Game drive? Driver? Carburante? Attività opzionali? Noi abbiamo speso circa 5000€ a persona compreso il biglietto aereo Roma – Entebbe via Addis Abeba con Ethiopian Airlines.

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